La rivoluzione di Gratteri: “Smonteremo la Calabria come un treno dei Lego e la rimonteremo”

L’operazione della Dda è stata anticipata di 24 ore: “Fughe di notizie, i boss sapevano”

“La cosa che più mi ha impressionato in questa indagine è il livello di permeabilità, che la ‘ndrangheta ha avuto nella Pubblica Amministrazione, nello Stato. E’ stato arrestato il colonnello dei carabinieri Naselli che dava notizie all’avvocato Pittelli, arrestato un cancelliere del tribunale di Vibo al servizio della cosca, arrestati sindaci  e persone a disposizione per aggiustare processi al Tar di Catanzaro, circa 250 pagine di capi di imputazione, un’ordinanza di oltre 13 mila pagine”. Il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, nel corso della conferenza sull’esito della storica operazione Rinascita Scott” ha rimarcato la disinvoltura e il potere che la cosca Mancuso ha dimostrato di avere con apparati dello Stato: dall’accesso alle banche dati delle Forze dell’Ordine, fino ad avere rapporti con logge massoniche della Scozia e dell’Inghilterra. “La massoneria diventa reato quando è deviata, quando un soggetto fa leva sull’appartenenza ad una loggia massonica per facilitare l’organizzazione mafiosa”.




Gli intrecci tra la massoneria deviata e la ‘ndrangheta. Le mafie oggi sono più ricche e la colpa sta nell’aver sottovalutato la ‘ndrangheta, narrandola nel corso dei decenni “come una mafia di pastori o di sequestratori di persona o al massimo di trafficanti di cocaina, perché fa comodo pensare che siano dei pastori, ma le mafie votano e fanno votare, non volendo convincerci che la ‘ndrangheta può entrare nella massoneria, avremmo dovuto essere conseguenziali a questo mutamento. Fin dove sono arrivati? Ad inventare rapporti contemporaneamente con la ‘ndrangheta e con la massoneria”. Per Gratteri, siamo tutti colpevoli del reato di omissione, di non aver avuto il coraggio e la libertà di arginare il potere politico, il potere legislativo, che ancora oggi non ci ha dato un sistema normativo proporzionato alla realtà criminale. Se avessimo avuto altri strumenti normativi e se qualcuno nel 2010 non avesse bloccato le assunzioni delle Forze dell’Ordine, noi oggi avremmo potuto fare molto di più. Per avere il risultato che abbiamo ottenuto in questa operazione, ho dovuto fare i viaggi della speranza a Roma”. Poi l’appello alla società civile: “Dovete avere il coraggio di occupare gli spazi che oggi vi abbiamo restituito, dovete andare in piazza, impegnarvi, andare oltre. Questo è il cambiamento, altrimenti ci faremo trainare una volta da una parte e una volta dall’atra”.  Una giornata storica per la Calabria, un’indagine, nata il 16 maggio 2016, giorno dell’insediamento di Gratteri a procuratore capo della Repubblica di Catanzaro.

Smontare la Calabria come un treno dei Lego. “Per me era importante realizzare un sogno, fare la rivoluzione, quella di smontare la Calabria come un treno dei Lego e rimontarla piano piano.  Il 17 maggio eravamo al carcere di Rebibbia con il collega Andrea Mancuso per interrogare il collaboratore di giustizia Mantella. Per questa inchiesta ho fatto di tutto per avere gli uomini migliori, in un lavoro che è lievitato nel tempo e da subito se ne sono occupati anche i magistrati De Bernardo e Frustaci”. Gratteri ha chiesto e ottenuto con caparbietà senza mai mollare investigatori con una professionalità superiore alla media, in un’inchiesta partita con i carabinieri delle Stazioni fino a coinvolgere il Ros, struttura di elite riconosciuta nel mondo.

Corsa contro il tempo per evitare le fughe di notizie. Un’indagine complessa, dove la parola d’ordine era contenere le fughe di notizie “da quando è arrivata al gip ci hanno fatto ballare per un anno. “Questa operazione- ha concluso il procuratore- doveva avvenire domani, perché molti degli arrestati sapevano che sarebbe scattata venerdì e non oggi. Abbiamo dovuto anticipare per evitare il pericolo della latitanza e non è stato facile spostare tremila carabinieri da tutta Italia, quando era tutto già organizzato per venerdì. Ma i capi mafia sapevano e bisognava mettere in atto la contromossa”.

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