'Ndrangheta: "Black money", ecco i motivi dell'astensione di due giudici dal processo
Si tratta dei componenti del Collegio Vincenza Papagno e Giovanna Taricco ricusati dalla difesa dell'imputato Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni"
di GIUSEPPE BAGLIVO
"Astensione dalla trattazione del presente processo disponendo la trasmissione degli atti di cui al fascicolo del dibattimento, nonchè la sentenza numero 630 del 2016 al presidente del Tribunale per le valutazioni di competenza". Questa la dichiarazione di astensione del presidente del Collegio del processo "Black money", Vincenza Papagno, e del giudice a latere Giovanna Taricco, sulla richiesta formulata in aula dall'avvocato Francesco Sabatino che insieme al collega Francesco Calabrese difende l'imputato Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni".

La richiesta di astensione della difesa, accolta dai giudici del tribunale, è fondata sul recente deposito delle motivazioni della sentenza che ha registrato la condanna a 16 anni di Nunzio Manuel Callà per il tentato omicidio aggravato, commesso a Vibo Valentia nel quartiere Sant'Aloe a pochi metri dalla Questura, di Francesco Scrugli (poi ucciso nel marzo 2012 a Vibo Marina nel quartiere Pennello). In tale processo Nunzio Manuel Callà è stato condannato anche per reati in materia di armi. I giudici, nel motivare la loro dichiarazione di astensione, spiegano che effettivamente in tale sentenza "seppure incidentalmente, è stata valutata la posizione di Pantaleone Mancuso in relazione al contributo dallo stesso fornito, tramite Callà, al gruppo dei Patania di Stefanaconi nella realizzazione del piano omicidiario" ai danni di Francesco Scrugli in quel periodo unitosi al clan dei Piscopisani in faida proprio con i Patania.

Nel processo "Black money" sono quindi gli stessi giudici, nel motivare la loro richiesta di astensione, che sottolineano come a Pantaleone Mancuso nel processo "Black money" viene contestato di aver "preso parte all'associazione di riferimento quale promotore ed organizzatore del gruppo , con compiti di decisione, individuazione e pianificazione" degli omicidi da compiere nell'interesse "dell'intera organizzazione criminale". Inoltre, ad avviso dei due giudici che si sono astenuti, a seguito dell'attività integrativa di indagine e dell'escussione di diversi collaboratori di giustizia tra cui Daniele Bono e Andrea Mantella, la vicenda della sentenza trattata nelle motivazioni di condanna per Nunzio Manuel Callà ( il tentato omicidio di Francesco Scrugli), è entrato a far parte del compendio probatorio del processo "Black money".

Da qui - alla luce anche di alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale in materia - la richiesta di astensione dal dibattimento a carico dei Mancuso e la trasmissione degli atti al presidente del Tribunale affinchè individui entro il 3 novembre prossimo (data fissata per la nuova udienza del processo) due nuovi giudici oppure respinga (cosa allo stato, attesa la motivazione di astensione dei due togati, altamente improbabile) la richiesta. Alla richiesta di astensione dei due giudici formulata dalla difesa di Pantaleone Mancuso si era opposta in aula il pm Marisa Manzini che ne avevo chiesto il rigetto spiegando che non sussistevano i presupposti e non conoscere in ogni caso la sentenza su Nunzio Manuel Callà.


L'istanza di rimessione del processo non valutata. Le difese degli altri imputati ed in particolare l'avvocato Giuseppe Di Renzo a cui si sono associati gli altri difensori avevano dal canto loro presentato nei confronti del Collegio un'istanza di rimessione alla Cassazione del processo che si differenzia dalla ricusazione (presentata invece dalla difesa di Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni") in quanto per poter essere eccepita necessita "di gravi situazioni esterne non altrimenti eliminabili" tali da turbare il regolare svolgimento del processo. Per motivare tale richiesta - poi non esaminata dai giudici perchè superata dall'accoglimento della richiesta di astensione di due giudici sulla scorta del deposito delle motivazione della sentenza di condanna su Callà - l'avvocato Giuseppe Di Renzo (al quale si sono associati gli altri difensori) aveva fatto leva sul clima "di inaccettabile tensione creato attorno al processo da alcuni organi di informazione e da alcuni resoconti giornalistici" dopo l'esame in aula del collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, e le dichiarazioni spontanee di Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni".

L'avvocato Giuseppe Di Renzo (difensore di Giovanni Mancuso) aveva parlato in aula di "clima surreale e di resoconti mediatici non veritieri rispetto a ciò che è successo in aula, ma ugualmente capaci di creare un vulnus ed una lesione dei meccanismi ordinari di giudizio da parte del Collegio", atteso che alcuni organi di informazione - a differenza di Zoom24 e di pochi altri - neanche presenti nelle udienze "incriminate", avevano poi alimentato un can-can mediatico che investiva direttamente i giudici del Collegio. A tale richiesta si era opposta il pm Marisa Manzini che aveva anzi sottolineato in aula di non essere a conoscenza di alcun intervento ispettivo del Ministero della Giustizia sul Tribunale di Vibo Valentia. Dalle richieste dei difensori di rimessione del processo si era invece dissociato l'avvocato Francesco Stilo, difensore del boss Antonio Mancuso.

Gli imputati del processo, che riprenderà il 3 novembre prossimo sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.
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