'Ndrangheta: sentenza in Appello per clan Mancuso, accusa regge solo parzialmente
Otto le assoluzioni totali (alcune "eccellenti) della Corte d'appello di Catanzaro nel processo in abbreviato "Black money". Dieci le condanne
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La Corte d'Appello di Catanzaro presieduta dal giudice Fabrizio Cosentino (a latere i giudici Antonio Giglio e Antonio Saraco) ha riformato la sentenza emessa il 29 luglio 2014 dal gup distrettuale al termine del processo celebrato con rito abbreviato contro il clan Mancuso di Limbadi nato dall'operazione antimafia denominata "Black money", scattata ad opera della Dda di Catanzaro nel marzo del 2013 contro la consorteria mafiosa dominante nel Vibonese.

Assolti dall'accusa di associazione mafiosa: Antonio Maccarone (cl. '79), di Ricadi, genero del boss Pantaleone Mancuso, cl. ’47, quest'ultimo deceduto ad ottobre in carcere. Maccarone, già assolto in primo grado, era difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Francesco. L'accusa aveva chiesto per lui 5 anni e 6 mesi di carcere; assolto poi l’imprenditore vibonese Domenico De Lorenzo (cl. '80), di Tropea, difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio e già assolto in primo grado. Cinque anni la richiesta di pena nei suoi confronti; Nunzio Manuel Callà (cl. '86), di Nicotera, ritenuto dall'accusa il presunto "braccio-destro" del boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni". Già assolto in primo grado (5 anni la richiesta di pena per lui), era difeso dagli avvocati Antonio Porcelli e Francesco Sabatino;

Giuseppe Raguseo (in foto a sinistra), (cl. '78) originario di Rosarno (genero del boss Cosmo Michele Mancuso), era difeso dall'avvocato Guido Contestabile. Raguseo era stato condannato a 5 anni e 6 mesi in primo grado; Antonio Campisi (cl. '91), di Nicotera, difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio (1 anno in primo grado); Mario De Rito (cl. '74), di Vena di Jonadi (condannato a 5 anni e 4 mesi in primo grado), difeso dall'avvocato Sergio Rotundo; Antonino Scrugli (cl. '76) di Tropea, condannato in primo grado a 4 anni e 2 mesi di reclusione (avvocati Enzo Galeota e Giancarlo Pittelli); Giuseppe Ierace, (cl. '61), commercialista di Catanzaro (un anno in primo grado).

Queste le condanne riformate: 8 anni, 6 mesi e 20 giorni per Giovanni D'Aloi (cl. '66) di Nicotera ma residente a San Calogero (8 anni e 7 mesi in primo grado); 6 anni, 4 mesi e 20 giorni per Giuseppe Costantino (cl. '66), di Nicotera ma residente a Vibo Valentia (6 anni e 6 mesi in primo grado, ma assolto dall'accusa di associazione mafiosa e difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio); 5 anni, 4 mesi e 6.734 di multa per Fabio Costantino (cl. '77) di Comerconi, frazione di Nicotera (5 anni e 6 mesi in primo grado, ma assolto dall'accusa di associazione mafiosa e difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio); 2 anni e 10 mesi Antonio Pantano (cl. 57), nativo di San Calogero ma residente a Santa Maria di Ricadi, difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa (4 anni e 10 mesi in primo grado); 1 anno e 4 mesi per il commercialista di Catanzaro Ercole Palasciano (cl. '61) (2 anni in primo grado); 6 mesi Francesco L’Abbate, (cl. '76) avvocato di Reggio Calabria (1 anno e 6 mesi in primo grado); 6 mesi Domenico Musarella, (cl. '75) di Campo Calabro (2 anni e 10 mesi in primo grado). Alla luce della sentenza reggono solo parzialmente le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, dalla Guardia di Finanza e dal Ros di Catanzaro (denominata "Purgatorio" in tale ultimo caso). Le tre attività investigative erano poi tutte confluite nell'inchiesta "Black money".


Queste infine le condanne confermate: 5 anni e 4 mesi Orazio Cicerone (cl. '73) di Limbadi; 5 anni e 6 mesi Antonio Cuturello (cl. '90); 5 anni e 5 mesi Francesco Tavella (cl. '68), di Porto Salvo, frazione di Vibo Valentia. L'accusa, sostenuta in appello dal sostituto procuratore generale Carlo Alessandro Modestino (in primo grado dal pm Marisa Manzini che ha impugnato le assoluzioni in appello), aveva chiesto condanne per un totale di 76 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici di secondo grado hanno inflitto pene per un totale di 41 anni e 7 mesi. Associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione abusiva di armi e riciclaggio i reati, aggravati dalle modalità mafiose, a vario titolo contestati agli imputati. (g.b.)

