Tribunale di Catanzaro blindato, Pittelli provato dall’arresto non risponde al gip

Ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, hanno spinto il presidente del Tribunale di Catanzaro a disporre il divieto di accesso al pubblico

Palazzo Ferlaino è letteralmente blindato stamattina.  Ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, hanno spinto il presidente del Tribunale di Catanzaro a disporre il divieto di accesso al pubblico, considerato il numero elevato degli indagati coinvolti nell’Operazione antimafia Rinascita Scott chiamati a comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Quarantaquattro cautelati in tutto, in attesa di sottoporsi alle domande del giudice per le indagini preliminari Barbara Saccà firmataria dell’ordinanza che ha portato a 330 arresti su richiesta della distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri e a quelle del pubblico ministero Annamaria Frustaci. Altri per rogatoria verranno interrogati dai giudici nei Tribunali di Vibo, Cosenza, Reggio. Il primo della lista a comparire davanti al gip distrettuale al quarto piano di Palazzo Ferlaino è stato il noto penalista Giancarlo Pittelli, ristretto nel carcere di Siano.

Condizioni psicofisiche precarie. Provato in seguito all’arresto e in condizioni psicofisiche non “ottimali” ha preferito il silenzio, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Da quanto si apprende dal collegio difensivo rappresentato dai legali Salvatore Staiano, Guido Contestabile, Vincenzo Galeota e Fabrizio Costarella, Giancarlo Pittelli chiederà di sottoporsi ad interrogatorio una volta ripresosi. Nella richiesta di misura cautelare la posizione dell’ex senatore di Forza Italia si è aggravata. La Dda aveva chiesto al gip la misura cautelare in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, per i magistrati inquirenti, infatti,”il legale  pur senza farne formalmente parte, contribuisce al rafforzamento alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione dei Mancuso”. Il giudice delle indagini preliminari ci è andato pesante indagandolo, non per concorso esterno, ma per il reato di associazione mafiosa ai sensi dell’articolo 416bis, considerandolo un membro della ‘ndrangheta. Secondo le ipotesi formulate dalla Dda, Giancarlo Pittelli, 66 anni, e’ una delle figure centrali dell’operazione “Rinascita Scott”, viene definito il Giano Bifronte, colui che  avrebbe messo sistematicamente a disposizione dei criminali il proprio patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni, anche per acquisire informazioni coperte dal segreto d’ufficio e per garantirne lo sviluppo nel settore imprenditoriale.

I rapporti tra l’ex parlamentare e il boss Luigi Mancuso. Per la Dda l’ex parlamentare di Forza Italia mette a disposizione dei pezzi grossi della ‘ndrangheta, le sue conoscenze a livelli apicali in ambito medico, universitario e in generale in ogni settore della società civile. Gli stretti rapporti tra il boss Luigi Mancuso e l’avvocato si estendono al di fuori dal conferimento di incarichi legali.  La stima e il rispetto nutrita da Pittelli per Mancuso in particolare, si evidenzia da tante sfumature, quali ad esempio l’accortezza di portare dei doni anche per la moglie del boss o di interessarsi con smisurato affetto nei confronti dei suoi familiari, tanto che i collaboratori di giustizia lo definiscono il massone a disposizione dei vertici della consorteria.  In un’intercettazione viene evidenziato il suo sostegno alla figlia del boss, studentessa in Medicina all’università di Messina, per il superamento dell’esame di Istologia, attraverso il contatto con il Rettore dell’Ateneo al quale veniva presentata la figlia di Mancuso. E si sarebbe interessato in prima persona per soddisfare la richiesta del boss nel procurare per i festeggiamenti di laurea dell’altra figlia delle bottiglie di Ca’ del Bosco, bottiglie procurate a proprie spese per un valore di mille euro.

La paura di essere intercettato. Il 27 aprile 2018 Pittelli è a pranzo con Luigi Mancuso e i discorsi tenuti vertono sul progresso negli studi di una delle figlie, sul pentimento di Farao e sull’avvocato Stilo. Luigi Mancuso si rende conto che Pittelli ha con sé il proprio telefono e gli chiede: “il telefono che ci fa là?”. Il legale obbedendo al boss chiama la propria assistente per farle portale il “telefono di là”, consapevole dell’inopportunità del tenore dei discorsi da affrontare. In un’altra conversazione intercettata il 5 giugno 2018, il legale parlando con Giamborino e con suo figlio, manifesta un’evidente preoccupazione per il ritrovamento di una microspia all’interno dell’auto di Giamborino utilizzata per trasportare Pittelli nei luoghi di incontro con Luigi Mancuso. La preoccupazione del legale di essere pedinato o sottoposto ad indagini emerge in varie conversazioni, soprattutto successive alla notizia della collaborazione di Andrea Mantella, dal momento che l’avvocato avrebbe fatto leva su tutti i suoi canali di conoscenza per procurarsi atti di indagine coperti dal segreto e tra questi i verbali di interrogatorio del pentito. Pittelli aveva manifestato, tra l’altro la difficoltà di accedere ad informazioni investigative rispetto al passato, in quanto il nuovo procuratore Gratteri aveva blindato l’ufficio rendendolo inaccessibile. Nella richiesta cautelare si legge l’interessamento di Pittelli per Antonio Mobilio: l’obiettivo sarebbe stato quello di introdurlo stabilmente nel circuito politico-amministrativo, perchè la cosca potesse disporre di un aggancio stabile e sicuro all’interno della Regione e per un lungo periodo di tempo di una persona a loro intranea. Eloquente una conversazione del 29 novembre 2016 tra Mobilio e Giovanni Giamborino in cui i due si esprimono sulla necessità di favorire la sua carriera all’interno del Genio Civile. Giamborino avrebbe avvicinato Nicola Adamo, Oliverio e comunque avrebbe potuto contare sull’avvocato Pittelli “è stato due volte deputato e una volta senatore… Giancarlo… con me siamo fraterni amici… se gli dico che si deve buttare dal ponte si butta dal ponte, capito?”. Sempre nella stessa direzione va inquadrato l’episodio che vede in contatto Giovanni Giamborino con Pittelli per avere una raccomandazione di cure all’Ospedale di Catanzaro reparto Pediatria per il nipote di tre mesi.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.  Andrea Mantella, nell’interrogatorio datato 17 giugno 2016  definisce Pittelli all’interno di un contesto molto grigio, in una zona d’ombra nella quale si addensano tutti i più alti interessi delle persone con cui entra in contatto. Si tratta di relazioni di reciprocità, dal momento che Pittelli ne trae un tornaconto personale. Per fare un esempio, potrà rendere favori ai boss, ottenere nomine importanti in cambio di favori.  Nel corso dell’interrogatorio datato 31 agosto 2016, il collaboratore do giustizia ha fatto riferimento ai rapporti tra ‘ndrangheta e massoneria, inquadrando in questi rapporti la figura di Pittelli, che avrebbe avuto una doppia appartenenza alla massoneria, una “pulita” con il Goi del distretto Catanzarese e un’altra “sussurata”. Il pentito Virgiglio ha riferito l’importanza di Pittelli di figurare nella loggia romana per “aggiustare” un processo a suo carico.

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