'Ndrangheta: "Black money", in aula "sfilano" alcuni testi citati da Mantella
Ad essere oggi escussi pure gli ex responsabili degli uffici tecnici dei Comuni di Vibo Valentia e Briatico, oltre al direttore del carcere e ad un consulente di parte
di GIUSEPPE BAGLIVO
Non hanno confermato le dichiarazioni rese da Andrea Mantella nelle precedenti udienze del processo "Black money" in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e su altro versante hanno spiegato diversi aspetti in relazione ad alcune vicende raccontate dal testimone di giustizia, Salvatore Barbagallo, e dall'imprenditore Francesco Cascasi.
Rispondendo alle domande dell'avvocato Giuseppe Di Renzo, il costruttore Gaetano Staropoli di Vena di Jonadi, teste di riferimento delle dichiarazioni di Andrea Mantella in merito all’usura asseritamente praticata dall’imputato Giovanni Mancuso, ha negato di aver ceduto a prezzo irrisorio ad Andrea Mantella un appartamento, negando pure di aver mai ricevuto un prestito da 20 mila euro dallo stesso Mantella e di aver girato tale somma a Giovanni Mancuso per saldare un prestito ad usura.

Sempre rispondendo alle domande dell'avvocato Di Renzo, il commerciante di auto, Francesco Ceravolo, ha spiegato invece di non ricordare affatto alcun incontro nel suo autosalone a Vibo durante il quale Paolino Lo Bianco ebbe a prestare all'imprenditore Giuseppe Grasso di Briatico (futuro testimone di giustizia) del denaro affinchè quest'ultimo pagasse gli interessi ad usura su un prestito erogato da Giovanni Mancuso. "Ho acquistato da Grasso - ha dichiarato in aula Francesco Ceravolo - un'auto che ho poi rivenduto. Mai nel mio ufficio è venuto Paolo Lo Bianco e mai vi è stata la contemporanea presenza nel mio autosalone da parte di Andrea Mantella, Paolo Lo Bianco e Giuseppe Grasso. Sono stato imputato di favoreggiamento nel processo nato dall'operazione Asterix ma sono stato assolto".
Il macellaio Pasquale Annunziata di Mileto, con macelleria a Vibo, dal canto suo ha negato di aver mai subito imposizioni per la fornitura della carne ed ha negato di aver mai conosciuto Giovanni Mancuso. "Mi rifornisco da anni da allevatori locali del Vibonese - ha spiegato il teste - e dalla famiglia di Andrea Mantella ricordo di aver acquistato oltre dieci anni fa dei vitelli da macellare ma mai nessuno mi ha imposto di comprare i vitelli da loro".

Il direttore del carcere di Vibo, Mario Antonio Galati, rispondendo alle domande dell'avvocato Mario Bagnato ha confermato che alcuni detenuti avevano una limitata possibilità di muoversi nel corridoio dell'istituto penitenziario, nella sezione e in qualche ufficio. Fra costoro vi era anche Damian Fialek, attuale imputato, il quale avrebbe cercato di avvicinare la psicologa del carcere, Elisabetta Franza, affinchè quest'ultima favorisse Salvatore Mancuso. La correttezza della dottoressa avrebbe indotto qualcuno, allo stato ignoto, ad incendiare l'auto della psicologa intestata al compagno. La vicenda è stata poi oggetto di un approfondimento investigativo confluito nell'inchiesta "Black money" e anche di un interessamento dei vertici della struttura penitenziaria di Vibo che hanno (dopo l'episodio) trasferito Salvatore Mancuso a Cosenza e Damian Fialek nel carcere di Catanzaro.

La vicenda delle concessioni al Porto di Vibo. E' stata quindi la volta in aula dell'ex dirigente del Comune di Vibo, Silvana De Carolis, la quale rispondendo ad alcune domande dell'avvocato Francesco Sabatino e poi del pm Marisa Manzini ha chiarito di aver sempre dato parere negativo alla richiesta dell'imprenditore Francesco Cascasi su alcuni progetti dallo stesso presentati e riguardanti l'installazione di pontili nel porto di Vibo Marina. "L'autorizzazione a Cascasi è stata negata dal Comune, nonostante un parere favorevole della Capitaneria di Porto, poichè era in itinere un Piano che disciplinasse la materia che, per quanto atteneva alla licenza ed alle autorizzazioni edilizie e urbanistiche spettava al Comune, mentre lo specchio d'acqua è di competenza della Capitaneria".

Il geometra Giacomo Pinto, sino al 2003 responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Briatico, ha a sua volta spiegato che è stato l'imprenditore Salvatore Barbagallo ad abbandonare i lavori di perforazione aggiudicati per rifornire di acqua la frazione di San Costantino. "Barbagallo subito dopo la perforazione - ha dichiarato il teste - ci inviò una lettera chiedendoci di voler sospendere i lavori perchè aveva ricevuto dei danni materiali alle attrezzature che gli impedivano di proseguire. Gli abbiamo pagato il dovuto e ci siamo rivolti ad un'altra ditta per finire i lavori. Ho trasmesso personalmente la lettera di Barbagallo ai carabinieri e lui si meravigliò che io l'avessi fatto. E' verò altresì che Barbagallo disse pure che per continuare la perforazione aveva bisogno di una strumentazione costosa che lui non possedeva. Ricordo che all'epoca Barbagallo non aveva denunciato ai carabinieri tali danni da lui lamentati alle sue macchine".
Infine, il consulente di parte Salvatore Mattia, avvocato ed esperto di diritto tributario, che nella scorsa udienza ha risposto alle domande dell'avvocato Aldo Labate per conto dell'imputato Antonio Velardo, ha confermato al pm Marisa Manzini quelli che a suo avviso rappresentano i "punti deboli" nella ricostruzione accusatoria mossa dalla Guardia di Finanza nei confronti di Velardo.
L'avvocato Francesco Stilo, difensore di Antonio Mancuso, ha dal canto suo avanzato al Tribunale collegiale un'istanza di scarcerazione per il proprio assistito facendo leva su alcuni passaggi della sentenza di annullamento con rinvio dell'operazione "Ragno", ad opera della Cassazione, contro il clan Soriano di Filandari in cui viene minata la credibilità di alcuni collaboratori di giustizia che hanno deposto pure nel processo "Black money".
Il processo riprenderà lunedì prossimo.

Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni.
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