'Ndrangheta, Pantaleone Mancuso (Scarpuni) si scaglia contro tutti
Il boss nel corso di dichiarazioni spontanee attacca pm, investigatori, testimoni di giustizia e Andrea Mantella. Finale incandescente: contro pentito e giudici pure gli avvocati
di GIUSEPPE BAGLIVO
"Andrea Mantella è un caprone, si accoppiava come le capre e da una relazione con una familiare è nata pure una bambina. Sono stati gli appartenenti a quello indicato come il gruppo di Bruno Emanuele, che io ho incontrato in carcere, a riferirmi della relazione fra Mantella e la cognata da cui è nata pure una bimba. Mantella è una feccia, un bugiardo ed il pm Manzini lo sa, è un imbroglione. Non l'ho mai conosciuto e dice solo frottole". Questo l'esordio del boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", nel corso di dichiarazioni spontanee, decisamente sopra le righe, rese in video-collegamento dal carcere dove è detenuto. Imputato di associazione mafiosa nel processo "Black money", Pantaleone Mancuso ha preso la parola subito dopo la conclusione del contro-esame di Andrea Mantella da parte delle difese e dell'esame da parte del pubblico ministero.
Il pm Marisa Manzini, dinanzi alle invettive del boss, ha tentato di bloccarlo opponendosi alle domande, ma "Scarpuni" è andato avanti imperterrito, alzando la voce ed invitando addirittura il pm a "stare zitta".

"Fai silenzio, stai zitta", questi gli "inviti" di Pantaleone Mancuso al pubblico ministero, subito richiamato dal presidente del Collegio Vincenza Papagno. Solo alla fine delle sue dichiarazioni spontanee (previste dal codice per ogni imputato), Pantaleone Mancuso ha pregato il Tribunale collegiale di Vibo Valentia di volerlo scusare per essersi lasciato andare in quanto molto "arrabbiato". Ma prima, il boss "Scarpuni" è andato avanti con toni piuttosto accesi e duri. "Andrea Mantella - ha dichiarato Mancuso - non godeva di rispetto neppure nella sua famiglia. Non ho colpe io per la morte di mia moglie Tita Buccafusca. Il pubblico ministero si diverte e gode di questa mia disgrazia e del suicidio di mia moglie". Quindi il boss ha continuato a dare la colpa del suicidio della moglie agli inquirenti. "Io ho fatto di tutto perchè mia moglie vivesse e lei non ha mai ricevuto soldi da nessuno. E' ora che gli inquirenti la smettano e si mettano l'anima in pace perchè mia moglie non ha rilasciato dichiarazioni a nessuno". Quindi strali pure contro la cognata Ewelina Pytlrz, la donna polacca moglie di suo fratello Domenico e divenuta pure lei una testimone di giustizia. "La Pytlrz non la potevo vedere - ha affermato duramente Pantaleone Mancuso - e non è mai stata a casa mia. E' una poveraccia. Mia moglie non aveva alcuna pescheria ma una stalla insieme a me che la Manzini mi ha pure sequestrato".

Nel "mirino" del boss anche gli imprenditori (testimoni di giustizia) Vincenzo Ceravolo e Salvatore Barbagallo, ma pure l'imprenditore Francesco Cascasi. "Ceravolo - ha sottolineato Scarpuni - nelle intercettazioni in auto ha corretto Barbagallo su molte cose. Si sono messi d'accordo, è un complotto contro di me e la Procura è connivente. Anche l'imprenditore Francesco Cascasi ha detto un sacco di frottole. Com'è possibile che Barbagallo mi accusi di avergli rubato una trivellatrice attraverso Nazzareno Colace e poi lo stesso Barbagallo se ne andava successivamente a caccia, portando lui i fucili, insieme al medesimo Colace?". Ed ancora: "L'imprenditore Cascasi ha detto di aver perso due appalti della Nostromo per colpa mia, ma non è vero. Non conosco alcuna ditta Multiservizi. Io sono solo una vittima - ha concluso Mancuso - e qui si stanno tutti divertendo a parlare di me, ma io non so niente".

Le lamentele degli avvocati e le loro richieste. Terminate le dichiarazioni spontanee di Pantaleone Mancuso, è toccato all'avvocato Leopoldo Marchese lamentare al Tribunale di non aver registrato analoga sollevazione da parte del Collegio quando Mantella nel corso del contro-esame ha dato del "pagliaccio" allo stesso legale. Marchese si è detto "dispiaciuto di ciò" ed ha invitato i giudici a trasmettere il verbale con la deposizione di Mantella alla Procura per le frasi offensive rivolte anche all'indirizzo degli altri avvocati. Il Tribunale, dal canto suo, ha fermamente sostenuto di aver prontamente redarguito Mantella, nel corso del contro-esame, ad usare termini consoni nei confronti di tutti gli avvocati. E' stata in particolare la presidente Vincenza Papagno ad interrompere Mantella invitandolo a moderare i toni ed a rispondere in maniera adeguata alle domande dei legali.

E' toccato quindi all'avvocato Francesco Sabatino, dopo aver sottolineato che alcuni dati smentiscono il racconto di Mantella (auto usata da Scarpuni uscita sul mercato solo nel 1993, quando Mantella era detenuto per omicidio, e non nel 1989 quando Mantella dice invece di averla vista in uso al boss, e su altro episodio inerente la mancata detenzione in carcere a Catanzaro di Luigi Mancuso nel 1995), alzare i toni del "confronto". L'avvocato ha sostenuto di essere stato minacciato di morte da Mantella in aula nel corso dell'esame odierno e di aver percepito tali messaggi minatori da alcuni passaggi della deposizione del collaboratore di giustizia. "Domani stesso - ha dichiarato l'avvocato Sabatino - interesserò di tutta la vicenda la Dda. Mantella non può infangare la nostra toga e gli avvocati non sono persone che conosceranno il carcere entro Natale. Mantella ha manifestato astio verso il sottoscritto e gli altri avvocati. Con Mantella siamo davvero caduti in basso. Si è cercato pure di buttare fango su alcuni giudici". Tale ultimo riferimento è ad ex magistrati in servizio a Vibo che - in verità - sono già stati sospesi dalla magistratura ben prima di qualunque dichiarazione di Mantella e le cui vicende personali e processuali prescindono totalmente dal collaboratore di giustizia.

"Andrea Mantella - ha continuato l'avvocato Sabatino - mi accusava di non difenderlo bene ed il 4 febbraio 2016, tre mesi prima del suo avvio di collaborazione con la giustizia, aveva chiesto un colloquio con me. Mantella mi odia anche perchè mi sono disinteressato a lui da difensore pure per motivi economici in quanto non mi pagava. Mantella è un bugiardo, ha ancora un processo in corso. Produco al Tribunale le lettere scritte da Mantella in cui mi preannunciava che me l'avrebbe fatta pagare". Su tale ultima richiesta dell'avvocato Francesco Sabatino si è registrata però l'opposizione del pm Marisa Manzini. Il Tribunale si è quindi riservato la decisione, così come sulla richiesta formulata dall'avvocato Mario Bagnato, a cui si sono associati tutti gli altri difensori, di trasmettere al Foro in cui è iscritto l'avvocato Francesco Stilo (difensore di Antonio Mancuso), il verbale dell'udienza odierna affinchè venga valutata l'adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti del collega che, nel corso del suo contro esame, aveva rivolto delle domande ad Andrea Mantella per conoscere i nomi degli avvocati che avrebbero consegnato al futuro collaboratore di giustizia dei messaggi. Domanda non ammessa dal Tribunale, dopo opposizione degli avvocati Michelangelo Miceli e Giuseppe Di Renzo (a cui si sono associati tutti gli altri difensori), con successivo commento da parte dell'avvocato Stilo in ordine al "coraggio" da parte dei colleghi. "Esprimo solidarietà ai colleghi - ha dichiarato l'avvocato Mario Bagnato anche a nome della Camera penale di Vibo che presiede - per l'attacco indegno da parte di Andrea Mantella. Chiedo la trasmissione del verbale dell'udienza alla Camera penale".
Prossima udienza, di un processo oggi ricco di colpi di scena, lunedì 17 ottobre.
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