I legami tra i Mancuso e Cosa Nostra, i processi aggiustati e le botte all'avvocato
Il ruolo apicale di Luigi Mancuso nella ‘ndrangheta sarebbe andato ben oltre i confini vibonesi e della Calabria. Gli esponenti dell’ala oltranzista dell’organizzazione mafiosa siciliana avrebbero sentito la necessità di rapportarsi con lui per discutere del noto progetto stragista, come emerge anche nell’inchiesta ‘Ndrangheta stragista” . Le indagini hanno rivelato come le più importanti riunioni tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra per le decisioni operative, tra cui la progettazione degli agguati ai Carabinieri, si sono svolte nella zona tirrenica della provincia di Reggio Calabria, dove stabilmente risiede la cosca Filippone e il suo capo e dove si sono recati i componenti dell’organizzazione criminale siciliana, convocati su input dello stesso Rocco Filippone. La cosca Filippone, operante nel locale di Melicucco, direttamente collegata alla più ampia cosca Piromalli, avrebbe assunto un ruolo fondamentale, al punto che è proprio con la ‘ndrangheta della zona tirrenica che le famiglie siciliane avrebbero mantenuto forti legami funzionali per la gestione di comuni interessi illeciti, come ad esempio il traffico di stupefacenti. Secondo l’impostazione accusatoria, l’obiettivo strategico delle azioni contro i Carabinieri, come quello di altri episodi stragisti, per le mafie sarebbe stato quello di partecipare a una vera e propria opera di ristrutturazione degli equilibri di potere in atto in quegli anni. Un disegno terroristico- mafioso servente rispetto ad una finalità più alta: sostituire la vecchia ed ineffabile classe politica con una nuova che fosse diretta espressione delle mafie e in quanto tale proiettata a garantire e realizzare “i desiderata di Cosa nostra”.
Luigi Mancuso i Piromalli referenti in Calabria di Cosa Nostra. Una premessa questa necessaria per comprendere l’insieme degli elementi che attesterebbero, secondo quanto riportato nell'ordinanza vergata dal gip Barbara Saccà, i rapporti tra la cosca Mancuso e in particolare Luigi Mancuso e Cosa Nostra, insieme ad altri appartenenti della ‘ndrangheta, coinvolti nella complessa fase decisionale, per aderire al progetto eversivo, di cui Mancuso, però, pur partecipando ad una serie di incontri, si sarebbe alla fine defilato. Secondo quanto riferisce Andrea Mantella: “agli inizi degli anni ’90 per il tramite di mio cognato Pasquale Giampà ho conosciuto Luigi Mancuso, successivamente non l’ho più incontrato. Lui è il più intelligente dei Mancuso ed è quello che ragiona meglio, inoltre ha un livello altissimo di ‘ndrangheta, per far capire lo spessore criminale e l’autorevolezza di Luigi Mancuso, posso affermare che dai Giampà e da altri criminali ho appreso che lo stesso è stato interpellato dai siciliani quando hanno fatto le stragi di Capaci e a Firenze, per aderire a quel progetto, ma lui si rifiutò, lui è sicuramente il più autorevole dei Mancuso ed evita sempre le cose eclatanti tipo gli omicidi. A livello criminale, posso dire che Luigi Mancuso ha fama nazionale e non solo regionale". Il pentito Francesco Onorato, ex uomo di onore e reggente della famiglia Partanna-Mondello ha dichiarato che i Piromalli ed i Mancuso, in particolare Luigi, erano affiliati a Cosa Nostra, ed erano, dopo la morte di Paolo De Stefano, i referenti in Calabria dell’organizzazione mafiosa siciliana: “Dopo la morte di Paolo De Stefano, furono i Piromalli, in particolare Peppe Piromalli e anche Luigi Mancuso i referenti di Cosa Nostra. Ciò mi fu spiegato da Salvatore Biondino, già capo del mandamento di San Lorenzo e uomo di fiducia di Salvatore Riina (---) Fare parte significava che ci si consultava, ci si scambiava favori, anche omicidi”. Anche altri collaboratori di giustizia, come Vincenzo Grimaldi, già appartenente alla cosca Piromalli e Antonino Fiume appartenente alla cosca De Stefano mettono in evidenza il rapporto esistente nei primi anni ’90 tra i vertici della cosca Piromalli e Cosa nostra, tra i Piromalli e Luigi Mancuso, tra le due cosche e la mafia siciliana.
La massoneria deviata e l’avvocato preso a botte dalla ‘ndrangheta. Nell’informativa del Ros, confluita nell'ordinanza con cui i militari su richiesta della Dda di Catanzaro hanno eseguito 334 arresti nell'ambito dell'operazione Rinascita Scott, vengono ricostruiti i rapporti intercorrenti tra la cosca Mancuso e l’ambiente massonico con l’intento di allargare sempre più la rete internazionale delle relazioni in ambiti qualificati. Andrea Mantella nel corso della sua collaborazione ha verbalizzato dichiarazioni accusatorie anche nei confronti dell’avvocato Giancarlo Pittelli, riferendo della sua partecipazione a contesti massonici. Il pentito riferisce di sapere per certo che Pittelli è un massone a disposizione della ‘ndrangheta, prestandosi ad una serie di favori. “Saverio Razionale mi disse che l’avvocato Pittelli era un amico e lo definiva uno dei nostri. Ho saputo da Razionale che con Pittelli si potevano aggiustare i processi, mi disse anche che in un’occasione "Peppe Mbrogghia", Giuseppe Mancuso, lo aveva picchiato perché non aveva tenuto fede ad un suo impegno assunto e che poi avevano messo pace anche perché per il suo spessore criminale si poteva fare poco”.
Processi aggiustati. Mantella ricorda l’episodio delle armi o droga ritrovate a Gregorio Gasparro e Biagio Vinci, ucciso dallo stesso Gasparro nella cabina telefonica. “In quella circostanza per quanto riferitomi da Razionale, l’avvocato gli disse di decidere se far restare dentro Vinci o il nipote Gasparro e Razionale fece uscire il nipote Gasparro.
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