Il pranzo tra Luigi Mancuso e Giancarlo Pittelli, la paura di essere intercettati

Il legale è considerato dai collaboratori di giustizia il massone a servizio della ‘ndrangheta

L’avvocato Giancarlo Pittelli mette a disposizione dei pezzi grossi della ‘ndrangheta, le sua conoscenze a livelli apicali in ambito medico, universitario e in generale in ogni settore della società civile. Gli stretti rapporti tra il boss Luigi Mancuso e l’avvocato si estendono al di fuori dal conferimento di incarichi legali. E’ quanto emerge dall’ordinanza vergata dal gip del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà. La stima e il rispetto nutrita da Pittelli per Mancuso in particolare, si evidenzia da tante sfumature, quali ad esempio l’accortezza di portare dei doni anche per la moglie del boss o di interessarsi con smisurato affetto nei confronti dei suoi familiari, tanto che i collaboratori di giustizia lo definiscono il massone a disposizione dei vertici della consorteria.  In un’intercettazione viene evidenziato il suo sostegno alla figlia del boss, studentessa in Medicina all’università di Messina, per il superamento dell’esame di Istologia, attraverso il contatto con il Rettore dell’Ateneo al quale veniva presentata la figlia di Mancuso. E si sarebbe interessato in prima persona per soddisfare la richiesta del boss nel procurare per i festeggiamenti di laurea dell’altra figlia delle bottiglie di Ca’ del Bosco, bottiglie procurate a proprie spese per un valore di mille euro.

La paura di essere intercettato. Il 27 aprile 2018 Pittelli è a pranzo con Luigi Mancuso e i discorsi tenuti vertono sul progresso negli studi di una delle figlie, sul pentimento di Farao e sull’avvocato Stilo. Luigi Mancuso si rende conto che Pittelli ha con sé il proprio telefono e gli chiede: “il telefono che ci fa là?”. Il legale obbedendo al boss chiama la propria assistente per farle portale il “telefono di là”, consapevole dell’inopportunità del tenore dei discorsi da affrontare. In un’altra conversazione intercettata il 5 giugno 2018, il legale parlando con Giamborino e con suo figlio, manifesta un’evidente preoccupazione per il ritrovamento di una microspia all’interno dell’auto di Giamborino utilizzata per trasportare Pittelli nei luoghi di incontro con Luigi Mancuso. La preoccupazione del legale di essere pedinato o sottoposto ad indagini emerge in varie conversazioni, soprattutto successive alla notizia della collaborazione di Andrea Mantella, dal momento che l’avvocato avrebbe fatto leva su tutti i suoi canali di conoscenza per procurarsi atti di indagine coperti dal segreto e tra questi i verbali di interrogatorio del pentito. Pittelli aveva manifestato, tra l’altro la difficoltà di accedere ad informazioni investigative rispetto al passato, in quanto il nuovo procuratore Gratteri aveva blindato l’ufficio rendendolo inaccessibile. Nella richiesta cautelare si legge l’interessamento di Pittelli per Antonio Mobilio: l’obiettivo sarebbe stato quello di introdurlo stabilmente nel circuito politico-amministrativo, perchè la cosca potesse disporre di un aggancio stabile e sicuro all’interno della Regione e per un lungo periodo di tempo di una persona a loro intranea. Eloquente una conversazione del 29 novembre 2016 tra Mobilio e Giovanni Giamburino in cui i due si esprimono sulla necessità di favorire la sua carriera all’interno del Genio Civile. Giamburino avrebbe avvicinato Nicola Adamo, Oliverio e comunque avrebbe potuto contare sull’avvocato Pittelli “è stato due volte deputato e una volta senatore… Giancarlo… con me siamo fraterni amici… se gli dico che si deve buttare dal ponte si butta dal ponte, capito?”. Sempre nella stessa direzione va inquadrato l’episodio che vede in contatto Giovanni Giamborino con Pittelli per avere una raccomandazione di cure all’Ospedale di Catanzaro reparto Pediatria per il nipote di tre mesi.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.  Andra Mantella, nell’interrogatorio datato 17 giugno 2016  definisce Pittelli all’interno di un contesto molto grigio, in una zona d’ombra nella quale si addensano tutti i più alti interessi delle persone con cui entra in contatto. Si tratta di relazioni di reciprocità, dal momento che Pittelli ne trae un tornaconto personale. Per fare un esempio, potrà rendere favori ai boss, ottenere nomine importanti in cambio di favori.  Nel corso dell’interrogatorio datato 31 agosto 2016, il collaboratore ha fatto riferimento ai rapporti tra ‘ndrangheta e massoneria, inquadrando in questi rapporti la figura di Pittelli, che avrebbe avuto una doppia appartenenza alla massoneria, una “pulita” con il Goi del distretto Catanzarese e un’altra “sussurata”. Il pentito Virgiglio ha riferito l’importanza di Pittelli di figurare nella loggia romana per “aggiustare” un processo a sui carico.

Notizie di ufficio rivelate.  Il gip Barbara Saccà, firmataria dell’ordinanza scrive che “Giancarlo Pittelli e Giulio  Calabretta, quali determinatori ed istigatori della condotta  (nell’interesse del “comune cliente”, l’imprenditore Rocco Delfino,  effettivo dominus della M.C. Metalli S.r.l. nonché di Giuseppe  Calabretta, amministratore fittizio della predetta società e fratello  di Giulio Calabretta); Rocco Delfino, quale effettivo dominus della ”MC Metalli Srl” e beneficiario della condotta; Giorgio Naselli, in  violazione dei doveri inerenti alle sue funzioni e comunque abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, quale Tenente Colonnello  dell’Arma dei Carabinieri con l’incarico di Comandante Provinciale di Teramo, acquisivano notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete e
ne rivelavano o ne agevolavano la conoscenza”.   In particolare, dopo aver evidenziato che Rocco Delfino alias ”’u Rizzu”, ”soggetto affiliato alla  ‘ndrangheta ed in particolare alle sue articolazioni territoriali note come cosche Piromalli e Molè di Gioia Tauro”, storiche alleate della famiglia Mancuso e del suo referente apicale Luigi Mancuso), ” Naselli, su richiesta del Pittelli, a sua volta investito della  questione dall’avvocato Giulio Calabretta, fratello  dell’amministratore fittizio Giuseppe Calabretta, e da Rocco Delfino, si interessava della vicenda esaminando una “pratica” relativa alla ”M.C. Metalli S.R.L.”, pendente presso la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Teramo, e la cui documentazione risultava altresì detenuta presso il suo ufficio, rivelando quali erano le criticità, oggetto delle verifiche in corso coperte dal segreto istruttorio”. Lo stesso gip aggiunge che, ”in violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità” della Pa, ”nonché in violazione del segreto istruttorio”, Pittelli e Naselli ”intenzionalmente procuravano a Delfino un ingiusto vantaggio patrimoniale, concertando preventivamente le modalità e tempi di intervento per la definizione della “pratica” pendente dinanzi alla Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Teramo”.

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