Le affiliazioni dei vibonesi a Donnici all'interno di Villa Verde, i regali ai medici, le false certificazioni, le amanti e gli imprenditori "amici" 

di GIUSEPPE BAGLIVO

Il processo si sta svolgendo dinanzi al Tribunale collegiale di Cosenza e vede sul banco degli imputati: il professore Gabriele Quattrone di Reggio Calabria, 67 anni, neuropsichiatra, già primario di neurologia del policlinico “Madonna della Consolazione” di Reggio; Franco Antonio Ruffolo, 62 anni, di Rogliano (Cs), psicologo in servizio nella clinica “Villa Verde” di Donnici;  Arturo Ambrosio, 79 anni, di Castrolibero (Cs), direttore sanitario della clinica privata "Villa Verde" di Donnici e con studio pure a Cosenza; Patrizia Sibarelli, 34 anni, moglie di Pasquale Forastefano, ritenuto un esponente dell’omonimo clan di Cassano allo Ionio. La prossima udienza del dibattimento è stata fissata per il 3 novembre prossimo. Nel frattempo sono stati depositati i nuovi verbali con le deposizioni rese ai pm della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto e Saverio Vertuccio, da parte dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Samuele Lo Vato che nella clinica di Donnici (Cs) hanno condiviso un comune periodo di detenzione "allegra" agli arresti domiciliari, fra certificazioni mediche fasulle e regali ai dottori. Con rito abbreviato lo scorso anno sono già stati condannati il dottore Pasquale Barca ed il collaboratore Samuele Lo Vato. Il primo avrebbe falsificato una cartella clinica per attestare il tentato suicidio di Lo Vato, facendogli ottenere così la scarcerazione e il trasferimento nella struttura sanitaria di Donnici.

Andrea Mantella

Antonio Pardea

I vibonesi affiliati da Mantella dentro la clinica. Sarebbero stati cinque, secondo quanto raccontato di recente da Andrea Mantella agli inquirenti, i vibonesi che - oltre ad andare a trovare nella clinica il loro leader all'epoca ristretto in regime di arresti domiciliari - sarebbero stati affiliati ritualmente alla 'ndrangheta, o promossi in grado, con tanto di cerimonia, lamette, sangue e santini bruciati. Andrea Mantella fa i nomi dei fratelli Francesco e Domenico Macrì, il primo assolto dall'inchiesta "Goodfellas" e di recente indicato dallo stesso collaboratore di giustizia come suo "autista" personale, il secondo - detto "Mommo", di 32 anni - condannato in via definitiva a 6 anni di reclusione per associazione mafiosa nell'inchiesta "Goodfellas" e coinvolto pure nell'estorsione a Vibo all'imprenditore Chiaromonte.

Salvatore Morelli

Domenico Macrì

Sempre Andrea Mantella - quali soggetti affiliati o promossi nella 'ndrangheta con rituale celebrato all'interno della clinica - indica poi Salvatore Morelli, 33 anni (già condannato per associazione mafiosa nell'inchiesta "Goodfellas"), Domenico Chiarella, 31 anni (già arrestato per armi), e Antonio Francesco Pardea, 30 anni, anche lui coinvolto e condannato per associazione mafiosa nell'inchiesta "The Goodfellas" della Dda di Catanzaro scattata nel 2010. Sono tutti di Vibo Valentia. Proprio in ordine all'affiliazione di Francesco Antonio Pardea, le dichiarazioni di Andrea Mantella riscontrano quelle di Samuele Lo Vato, siciliano affiliato al clan Forastefano di Cassano allo Ionio e pure lui collaboratore di giustizia.

Francesco Macrì

"Ogni giorno – ha dichiarato il pentito  Lo Vato (anche in aula a Vibo in un processo a Mantella) – venivano ricevuti da Andrea Mantella gli affiliati in libertà che prendevano ordini sulle attività illecite da compiere all’esterno”. A venire in clinica, provenienti da Vibo Valentia, “per far visita ad Andrea Mantella  – ha svelato Lo Vato – erano Antonio Pardea, Salvatore Morelli, Francesco Scrugli che è stato poi ucciso nel marzo 2012, un tale Mommo ed il fratello di cui non ricordo il cognome. Anche Scrugli per un certo periodo di tempo è stato ricoverato nella clinica. Presi un santino che mi aveva regalato in carcere Turi Pellera – ha raccontato Lo Vato – e nella stanza del dirigente sanitario di Villa Verde, in quel momento assente, con una lametta e recitando delle formule Andrea Mantella iniziò a compiere il rito di affiliazione per Antonio Pardea. Quando si accorse però che io non ero stato battezzato per i gradi superiori, Mantella interruppe il rito dicendo che l’avrebbe poi ripreso quando sarebbe arrivato pure Francesco Scrugli". Mantella conferma il racconto e spiega che alla "cerimonia" era presente pure Salvatore Morelli e che le lamette servirono per far sgorgare il sangue dai polsi di Pardea e Morelli, uniti in un abbraccio secondo il rito di affiliazione alla 'ndrangheta.

Francesco Scrugli

Andrea Mantella

Gli imprenditori convocati da Mantella, le estorsioni e le amanti. Andrea Mantella racconta il "sistema" vigente nella clinica privata "Villa Verde" di Donnici. Pagando alcuni medici e sanitari era possibile fare di tutto nella struttura. Anche ricevere visite dall'esterno non registrate alla reception. Il collaboratore di giustizia racconta così che andarono a trovarlo imprenditori vibonesi con i quali avrebbe fatto quelli dallo stesso definiti come "affari". Fra gli imprenditori, vengono citati il rivenditore di auto "Domenico Russo e Antonio Scrugli". A quest'ultimo, Mantella avrebbe permesso di "rifornire di ortofrutta" alcuni villaggi turistici del Vibonese, mentre richieste estorsive sarebbero invece partite dalla clinica dirette all'imprenditore vibonese "Fortunato Patania della Mesima Costruzioni". Mantella conferma poi di aver preso di mira pure l'architetto Domenico Ceravolo di Soriano Calabro, vicenda per la quale è stato celebrato un processo dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia - istruito dalla Dda di Catanzaro - conclusosi di recente con l'assoluzione dello stesso Mantella prima della sua collaborazione (LEGGI QUI: 'Ndrangheta: estorsione aggravata, assolto a Vibo Valentia Andrea Mantella). In altra occasione, al figlio del direttore sanitario della clinica "Villa Verde" sarebbe stata regalata un'Audi A4. “Ricordo che contattai a Vibo Domenico Russo - racconta Mantella - il quale non aveva però un’Audi A4 con il cambio automatico tiptronic, percui gli feci avere 20 mila euro per il tramite di Gianfranco Ferrante in modo che potesse ordinarla nella concessionaria di Vena di Maida”.

soldi, mafia

Per ottenere i favori dei medici, Andrea Mantella avrebbe sborsato circa 100 mila euro, fra denaro contante e regali: divani, tappeti per il B&B di San Fili del direttore sanitario Ambrosio, orologi di marca rolex da 5 ila euro e persino dieci condizionatori. Con tale "sistema", Andrea Mantella racconta di essere riuscito a far scrivere sui referti sanitari che erano necessari per lui dei "ricongiungimenti familiari" a Vibo da tenersi nei week - end. Ecco così il rientro a Vibo Valentia da parte di Andrea Mantella intorno al 2009, stesso periodo nel quale Francesco Scrugli veniva invece spostato dal quarto piano di "Villa Verde" al secondo piano al fine di muoversi più agevolmente, grazie ad una telefonata di "rimprovero" che Mantella racconta di aver fatto al dottore Ambrosio usando il telefono fisso di un autonoleggio di Vibo Valentia che lo stesso Mantella avrebbe gestito "fittiziamente tramite Peppe Vazzana di Regio Calabria". Ma anche una donna di nome Katia "trasferita a Villa Verde con la sostituzione della misura inframuraria" avrebbe goduto dei "favori" di Andrea Mantella. "Francesco Scrugli - racconta il collaboratore di giustizia - aveva allacciato una relazione con Katia.

villa-verde-2

Su richiesta di Scrugli, il dottore Ambrosio mise a disposizione della donna un computer con collegamento ad internet, dei telefoni cellulari e aggiornava la cartella clinica dando atto della somministrazione dei farmaci psichiatrici che in realtà Katia, come me, come Scrugli, come Lo Vato, non prendeva. Katia aveva una sorella parimenti in detenzione ospedaliera in altra struttura cosentina denominata Villa degli Oleandri. Tale sorella aveva allacciato una relazione con un altro dei miei sodali che si chiama Pardea Francesco Antonio, il quale mi chiese di chiedere, a sua volta, al dottore Ambrosio di farla trasferire a Villa Verde in modo che potesse stare insieme all'altra sorella. Ambrosio si mise a disposizione, ma mi diceva che incontrava la resistenza di un altro medico di Villa Verde, tanto che doveva trovare un paziente moribondo da trasferire a Villa degli Oleandri ove avrebbe preso il posto della sorella di Katia".

Tonino Forastefano

Il boss di Cassano Forastefano, fra nutella e gel per i capelli. Stando ai racconti di Andrea Mantella e Samuele Lo Vato, sarebbe stato Andrea Mantella a proporre il nome di Arturo Ambrosio quale consulente tecnico psichiatra per il boss di Cassano, Tonino Forastefano, il capo di Samuele Lo Vato. "Ambrosio mi disse che l'incarico era difficile - fa mettere a verbale Mantella - e pretese fossero coinvolti lo psicologo Ruffolo ed il figlio Antonio e volle un anticipo di 20 mila euro. Ambrosio e Ruffolo effettuarono una visita ad Antonio Forastefano nel carcere di Torino. Tornati a Villa Verde mi dicevano che Tonino Forastefano non era collaborativo perchè era curato nella persona, non perdeva peso, ricordo che Ambrosio diceva che Forastefano aveva addirittura il gel ai capelli. Riferì queste circostanze a Lo Vato. Quando venni scarcerato, nella mia azienda agricola di Vibo Valentia venni raggiunto da due ragazzi che si presentarono come uomini dei Forastefano e mi portarono due pizzini, uno di Lo Vato, l'altro della moglie di Forastefano. Tramite i pizzini seppi che era stato nominato perito di Forastefano un dottore di Catanzaro. Dissi loro che potevo verificare di avvicinarlo".

pistola e soldi

Tonino Forastefano avrebbe così inscenato in carcere, su suggerimento dei medici, degli atti autolesionistici ferendosi con la rottura di una lampadina. Ma la "trovata" non servì a granchè. "Invece di dimagrire, Forastefano si curava in carcere ed mangiava pure tanta nutella", spiega il collaboratore Samuele Lo Vato e nonostante la famiglia avesse pagato 20 mila euro ai medici, non ottenne gli effetti sperati. Alla fine il boss di Cassano passò per primo fra le fila dei collaboratori di giustizia, confessando anche di aver preso materialmente parte a Gerocarne, nel Vibonese, all'agguato costato il 22 aprile 2002 la vita ai boss di Ariola, Vincenzo e Giuseppe Loielo. A sparare insieme a Forastefano, ed a volere il duplice omicidio, è stato il boss Bruno Emanuele (stretto amico all'epoca di Forastefano), intenzionato a scalzare i Loielo per porsi egli stesso quale "braccio armato" del "locale" di 'ndrangheta di Ariola guidato dal boss Antonio Altamura. Il passaggio fra le fila dei collaboratori di giustizia da parte di Antonio, "Tonino", Forastefano, era decisamente troppo per Andrea Mantella e Samuele Lo Vato che smisero così di interessarsi della scarcerazione del boss di Cassano e dei trattamenti sanitari di "favore" nei suoi riguardi. All'epoca nè Samuele Lo Vato, nè Andrea Mantella avrebbero potuto immaginare che loro stessi, a distanza di qualche anno, avrebbero seguito la via di Tonino Forastefano collaborando con la giustizia.

In relazione all'articolo di cui sopra riceviamo e pubblichiamo da parte degli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino la seguente nota: 

"In qualità di difensori del Dott. Cardamone Massimiliano, in merito agli articoli pubblicati in data 08/10/2016 su "il quotidiano", nonché in data 06/10/2016 e 09/10/2016 sul sito internet "zoom24.it", chiediamo immediata rettifica dei contenuti, atteso che il nostro assistito non risulta essere imputato innanzi al Tribunale di Cosenza, come, invece, erroneamente da voi indicato".  


'Ndrangheta, false perizie a Villa Verde. Il pm: "Acquisire i verbali di Mantella"

Ndrangheta: Andrea Mantella e 30 anni di retroscena criminali nel Vibonese

Ndrangheta: il potere sulla città di Vibo nei nuovi verbali di Andrea Mantella

Ndrangheta: processo al clan Mancuso, ammesso l’esame del pentito Mantella

Ndrangheta, il pentito Andrea Mantella al pm: “Qui possiamo fare un film”

Ndrangheta: il pentito lametino Gennaro Pulice accusa il vibonese Andrea Mantella

Ndrangheta: il pentito Mantella ed il timore dei clan vibonesi e lametini

Ndrangheta: processo “Black money”, ammessi verbali integrali di Andrea Mantella

Ndrangheta: il collaboratore Andrea Mantella e le estorsioni nella città di  Vibo

Ndrangheta: Mantella collabora ed accusa i Mancuso, gli imprenditori e gli altri clan

Ndrangheta: Mantella vuota il “sacco” e svela gli affari dei Mancuso nel Vibonese

Ndrangheta, Mantella “canta” e conferma Moscato: il boss “Scarpuni” doveva morire

Ndrangheta: il nuovo pentito Andrea Mantella in aula a Vibo contro i Mancuso

Ndrangheta: Andrea Mantella spiega il rapporto fra i clan Mancuso e Lo Bianco

Ndrangheta: il pentito Mantella ed il timore dei clan vibonesi e lametini

Ndrangheta: ecco chi e perchè a Vibo teme il pentimento di Andrea Mantella

Ndrangheta: Andrea Mantella collabora con la giustizia. Trasferito a Rebibbia

Ndrangheta: il vibonese Mantella continua a “cantare” depositati nuovi verbali

Riprese ai familiari di Andrea Mantella, massmediologo contesta inquirenti di  Vibo

Ndrangheta: clan Mancuso, il ruolo di Papaianni fra Ricadi e Tropea

Ndrangheta: sentenza in Appello per clan Mancuso, accusa regge solo parzialmente

ESCLUSIVO/ Ndrangheta: nuove accuse contro clan Mancuso