'Ndrangheta: Andrea Mantella e tutti i particolari inediti su omicidi ed estorsioni
Il collaboratore di giustizia vibonese nel corso del suo esame dinanzi al Tribunale di Vibo ha svelato anche i nomi di alcuni imprenditori nel "mirino"
di GIUSEPPE BAGLIVO
Ha svelato pure diversi particolari inediti su alcuni fatti di sangue e su alcune estorsioni Andrea Mantella nel corso del suo contro-esame da parte degli avvocati degli imputati del processo "Black money". In quasi 7 ore di deposizione, il collaboratore di giustizia vibonese ha arricchito i suoi racconti con diversi dettagli non emersi nel precedente esame e, almeno sinora, nei verbali sin qui depositati.


Gli omicidi di Lo Giudice e Roberto Soriano. Andrea Mantella ha infatti riferito che Leone Soriano di Pizzini di Filandari, ritenuto a capo dell'omonimo clan, gli raccontò che dietro la scomparsa nel 1996 di Lo Giudice di Piscopio e di Roberto Soriano (fratello di Leone) vi sarebbero stati il boss di San Gregorio d'Ippona, Saverio Razionale, ed il presunto boss di Zungri Giuseppe Accorinti. "Saverio Razionale faceva il doppio gioco - ha spiegato Mantella - poichè con noi parlava male dei Mancuso e con i Mancuso parlava invece male di noi. Io l'ho incontrato diverse volte, anche quando era latitante, sia a Vibo che a Roma. E' un esponente di spicco del clan Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d'Ippona".

Le estorsioni e gli imprenditori "amici" o nel "mirino" dei clan. "L'imprenditore Santo Lico - ha riferito il collaboratore - godeva della protezione del boss Antonio Mancuso. Per questo quando Roberto Piccolo di Nicotera, dello stesso clan Mancuso, fece dei danneggiamenti all'imprenditore, il mio boss Carmelo Lo Bianco, detto Piccinni, mi ordinò di sparare contro Roberto Piccolo. Così feci a Vibo, ma la mia pistola si inceppò e Roberto Piccolo rispondendo al fuoco riuscì a ferirmi". Rispondendo alle domande dell'avvocato Francesco Stilo, difensore d Mancuso, Mantella ha chiarito di non aver mai avuto alcun ordine diretto da parte di Antonio Mancuso di sparare a Piccolo.

"Carmelo Lo Bianco era legatissimo ad Antonio Mancuso - ha riferito il pentito - e fu il solo Carmelo Lo Bianco a darmi l'ordine di sparare a Roberto Piccolo". Quindi, rispondendo a delle domande degli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese (difensori di Pantaleone Mancuso), Andrea Mantella ha svelato che la quota di 37.500 euro mandatagli dal boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", attraverso l'assicuratore di Longobardi Michele Palumbo (ucciso nel 2010 nel giardino di casa), erano una parte delle estorsioni fatte dai Mancuso per i lavori al nuovo Palazzetto dello Sport di Vibo, realizzato lungo la Statale 18, per i lavori (sempre lungo la Statale 18) "del centro commerciale Annunziata che aveva un certo Restuccia" e per i lavori di realizzazione della Chiesa a Moderata Durant "che stava costruendo l'ingegnere Pata", oltre a dei lavori che si stavano realizzando nelle Marinate.

L'imprenditore Nazzareno Guastalegname, con in corso all'epoca altri lavori a Moderata Durant e sulla Nazionale a Pizzo, sarebbe stato invece, a detta di Mantella, nelle "mani di Rosario Fiarè e del genero di Fiarè, vale a dire Gregorio Giofrè di San Gregorio d'Ippona. Se loro due erano detenuti, i soldi di Guastalegname li prendeva Scarpuni, cioè Pantaleone Mancuso". A ricevere inoltre prestiti ad usura da parte di Giovanni Mancuso, secondo Mantella, sarebbero stati il costruttore di Vena, Gaetano Staropoli, e l'imprenditore Giuseppe Grasso di Briatico (futuro testimone di giustizia). Quest'ultimo avrebbe ricevuto pure 20 mila euro da Paolino Lo Bianco, figlio del boss Carmelo Lo Bianco (Piccinni) "dentro la concessionaria di auto che aveva all'epoca a Vibo in via degli Artigiani, Franco Ceravolo, con il quale - ha sottolineato il collaboratore - intrattenevamo rapporti amicali".


"In quel periodo - ha svelato Mantella - avevo già formato un mio gruppo autonomo, mi ero staccato dai Lo Bianco. Carmelo Lo Bianco del '32, detto Piccinni, mi disse che era giusto che io mi facessi la mia strada, ma mi avvertì anche di stare attento perchè se non mi guardavo sarei finito in carcere. Per le estorsioni su Vibo gli lasciai tutti i negozi che erano già sotto la loro protezione e con il mio gruppo iniziai a prendere le nuove attività". Quindi lo scontro a Vibo nel 2004 con Giovanni Mancuso per il monopolio della carne da fornire ai macellai ed il ricordo della prima estorsione, compiuta da Mantella a soli 12 anni ai danni di un certo Giuseppe Lo Schiavo. "A 16 anni - ha rimarcato Mantella - avevo già compiuto materialmente due o tre omicidi e se il boss Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, che pure stimavo a livello criminale, è ancora vivo deve ringraziare solo Padre Pio. Io stesso ero sceso a Nicotera per ucciderlo e la sua morte era stata decisa dal mio gruppo, dai Battaglia e Fiorillo di Piscopio, da Bruno Emanuele di Gerocarne, dai Bonavota di Sant'Onofrio, dai Vallelunga di Serra San Bruno e dai Tripodi di Porto Salvo".


I gradi mafiosi e le "copiate". Su domanda dell'avvocato Francesco Calabrese e dell'avvocato Francesco Sabatino, il collaboratore Andrea Mantella ha anche chiarito i gradi raggiunti nella 'ndrangheta ed i nomi dei "personaggi" da portare nella "copiata" all'atto dell'affiliazione o del passaggio ai gradi superiori. "Ho alle spalle 30 anni di carriera criminale - ha spiegato Mantella - e sono stato battezzato nella 'ndrangheta a 16 anni per volere di Carmelo Lo Bianco, detto Piccinni, in una cerimonia svoltasi in un locale di contrada Silica a Vibo alla presenza di circa 15 persone. Carmelo Lo Bianco era il capo-società a Vibo Valentia e altre cariche importanti avevano Enzo Barba, Raffaele Franzè detto Lo Svizzero, Francesco Michele Patania, Carmelo D'Andrea ed altri. Quando nel 2001, dopo aver compiuto l'omicidio di Manco e riacquistata la semi-libertà, passai al grado di tre-quartino portavo in copiata i nomi di Carmelo Lo Bianco, Francesco Giampà di Lamezia e Carmine Arena di Isola Capo Rizzuto. Ho invece ottenuto il grado del Vangelo in carcere a Catanzaro.


Ma per me i gradi nella 'ndrangheta erano solo barzellette, a me interessavano i soldi e per questo dal 2004 in poi feci un gruppo militare tutto mio con Francesco Scrugli, Salvatore Morelli, Tomaino, Francesco Antonio Pardea, i cugini Vincenzo e Salvatore Mantella, per contrastare i Mancuso di cui tutti avevano paura. Fra loro, gli stessi Mancuso non andavano d'accordo. C'era la fazione di Ciccio Mancuso, detto Tabacco, la fazione di Scarpuni che si rifaceva alle posizioni di Luigi Mancuso, mentre Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, e Pantaleone Mancuso, detto Vetrinetta, fra loro non andavano d'accordo. Vetrinetta definiva come schifosi sia Scarpuni che Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere", mentre Vetrinetta veniva considerato dagli altri come la vergogna dei Mancuso perchè intratteneva rapporti con le forze dell'ordine".
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