‘Ndrangheta e politica a braccetto, ecco come funzionava il “Sistema-Vibo”

Dai rapporti dell’avvocato Pittelli con Luigi Mancuso, fino ai presunti favoritismi del sindaco di Pizzo alle famiglie mafiose del luogo

Operazione rinascita Scott

La dimostrazione dell’elevato livello di pericolosità della ‘ndrangheta, al di là degli ingenti sequestri, è emersa dalla costante ricerca di contatti “con esponenti politici, massoni, influenti professionisti, rappresentanti delle istituzioni e dell’imprenditoria, finalizzati – scrivono i magistrati al perseguimento degli illeciti fini sociali, in taluni casi conseguiti”. Sotto la lente la posizione di alcuni indagati finiti nel mirino della Distrettuale antimafia di Catanzaro. In particolare, Giancarlo Pittelli, noto avvocato, già parlamentare con Forza Italia, ritenuto dagli investigatori “iscritto al Goi, che – come partecipante all’associazione mafiosa – avrebbe messo sistematicamente a disposizione dei criminali il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni, anche per acquisire informazioni coperte dal segreto d’ufficio e per garantirne lo sviluppo nel settore imprenditoriale”. Le indagini hanno documentato “rapporti diretti tra Giancarlo Pittelli e Luigi Mancuso, considerato a capo dell’omonima cosca.

Figura tra i destinatari di misura cautelare anche Pietro Giamborino, già consigliere regionale “ritenuto formalmente affiliato alla locale di Piscopio, il quale avrebbe intessuto legami con alcuni dei più importanti appartenenti alla ‘ndrangheta vibonese per garantirsi voti ed appoggi necessari alla sua ascesa politica, divenendo – di fatto – uno stabile collegamento dell’associazione con la politica calabrese, funzionale alla concessione illecita di appalti pubblici e di posti di lavoro per affiliati o soggetti comunque contigui alla consorteria”. In tale ambito, “è stata ricostruita anche la vicenda che ha portato alla contestazione del reato di traffico d’influenze a carico di Giamborino, nonché di Nicola Adamo (già consigliere della Regione Calabria), Giuseppe Capizzi (amministratore unico del “Consorzio progettisti e costruttori”) e Filippo Valia.

Avrebbe fornito all’organizzazione “uno stabile contributo, reperendo notizie coperte da segreto istruttorio e garantendo il flusso di notizie provenienti da esponenti di vertice detenuti” l’avvocato Francesco Stilo.

E avrebbe tenuto “condotte amministrative illecite e favorevoli al sodalizio” Gianluca Callipo, all’epoca dei fatti contestati, sindaco del Comune di Pizzo. Callipo, secondo gli inquirenti, avrebbe agito “garantendo ad alcuni indagati benefici nella gestione di attività imprenditoriali”.

Enrico Caria, comandante della polizia locale di Pizzo, in concorso con il sindaco “avrebbe agito – inoltre – nell’interessa dei Mazzotta, egemoni sul territorio, adottando condotte per lo più omissive”.

Corruzione in favore di esponenti della criminalità organizzata è il reato contestato a Filippo Nesci, dirigente del settore Urbanistica del Comune di Vibo e Comandante della Polizia Municipale.

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