Le parziali dichiarazioni dell'ex "rampollo" del clan Lo Bianco di Vibo sono state depositate nel processo contro il clan Mancuso. Citati imprenditori e massoni

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Si sovrappone in parte l'un con l'altra l'attività degli inquirenti impegnati nelle ultime settimane a cercare i riscontri alle dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia della 'ndrangheta vibonese Andrea Mantella, 44 anni, detto "A Guscia", di Vibo Valentia. Ai verbali di interrogatorio di persona sottoposta ad indagini resi da Mantella l'8 ed il 9 giugno dinanzi al pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, al verbale del 17 maggio scorso alla presenza del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e del pm Camillo Falvo, quindi al verbale del 27 maggio dinanzi al pm Falvo, a quello del 17 giugno dinanzi al procuratore aggiunto della Dda, Giovanni Bombardieri, ed al pm Falvo, ed a quello del 14 luglio scorso dinanzi al solo pm Camillo Falvo, si aggiunge ora un nuovo verbale di interrogatorio di persona imputata/indagata in procedimento connesso reso il 19 luglio scorso da Andrea Mantella al pm Marisa Manzini (attuale procuratore aggiunto di Cosenza) che nel processo "Black money", in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, è stata applicata alla Dda di Catanzaro per sostenere l'accusa. Accanto a tali magistrati inquirenti, in tutti gli interrogatori di Mantella sono sempre stati presenti alcuni carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia.

Andrea Mantella

Mantella al vertice del clan ma non un boss. Nel nuovo verbale reso da Andrea Mantella dinanzi al pm Manzini, il 44enne vibonese conferma innanzitutto quanto già evidente dai primi verbali resi davanti agli altri magistrati della Dda di Catanzaro (Nicola Gratteri, Giovanni Bombardieri e Camillo Falvo): si tratta cioè di un soggetto "d'azione" posto al vertice del clan Lo Bianco-Barba - a conoscenza quindi di molti segreti "inconfessabili" della propria e di altre consorterie criminali - ma non di un boss. Non un boss sia per ragioni strettamente anagrafiche (Mantella è del '72) che gli impedirebbero di poter dare ordini a soggetti più grandi di lui anagraficamente e con 20 anni in più di disonorata carriera criminale alle spalle (come la maggior parte dei componenti del clan Lo Bianco), sia perchè è lo stesso Mantella a confermarlo nell'interrogatorio reso dinanzi al pm Manzini. "A Guscia" spiega infatti al magistrato ed ai carabinieri di essere stato affiliato alla 'ndrangheta nel 1988 all'età di 16 anni per volontà del boss di Vibo Valentia Carmelo Lo Bianco (cl.'32), detto "Piccinni" (deceduto da due anni), il quale avrebbe presenziato al rito di affiliazione dando a Mantella in "copiata" (la "copiata" nel giuramento alla 'ndrangheta è una sorte di "copyright" o “codice segreto” che si conferisce all’atto dell’affiliazione con l’indicazione di tre nominativi di altri “uomini d’onore” di rango superiore) il nominativo del boss di Limbadi Antonio Mancuso (cl. '38). Altro nome che Mantella ha spiegato di portare in "copiata", nel verbale reso in precedenza dinanzi al pm Camillo Falvo, sarebbe invece quello di Francesco Michelino Patania (peraltro stretto congiunto dello stesso Mantella), detto "Cicciobello", imprenditore, costruttore e già vicepresidente della "Vibonese-calcio", assolto nel processo "Nuova Alba" contro il clan Lo Bianco (pm Marisa Manzini) dall'accusa di associazione mafiosa. Resta ancora da svelare il terzo nominativo che ad Andrea Mantella dovrebbe essere stato conferito per la sua "copiata".

Antonio Mancuso

Per conto di Antonio Mancuso, quindi, Andrea Mantella confessa ora al magistrato Marisa Manzini di aver compiuto il tentato omicidio di Roberto Piccolo di Nicotera, fatto di sangue avvenuto nei primi anni '90 dinanzi al cinema "Valentini" di Vibo Valentia e di cui Zoom24 aveva scritto in anteprima anticipando le possibili confessioni di Mantella su tale specifico episodio (LEGGI QUI: Ndrangheta: Andrea Mantella collabora con la giustizia. Trasferito a Rebibbia). Tale circostanza - il prendere ordini da Carmelo Lo Bianco ed in alcune occasioni pure da Antonio Mancuso, personaggio di rango mafioso superiore allo stesso Lo Bianco - offre così ulteriore certezza sulla posizione di Mantella all'interno della criminalità organizzata vibonese (soggetto di vertice, ma non boss), come peraltro certificato con sentenza definitiva anche dall'operazione antimafia "Goodfellas" condotta dalla Dda di Catanzaro (l'accusa è stata sostenuta dall'allora procuratore Giuseppe Borrelli) su indagini della Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta all'epoca da Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò. Nelle motivazioni di tale sentenza il gup distrettuale, Gabriella Reillo, e poi il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Maria Vittoria Marchianò, hanno infatti condannato Carmelo Lo Bianco (cl. '32) quale capo ed organizzatore dell'omonimo clan, mentre Andrea Mantella è stato condannato per associazione mafiosa ma non col ruolo di organizzatore della cosca, spiegando poi che "Andrea Mantella aderisce al clan Lo Bianco e, pur agendo con spregiudicatezza, non ha mai dato in alcun modo vita ad un gruppo autonomo contrapposto agli stessi Lo Bianco". Si tenga inoltre ben presente che l'operazione "Goodfellas" ha coperto contestazioni ricomprese fra il febbraio 2007 ed il maggio 2010 e lo stesso Mantella ricorda ora nel verbale reso da collaboratore di giustizia al pm Marisa Manzini di essere stato detenuto dal luglio 2011 al 16 giugno scorso, non potendo quindi assumere quel ruolo di boss che solo la libertà avrebbe potuto, al limite, consentirgli nell'arco temporale successivo al 2010 ed al periodo storico preso in esame da "Goodfellas".

Giovanni Mancuso

Gli imprenditori chiamati in "causa" da Mantella. Sono tre gli imprenditori citati da Andrea Mantella nel verbale reso al pm Manzini: il dentista Pugliese proprietario dell'hotel San Leonardo Resort (oggi chiuso), l'imprenditore Antonino Castagna che attualmente si trova sotto processo in "Black money", ed il costruttore vibonese Gaetano Staropoli. Tali nominativi si vanno ad aggiungere agli altri già citati da Mantella nei precedenti verbali: Francesco Michelino Patania, il costruttore Guastalegname, Franco Barba e lo stesso Gaetano Staropoli. In ordine a quest'ultimo, il collaboratore spiega che si tratta di "un costruttore di Vibo Valentia che abita a Vena" il quale sarebbe stato sotto usura da parte di Giovanni Mancuso, con lo stesso Mantella che avrebbe prestato all'imprenditore 20.000 euro per far fronte al suo debito con il 76enne di Limbadi. Su Antonino Castagna, il collaboratore Mantella afferma di non conoscerlo personalmente ma di aver accompagnato una volta Carmelo Lo Bianco (cl. '32) ad un incontro con l'imprenditore che si sarebbe tenuto al 501 hotel. Spiega poi di aver saputo dell'amicizia di Castagna con Antonio Mancuso e di aver appreso dai Tripodi di Porto Salvo che Castagna avrebbe riciclato il denaro per conto dei clan (sul punto però il Tribunale di Vibo ha di recente dissequestrato tutti i beni di Castagna LEGGI QUI: Ndrangheta: No del Tribunale di Vibo a confisca beni imprenditore Castagna).

Carmelo Lo Bianco (cl. '32)

Qualche particolare in più Andrea Mantella riferisce invece di poter raccontare in ordine alle fasi di costruzione dell'hotel "San Leonardo Resort" di Tommaso Pugliese, sito sulla statale 18 lungo la strada che collega Vibo Valentia a Longobardi. Il collaboratore di giustizia spiega infatti agli inquirenti che i Mancuso erano interessati a tale costruzione e ci sarebbero stati diversi incontri "tra Antonio Mancuso, Carmelo Lo Bianco ed il dottore Pugliese nello studio dentistico di quest'ultimo a Vibo Valentia durante le fasi di costruzione del villaggio". Il verbale depositato riporta solo il riassunto delle risposte rese dal collaboratore al pm Manzini, ma non la trascrizione integrale dell'interrogatorio e quindi le domande poste dal magistrato. Dallo stesso verbale depositato si ricava in ogni caso che Andrea Mantella ha già reso dichiarazioni agli altri magistrati, che stanno seguendo la sua collaborazione (pm Camillo Falvo in primis), su "parecchi imprenditori legati al gruppo Mancuso".

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Il rapporto con la massoneria. I nomi degli imprenditori sin qui fatti da Andrea Mantella aprono, in ogni caso, anche il capitolo dei presunti rapporti fra gli iscritti alla massoneria e la 'ndrangheta. Fra i nominativi degli imprenditori citati dal collaboratore, qualcuno è infatti regolarmente iscritto da anni in una delle cinque logge di Vibo Valentia aderenti al Grande Oriente d'Italia. Il che andrebbe anche a smentire - ove ce ne fosse ulteriore bisogno (basta considerare le sole inchieste "Decollo money", "Nuova Alba" "Rima" e "Libra" in cui si parla chiaramente di rapporti fra 'ndrangheta ed esponenti che risultano essere iscritti alla massoneria) - quanto contenuto nella relazione consegnata nell'aprile del 2014 dall'allora prefetto di Vibo, Giovanni Bruno, alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, all'atto della sua visita a Vibo. In tale relazione, infatti, sulla scorta di alcune considerazioni delle forze dell'ordine vibonesi (principalmente dell'Arma), l'allora prefetto Giovanni Bruno ha messo nero su bianco che: "Sino ad ora non sono emersi collegamenti, nelle molteplici attività di polizia giudiziaria pure condotte dalle diverse forze di polizia in provincia di Vibo, tra esponenti massonici e mafiosi".

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Il testimone di giustizia Grasso. Fra i tanti imprenditori che Mantella dichiara di aver conosciuto ci sarebbe anche il testimone di giustizia Giuseppe Grasso. Mantella dichiara di averlo incontrato più volte e di aver appreso dallo stesso Grasso, in un "concessionario di Vibo Valentia", che Grasso era finito sotto usura ad opera di Giovanni Mancuso il quale si sarebbe fatto fare dei lavori di elettricista dallo stesso Grasso al fine di scontare gli interessi sul debito usurario.

g.b.


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