'Ndrangheta a Vibo, biglietti per le giostre gratuiti alla cosca Lo Bianco
Non soltanto le estorsioni alle attività commerciali. Nemmeno i giostrai erano esenti dalla dura lex imposta dai clan sul territorio vibonese. Le somme finivano nella bacinella della cosca Lo Bianco che controllava il territorio cittadino. All'interno del gruppo criminale avveniva la redistribuzione dei biglietti per per l'accesso al "Luna Park" itinerante, situato nell'area posta alle spalle dell'ospedale di Vibo Valentia. Stando alle risultanze investigative, sia Paolino Lo Bianco che Vincenzo Barba, "si erano interessati al reperimento dei biglietti, circa trecento" e "si erano prodigati a dividerli con altre persone". Poi, poteva accadere che i conti non tornassero. E tra gli esponenti della cosca insorgessero discussioni. E' un resoconto quello degli investigatori che si fonda essenzialmente sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella: "Tonino Del Prete - ha detto Mantella - è un giostraio che in occasione delle festività a Vibo, quando vengono le carovane delle giostre, raccoglie le somme a titolo di estorsione e le versa a Paolino Lo Bianco. Credo che questo succeda tutt'ora. Lui oltre a pagare le estorsioni, dava i biglietti gratis a tutti noi criminali, tramite Paolino Lo Bianco che li distribuiva agli altri. Paolino Lo Bianco i soldi delle estorsioni, anche nei confronti di Del Prete, li metteva nella bacinella comune che noi tenevamo a casa di Zia Caterina, ovvero a casa di Filippo Catania, sorella della moglie di Carmelo Lo Bianco Piccinni, il capo". Un motivo c'era: "Era una vedova, anziana e insospettabile".
La prassi del giostraio continuò ad essere esercitata anche dopo la scissione di Mantella dai Lo Bianco. "Tonino De Prete - prosegue il pentito - continuò a pagare Paolino Lo Bianco, come previsto dagli accordi e a me dava la mia parte di biglietti gratis". Insomma, la cosca non si interessava soltanto di controllare le attività commerciali, ma voleva il controllo a 360 gradi su tutto il territorio. Il reperimento gratuito dei biglietti e la conseguente distribuzione dei medesimi all'interno del gruppo - stando a quanto conclude il gip di Catanzaro Barbara Saccà - è stata oggetto di una precisa conversazione tra Antonio Curello, Paolino Lo Bianco e Vincenzo Barba. Dal confronto emergeva "che sia Lo Bianco che Barba si erano interessati al reperimento dei biglietti, circa trecento, e che, a loro volta, si erano prodigati a dividerli con terze persone". Per gli inquirenti, "una parte dei biglietti era stata ritirata nella mattinata proprio da Paolino Lo Bianco ("...poi sono andato a prendermi quei cosi Là da quello li ... cento me ne ha dato ... ce l'ho in macchina, mo vado e ve li prendo ...").
La divisione, stando alle parole di Barba, aveva però generato problemi: "...E' successo un casino con sti cosi ... quel bastardo di merda cento se n'è tenuti ... ci siamo presi stamattina, con quello ... con quello ". Nel prosieguo del dialogo si aveva modo di acclarare che farsi consegnare i biglietti del Luna park era una prassi consolidata. Chiare le parole di Barba per confermare le ipotesi investigative in riferimento al suo sodale: "...E mi fa:" invece ne ha dati gli stessi dell'anno scorso" ... dice:"noi dobbiamo fare pure i doveri" dice: "a tutti questi giovanotti qua di Salvatore" gli ho detto lui ... " va bene dai" ... cento se li ha presi ...) ("...eh ma quanto l'anno scorso me ne ha dato ...").
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