Due i testi escussi. Lunedì prossimo la conclusione dell'istruttoria dibattimentale. Tribunale invia atti alla Cassazione per istanza di rimessione avanzata dalle difese

di GIUSEPPE BAGLIVO

Sarà inviata nella giornata odierna alla Corte di Cassazione l'istanza di rimessione del processo avanzata nella precedente udienza da quasi tutti i difensori degli imputati del processo "Black money" contro il clan Mancuso. Ad inviare alla Suprema Corte l'istanza sarà il Tribunale collegiale di Vibo Valentia per come annunciato stamane dalla presidente Vincenza Papagno. (LEGGI QUI: Ndrangheta: Black money, presentata istanza di rimessione del processo e QUI: Ndrangheta, nuova udienza di Black Money: imputati chiedono rimessione del processo). Lunedì prossimo, quindi, salvo l'ammissione di altri testi chiesti oggi dalla difesa dell'imputato Giovanni Mancuso (rappresentata dall'avvocato Giuseppe Di Renzo e dall'avvocato Armando Veneto), si concluderà l'istruttoria dibattimentale con l'escussione del teste Sansalone, oggi assente.

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La deposizione del vicequestore Zampaglione. A deporre stamane per primo è stato il vicequestore Fabio Zampaglione (in foto a sinistra), attualmente alla guida della Squadra Mobile di Crotone e nel 2004 vice dirigente della Squadra Mobile di Vibo Valentia guidata all'epoca da Rodolfo Ruperti ora in servizio a Palermo. "Sono intervenuto la mattina del 2 dicembre 2004 - ha riferito il dott. Zampaglione rispondendo alle domande del pm Marisa Manzini e poi dell'avvocato Giuseppe Di Renzo - nei pressi del mercato coperto di Vibo poichè passando in auto insieme al collega Rodolfo Ruperti abbiamo notato discutere animatamente Andrea Mantella e Giovanni Mancuso. Da una parte, oltre ad Andrea Mantella, c'erano anche i fratelli Nazzareno e Domenico Mantella, dall'altra parte Giovanni Mancuso e Giacomo Cichello. Giovanni Mancuso era per noi della Squadra Mobile un personaggio di rilievo poichè era l'unico dei Mancuso rimasto libero a seguito dell'operazione Dinasty. Abbiamo quindi parcheggiato l'auto ed abbiamo fatto intervenire sul posto due pattuglie della Squadra Volante per identificare tutti i presenti. Al nostro arrivo - ha continuato il teste Zampaglione - sia Mantella che Mancuso, quanto gli altri presenti, si sono ammutoliti e non hanno proferito parola. Non ho in precedenza sentito cosa si dicevano Andrea Mantella e Giovanni Mancuso poichè la nostra auto era blindata e non si percepivano i rumori e le parole provenienti dall'esterno".

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Dopo alcuni chiarimenti chiesti dall'avvocato Giuseppe Di Renzo, è toccato all'avvocato Armando Veneto (in foto a sinistra) - che insieme al collega difende Giovanni Mancuso - porre alcune domande al teste. "Dottore Zampaglione, lei sapeva l'oggetto sul quale doveva essere sentito oggi in questo processo? Deve dire la verità, perchè lei è un uomo dello Stato". Questa la domanda rivolta dal penalista e questa la risposta del vicequestore Fabio Zampaglione: "Mi hanno accennato qualcosa i miei colleghi della Squadra Mobile di Vibo e l'ho appreso anche da alcuni organi di stampa. Mi sono sentito al telefono pure con il collega Ruperti che ha ricevuto analoga richiesta per essere ascoltato anche lui a Vibo in questo processo". Di rimando l'avvocato Armando Veneto ha quindi chiesto al teste: "Possiamo dire dunque che i ricordi su quanto ci ha appena riferito le sono venuti in mente anche perchè la sua memoria è stata sollecitata in precedenza"? A tale domanda si è registrata l'opposizione del pm Marisa Manzini che ha spiegato al Tribunale di non ritenerla pertinente essendo "normale che due poliziotti - ha aggiunto - si sentano anche prima sull'oggetto della deposizione". Quindi la replica dell'avvocato Armando Veneto: "Sarà normale per lei, pubblico ministero, ma non per me". Ammessa la domanda, il teste Zampaglione ha così risposto: "L'animata discussione al mercato di Vibo fra Andrea Mantella e Giovanni Mancuso è un episodio che mi è rimasto in mente anche perchè quella mattina con il dottore Ruperti eravamo di ritorno da Zungri dove era avvenuto l'omicidio di un pastore in un ovile. Avevano ucciso e crivellato a colpi d'arma da fuoco un certo Crudo, ma una volta sul posto abbiamo visto che stavano già procedendo i carabinieri e quindi noi come polizia abbiamo solo fatto una segnalazione allo Sco. Al ritorno siamo passati dal mercato di Vibo, in via Clarisse".

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Andrea Mantella

La conclusione dell'esame è toccata all'avvocato Armando Veneto che ha spiegato, rivolto al pubblico ministero, di aver posto tali domande al teste poichè "incuriosito dal fatto che il dott. Zampaglione ricordasse anche la data, il 2 dicembre 2004, del controllo di polizia operato nei confronti di Andrea Mantella e Giovanni Mancuso. Ecco perchè - ha affermato il penalista - ho fatto tali domande e non certo per altro".

Il teste Pasquale Farfaglia. L'ingegnere, citato in aula quale teste dalla difesa dell'imputato Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", ha invece spiegato di aver seguito nel 2000 per conto del Comune di Briatico, quale responsabile del procedimento, la direzione dei lavori per un pozzo nella frazione di San Costantino. Lavori che stava materialmente eseguendo la ditta dell'imprenditore Salvatore Barbagallo, attuale testimone di giustizia. Rispondendo alle domande dell'avvocato Francesco Sabatino, l'ingegnere Farfaglia ha dichiarato di aver "appreso solo dalla lettera con cui Barbagallo ha comunicato all'epoca al Comune di Briatico la volontà di abbandonare i lavori, che costui aveva denunciato delle minacce e dei danneggiamenti. Mai prima lo stesso Barbagallo mi aveva parlato di danneggiamenti.

Salvatore Barbagallo

Ho verificato personalmente - ha aggiunto Farfaglia - che, con i lavori di scavo del pozzo, Barbagallo era arrivato ad una profondità di 40 metri e non di 78 metri come invece sosteneva l'imprenditore a cui dovevano essere pagati i lavori svolti sino alla decisione di abbandonarli".

E' toccato all'avvocato Giuseppe Aloisio e poi all'avvocato Francesco Sabatino chiedere quindi al teste se prima dell'udienza odierna fosse stato per caso avvicinato fuori dall'aula da Salvatore Barbagallo. Questa la risposta di Pasquale Farfaglia: "Io ogni mese, quando mi capita, discuto con Barbagallo, stamattina sono stato avvicinato qui fuori dall'aula ma un poliziotto si è avvicinato per allontanare Barbagallo. Non mi ricordo cosa mi ha detto, ha fatto una battuta, ma non la ricordo, mi avrà detto qualche banalità". Di rimando l'avvocato Sabatino ha chiesto: "Ci riferisca questa banalità, ci dica di questa battuta che le avrebbe detto Barbagallo, è una cosa successa un'ora fa, non 16 anni fa, come fa a dire che non la ricorda?". Questa, di rimando, la risposta di Pasquale Farfaglia: "Non la ricordo, non posso dire una cosa per un'altra, non la ricordo, ho problemi di memoria". Invitato per ben quattro volte dalla difesa a dire la verità - e per una volta ammonito in tal senso anche dal presidente del Collegio, Vincenza Papagno - gli avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Aloisio hanno quindi alla fine chiesto al Tribunale di voler trasmettere la deposizione dell'ingegnere Pasquale Farfaglia alla Procura distrettuale di Catanzaro per le valutazioni di competenza. In aula, fra il pubblico, accanto alla polizia penitenziaria ad ascoltare la deposizione del teste era presente pure il testimone di giustizia Salvatore Barbagallo.

Marisa Manzini

Depositata dal pm Marisa Manzini l'annotazione del vicequestore Fabio Zampaglione sull'episodio che ha visto per protagonisti Andrea Mantella e Giovanni Mancuso, e revocata a tal punto dal Tribunale (con il consenso dell'accusa e della difesa) l'ordinanza per ascoltare su tale episodio pure il dott. Rodolfo Ruperti, il processo è stato rinviato a lunedì 28 novembre. In tale udienza il Tribunale scioglierà anche la riserva in ordine all'escussione in aula di Domenico e Nazzareno Mantella per come chiesto dalla difesa di Giovanni Mancuso.

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Giovanni Mancuso

Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni.

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