'Ndrangheta, il pentito Andrea Mantella al pm: "Qui possiamo fare un film"
Continua a riempire centinaia di pagine di verbali il nuovo collaboratore di giustizia vibonese che sta delineando tutte le dinamiche criminali degli ultimi anni
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Continua a riempire pagine su pagine di verbali, Andrea Mantella, esponente apicale del clan Lo Bianco di Vibo Valentia che da qualche mese ha iniziato a collaborare con la giustizia. Nel processo "Black money" in corso contro il clan Mancuso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia sono stati depositati nuovi verbali con la trascrizione integrale delle risposte di Mantella e delle domande formulate dai pm della Dda di Catanzaro e dagli investigatori dell'Arma. Sebbene si tratti di verbali ancora coperti per la gran parte da omissis, da alcuni passaggi non coperti più da segreto si ricavano ulteriori particolari rispetto ai verbali già depositati in forma riassuntiva.

Andrea Mantella e il pestaggio di Giuseppe Mancuso. Il collaboratore riferisce infatti che unitamente a Salvatore Morelli di Vibo Valentia, avrebbe pestato di botte Giuseppe Mancuso, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto "Vetrinetta", in un autosalone a Vibo in viale Affaccio. Dopo tale episodio, lo stesso Andrea Mantella sarebbe stato convocato da Michele Palumbo, l'assicuratore ucciso a Longobardi nel 2010 e ritenuto il "braccio-destro" di Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni". Secondo il racconto di Andrea Mantella, a mandargli le "imbasciate" per conto di Palumbo sarebbe stato Enzo Cannatà, "un ragazzo che aveva un bar vicino la scuola Buccarelli a Vibo - spiega Mantella - e che noi chiamavamo "Sapitutto". Mantella si sarebbe quindi incontrato con Palumbo nei pressi delle case popolari sulla strada per Triparni, vicino ad un ufficio dove "Mario De Rito - fa mettere a verbale Mantella - faceva delle truffe". Sempre Mantella riferisce di aver detto nell'occasione a Michele Palumbo che il litigio con Giuseppe Mancuso era stato causato dallo stesso Mancuso, avvertendo poi Palumbo di "non sognarsi a fare qualcosa o qualche danneggiamento o sparare alle finestre" della sorella di Mantella "vedova di Giampà" di Lamezia, altrimenti Giuseppe Mancuso sarebbe stato ucciso.

Domenico Campisi e gli incontri con i Piscopisani. Ad avviso di Andrea Mantella, Rosario Fiorillo di Piscopio, detto "Pulcino", avrebbe preso appuntamento con Domenico Campisi - il broker della cocaina poi ucciso a Nicotera nel giugno 2011 - per farsi insegnare delle strade secondarie nel territorio comunale di Nicotera. In tale occasione il gruppo Mantella-Scrugli ed i Piscopisani avrebbero appreso che vi erano all'epoca dei dissidi fra Domenico Campisi e Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere" ed altri dissapori fra lo stesso Campisi ed il boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni" (cugino omonimo del primo). Mantella avrebbe cercato di trattenere il cognato Francesco Scrugli dall'eliminare Scarpuni per non commettere ulteriori errori, ma Scrugli avrebbe replicato a Mantella che, eliminato Scarpuni, loro due avrebbero avuto campo libero su Vibo-città. "Io dissi a Scrugli - spiega Mantella - di fare come se la sentiva in ordine all'eliminazione di Scarpuni". Il patto era che i Piscopisani se la dovevano poi vedere per le estorsioni fra Longobardi, Vibo Marina e Porto Salvo unitamente ai Tripodi. A Vibo e sino alla stazione di Vibo-Pizzo il gruppo di Mantella e Scrugli. I Piscopisani, secondo il racconto di Mantella che in questo confermerebbe in pieno analoghi racconti già fatti dal collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, si sarebbero quindi recati in più occasioni a Nicotera armati con mitra e pistole, andando avanti ed indietro all'impazzata per uccidere il boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", ma senza mai individuarlo. "Sicuramente i Bonavota - spiega Mantella - avranno parlato con Scrugli della programmata eliminazione di "Scarpuni".

La dazione di denaro dell'imprenditore Guastalegname. Ad avviso di Mantella "Scarpuni dava fastidio pure ai Bonavota - fa mettere a verbale - perchè il costruttore Guastalegname stava facendo dei grossi lavori su Pizzo e si era accordato con Rocco Anello e i Bonavota sul fatto che i soldi attraverso Gregorio Giofrè di San Gregorio d'Ippona, genero del boss Rosario Fiarè, dovevano andare per una parte pure ai Bonavota". Guastalegname in un primo tempo avrebbe pagato "Scarpuni" e Giofrè. Una volta arrestati per altri motivi, Guastalegname avrebbe invece pagato la tangente - stando sempre al racconto del collaboratore di giustizia - ai Bonavota di Sant'Onofrio ed agli Anello di Filadelfia per dei lavori che stava effettuando nel territorio comunale di Pizzo Calabro. Il pm Camillo Falvo che su tale episodio ha ascoltato a verbale il collaboratore di giustizia sintetizza: "Luni Scarpuni dava fastidio ai Bonavota anche per l'estorsione all'imprenditore Guastalegname". Ma Mantella ribatte al pm :"Non è un'estorsione, quello è d'accordo, dottore, quello è d'accordo come Pino Prestanicola". Pm Falvo: "Per l'estorsione...". Andrea Mantella: "sì, si, va beh, ma voglio dire..., è l'estorsione che deve pagare, ma gli sta bene insomma. Gustalegname ha fatto le case a Moderata Durant e a Pizzo, ha fatto villette, ha fatto nu saccu i cosi". Naturalmente, la qualificazione giuridica del fatto spetta al pubblico ministero e non a Mantella. Appare però significativo che il nuovo collaboratore di giustizia ci tenga a ribadire come, a suo avviso, il costruttore Guastalegname non sarebbe stato contrario a pagare somme di denaro ai clan.

Anche i parenti dei Lo Bianco avrebbero versato denaro ai clan. Andrea Mantella continua il suo racconto spiegando che a lavorare all'epoca in subappalto con il costruttore Guastalegname vi sarebbe stato pure suo cugino Rosario Lo Bianco (già al centro di altra inchiesta della Procura di Vibo e della Guardia di finanza unitamente alla sua società) che è al tempo stesso pure il genero del boss Carmelo Lo Bianco (cl. '45), detto "Sicarro", figura apicale dell'omonimo clan di Vibo Valentia. Rosario Lo Bianco avrebbe chiesto consigli a Mantella su quale clan pagare per stare tranquillo. Mantella gli avrebbe quindi suggerito di versare il denaro ai Bonavota e che nel caso di contrasti con Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", sarebbero stati direttamente i Bonavota a vedersela dell'intera vicenda. "Io ti consiglio i soldi di darglieli ai Bonavota, non ai Mancuso - avrebbe detto Mantella al cugino Rosario Lo Bianco - poi ti regoli tu. Se poi tu hai problemi con Scarpuni, questo è un problema che se la devono vedere Scarpuni con i Bonavota". Alla fine Rosario Lo Bianco - stando al racconto del collaboratore di giustizia - avrebbe versato il denaro a Pino Barbieri, indicato da Mantella come "referente dei Bonavota, quello che provvedeva per gli avvocati e le vicende sanitarie". E' sempre Mantella a questo punto che rivolto al pm Camillo Falvo dice: "Un film qui possiamo fare, dottore". Un "film" il cui finale aspetta ancora di essere scritto, con una realtà criminale disvelata dal nuovo collaboratore di giustizia che si preannuncia ben più devastante di qualunque fiction. In molti a Vibo Valentia e dintorni, fra "colletti sporchi" e mafiosi di ogni rango, hanno già iniziato da qualche tempo a non dormire più sonni tranquilli.
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