I Bonavota, il manifesto della "nuova" 'ndrangheta e la leggenda della "scomunica"
Ha azzerato buona parte della ‘ndrangheta vibonese e ha anche decapitato la cosca Bonavota di Sant’Onofrio la maxi inchiesta “Rinascita Scott” che lo scorso 19 dicembre ha portato all’arresto di oltre trecento persone. Non un clan qualsiasi ma uno dei più potenti e pericolosi della provincia di Vibo, antagonisti dei Mancuso di Limbadi secondo quanto riferito da diversi collaboratori di giustizia. Tutto o quasi tra Sant’Onofrio, Filogaso, Maierato e Pizzo sarebbe sotto il controllo pervasivo dei Bonavota.
I fratelli latitanti. Gli inquirenti hanno ricostruito quella che sarebbe l’operatività della cosca successivamente alla morte del “patriarca” Vincenzo Bonavota, detto “’Nzino” avvenuta nel novembre del 1998. Secondo l’accusa a capo ci sarebbero il figlio maggiore Pasquale, affiancato dal fratello Domenico, capo dell’ala militare, e dallo zio Domenico Cugliari, detto “Micu i mela”, fratello della mamma dei Bonavota. Mentre quest’ultimo è stato arrestato nel blitz dello scorso 19 dicembre, risultano ancora latitanti Pasquale e Domenico Bonavota, condannati all’ergastolo nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Conquista” e uccel di bosco da diversi mesi.
Il manifesto della “nuova” ‘ndrangheta. Dalle carte dell’inchiesta “Rinascita Scott” emerge anche una conversazione captata all’interno di una cella della casa circondariale di Vibo dove Pasquale Bonavota riporta ad un affiliato i suggerimenti che gli diede in vita il padre per una gestione in chiave “attuale” degli affari della ‘ndrangheta: “Per fare il malandrino, oltre che devi essere, devi avere pure la mentalità”. Parole che per il gip distrettuale antimafia di Catanzaro rappresentano "l’eredità morale" di Vincenzo Bonavota e che diventeranno negli anni lo "slogan della cosca" sotto la guida dei figli Pasquale e Domenico e del cognato Mico Cugliari.
L'intercettazione. La pericolosità e il dominio incontrastato sul territorio è dimostrato – secondo l’accusa – da alcune conversazioni registrate nel 2005 tra quello che all’epoca era il sindaco di Sant’Onofrio, Onofrio Stinà (deceduto), il vice sindaco Brunello Cugliari in un colloquio captato nell’Ufficio del Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Vibo. Stinà e Cagliari manifestavano la loro paura nei confronti dei Bonavota, nonché il timore di incrociare i loro sguardi: "Io li guardo con la coda dell'occhio, se no mi spavento pure a guardarli". Riferendosi al clima di apprensione in cui versano i cittadini, Stinà aggiungeva: "Il problema fondamentale sono loro, i Bonavota… Hanno messo a tutti sotto psicologicamente... Questo Mico Bonavota adesso ha sottomesso tutti: Abbatantuoni (il riferimento è ai fratelli Marcello e Raffaele Greco, figli di Giuseppe), i Catalani, Patata, i cugini suoi. Questo qua ha sottomesso tutti, nel senso che quando passa questo con la macchina, che ha l'autista come. . questo Mico Bonavota".
Le dichiarazioni di Bartolomeo Arena. A parlare dei Bonavota e delle loro influenze su Sant’Onofrio e dintorni sono numerosi collaboratori di giustizia. Tra questi c’è anche l’ultimo arrivato in ordine cronologico, Bartolomeo Arena, le cui dichiarazioni sono inedite. Per il giovane pentito apparterrebbero alla ‘ndrangheta di Sant’Onofrio i fratelli Nicola, Pasquale, Domenico Bonavota, Antonino Lopreiato, detto “Famazza”, Domenico Cugliari il quale è un esponente di assoluto rilievo. Credo – dice Arena – che quest’ultimo e Pasquale Bonavota si alternino nella carica di contabile e di capo locale, anche se credo che Pasquale essendosi trasferito fuori abbia lasciato il potere al fratello Domenico che è a capo dell’ala militare del gruppo”.
A Sant'Onofrio insomma comanderebbero i fratelli Bonavota affiancati dallo zio Domenico Cugliari, detto "Micu i Mela". “Questo – aggiunge Arena - è un gruppo molto esteso in tutta Italia in quanto il padre Vincenzo Bonavota gli ha lasciato importantissime amicizie nella ‘ndrangheta. Tale gruppo negli ultimi anni si è legato a Cutro, mentre il defunto padre era molto legato a Polsi. Quando ci fu la guerra tra i Bonavota e i Petrolo questi ultimi erano più forti militarmente, in quanto erano appoggiati dai Mancuso e dai Fiarè. Appresa tale linea criminale, Antonio Bonavota, detto il Conte, mandò una lettera ai Piromalli, chiedendo che in questo scontro non entrassero gli altri sodalizi, pertanto questi ultimi intercedevano con i Mancuso ed i Fiarè. Nella guerra vinta dai Bonavota un importante contributo è stato reso dai Prostamo-Tavella di San Giovanni di Mileto. Inoltre, altri importanti combattenti sono stati Domenico Di Leo e Nino Lopreiato, detto "Famazza"”.
L'incontro con "'Nzino Bonavota". Arena avrebbe incontrato anche il padre dei fratelli Bonavota. “Io andai a trovare a casa a compare '’Nzino” Bonavota, - racconta - il quale mi parlò della strategia attuata dai Mancuso di eliminare mio padre e "Ciccio Pomodoro", tuttavia mi consigliò di mantenere le amicizie come faceva lui. So che lui aveva strette amicizie con i Pesce, i Piromalli, i Bellocco, gli Alvaro, i Morabito, i Mollica, gli Ursino, i Macrì. Fino a una certa epoca i legami con la ‘ndrangheta reggina di Vincenzo Bonavota e dei Bonavota in generale erano molto forti".
Le ramificazioni al Nord e la "scomunica". Arena svela pure le ramificazioni dei Bonavota fuori dai confini regionali. “Loro erano forti anche fuori dalla Calabria, in particolare avevano una compagine a Genova - dove operava il loro parente Onofrio Garcea - ed a Carmagnola - dove invece operava un altro loro parente, ovvero Turi Arone. Il collegamento invece con il Crimine di Cutro è qualcosa che invece ho saputo più di recente da Francesco Antonio Pardea, il quale mi disse che Emilio Bartolotta aveva avvicinato Domenico Bonavota ai cutresi. Per un'antica leggenda di ‘ndrangheta so che un santo avrebbe scomunicato per sempre Sant'Onofrio perciò lì non può essere aperta una Locale, ma chiaramente a Sant'Onofrio c'è un ‘Buon Ordine’ retto dalla famiglia Bonavota. Ripeto che attualmente il Buon Ordine di Sant'Onofrio risponde attraverso la linea della Locale di Cutro, dove c'è, per quanto ne so, un Crimine analogo a quello di Polsi”.
ARTICOLI CORRELATI
ESCLUSIVO | Le immagini della cattura del super boss Luigi Mancuso in treno (VIDEO)
'Ndrangheta, tutti gli uomini del "capo dei capi" Luigi Mancuso
"Rinascita", il capo dei capi Luigi Mancuso: "L'ospedale nuovo dobbiamo farlo noi"
'Ndrangheta a Vibo, il pentito Bartolomeo Arena svela il piano per uccidere "Saro Cassarola"
'Ndrangheta a Vibo, le "nuove leve" del clan e le intimidazioni ai familiari di Mantella
I legami tra i Mancuso e Cosa Nostra, i processi aggiustati e le botte all’avvocato
‘Ndrangheta a Vibo, luce sulla “faida” tra i “Ranisi-Pardea” e i “Pugliese Cassarola”
‘Ndrangheta a Vibo, l’aspirante boss “Mommo” Macrì e la sua politica criminale sanguinaria
Scacco alle cosche del Vibonese, quel “summit” di ‘ndrangheta a casa del parroco di Limbadi
La mappa delle cosche a Vibo, un locale e tre ‘ndrine tra “vecchi” boss e “nuove leve”
Hotel 501 a Vibo, la Dda: “I soldi della cosca Lo Bianco-Barba reinvestiti nel prestigioso albergo”
Operazione “Rinascita-Scott”, le contestazioni mosse al comandante dei vigili urbani Filippo Nesci
Omicidio Gangitano, ucciso dall’ex boss Andrea Mantella perché omosessuale
‘Ndrangheta e massoneria a Vibo, indagato anche Ugo Bellantoni
‘Ndrangheta nel Vibonese, luce su duplice omicidio del 1996: due indagati per lupara bianca
Scacco matto alla ‘ndrangheta, ricostruita la mappa del “crimine” a Vibo e nel Vibonese (VIDEO)
Il pranzo tra Luigi Mancuso e Giancarlo Pittelli, la paura di essere intercettati
Genchi a Pittelli: “Liberi la sua coscienza riferendo le sue complicità”
Rinascita Scott, la solidarietà della Camera penale di Catanzaro all’avvocato Pittelli
Tribunale di Catanzaro blindato, Pittelli provato dall’arresto non risponde al gip
La strategia “pacifista” di Luigi Mancuso in rotta di collisione con le “nuove leve” di Vibo
Le mani della ‘ndrangheta sulle assunzioni all’ospedale di Vibo e la poliziotta infedele
I “pizzini” dell’avvocato Stilo ai sodali in carcere e i favori dell’impiegato in Tribunale
La rivoluzione di Gratteri: “Smonteremo la Calabria come un treno dei Lego e la rimonteremo”
Tsunami Gratteri, rasa al suolo la ‘ndrangheta vibonese: 334 misure cautelari (VIDEO)
‘Ndrangheta nel Vibonese, l’elenco completo dei 416 indagati dell’operazione “Rinascita Scott”
Il “Sistema Pizzo” e le accuse della Dda al sindaco Callipo e al comandante dei vigili
Tsunami Gratteri, nella rete della Dda di Catanzaro finisce il noto penalista Pittelli
Tsunami giudiziario nel Vibonese, l’elenco delle società sequestrate
Tsunami giudiziario nel Vibonese, ecco le 260 persone finite in carcere (NOMI)
Tsunami giudiziario nel Vibonese, in 73 finiscono agli arresti domiciliari (NOMI)
Tsunami Gratteri a Vibo: arrestati boss, politici, imprenditori e avvocati (NOMI-VIDEO)
Scacco alla ndrangheta del Vibonese, ricostruiti dalla Dda quattro omicidi
Ndrangheta e politica a braccetto, ecco come funzionava il Sistema-Vibo
