'Ndrangheta, il pentito Pulice e i clan lametini, vibonesi e reggini
Il nuovo collaboratore di Lamezia Terme svela i rapporti storici fra i diversi clan mafiosi calabresi chiamando in causa alcuni boss di spicco
Solidi e storici rapporti fra la 'ndrangheta lametina e quella vibonese. Gennaro Pulice conosce molti segreti sugli affari illeciti ed i legami fra i clan di Lamezia Terme e le consorterie mafiose della provincia di Vibo e non solo. Dinanzi al pm della Dda di Catanzaro, Elio Romano, in diversi verbali di interrogatorio il nuovo pentito “disegna” una mappa delle alleanze, andando a riscontrare quanto già emerso in diverse inchieste supportate sia dalle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia, sia da intercettazioni ambientali e telefoniche.

Il clan Iannazzo di Sambiase ed i suoi storici legami. Parla a lungo, Gennaro Pulice, una vita all'interno del clan Cannizzaro-Da Ponte di Lamezia, da sempre alleato con i potenti Iannazzo di Sambiase. Gennaro Pulice riconosce ai Iannazzo un grado superiore a tutte le altre consorterie mafiose del Lametino – Giampà compresi – per via di alcuni storici legami che tale clan avrebbe coltivato negli anni con altre cosche della Calabria. Ad iniziare dai Mancuso di Limbadi, che Gennaro Pulice indica come uno dei clan che “di fatto gestivano l'intera 'ndrangheta”. Rapporti che sarebbero stati intessuti da Vincenzino Iannazzo (in foto sopra) il quale, a detta del collaboratore di giustizia, vanterebbe “ottimi legami” con i Presta ed i Lanzino di Cosenza, i Grande Aracri di Cutro e gli Arena ed i Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, i Farao ed i Marincola di Cirò, gli Alvaro di Sinopoli, i Morabito ed i Mollica di Africo.

Ma anche rapporti con gli Anello di Filadelfia, centro in provincia di Vibo ma confinante con il Lametino, e con i Vallelunga di Serra San Bruno. “Vincenzino Iannazzo – ha fatto mettere a verbale Pulice – è la persona di riferimento per l'area lametina ed è riconosciuto in ambito criminale su tutto il territorio calabrese e non. Ha ottimi rapporti su Venezia, Liguria ed anche all'estero”. Rapporti con altri clan calabresi della fascia tirrenica che, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbero scaturiti anche dai lavori che hanno riguardato il tratto autostradale dell'A3 Salerno-Reggio Calabria “dove tante imprese lametine si sono aggiudicate degli appalti e, di fatto, Vincenzo era quello che mediava le estorsioni e i rapporti con le altre cosche”.

Altro personaggio di spicco del clan Iannazzo viene indicato da Gennaro Pulice in Ciccio Iannazzo, alias “Il Cafarone”, cugino di Vincenzino, ucciso negli scorsi anni in un agguato mafioso. Ciccio Iannazzo, ad avviso di Pulice, si sarebbe rifiutato di cresimare un figlio degli Anello e per tale motivo i rapporti del clan di Filadelfia con “Il Cafarone” si sarebbero incrinati. Una “solida amicizia” avrebbe invece legato Ciccio Iannazzo al boss Damiano Vallelunga di Serra San Bruno, il capo del clan dei “Viperari” ucciso nel settembre 2009 dinanzi al santuario di Riace (Rc) da killer inviati dai Gallace di Guardavalle, dai Leuzzi di Stignano e dai Ruga di Monasterace. Ciccio Iannazzo e Damiano Vallelunga, secondo il racconto di Gennaro Pulice, si sarebbero negli anni scambiati reciproci favori per le azioni di sangue nei rispettivi territori.

Gli altri rapporti con i Mancuso ed i Fruci. Anche personaggi come Mimmo Cannizzaro e Peppe Da Ponte avrebbero avuto – a detta sempre del collaboratore di giustizia lametino – rapporti con alcune articolazioni del clan Mancuso. Rapporti comunque sempre mediati dai Pesce e dai Bellocco di Rosarno. Non bisogna infatti dimenticare che i Cannizzaro, trapiantati da anni a Lamezia (Sambiase) provengono proprio da Rosarno e ad ulteriore conferma di tale legame il collaboratore Pulice ricorda al pm Elio Romano che uno dei Cannizzaro ha sposato una Fazzari di Rosarno, altro clan che da anni si divide il territorio rosarnese unitamente ai Pesce, ai Bellocco, ai Cacciola ed ai Pisano. Legami fra i Cannizzaro-Da Ponte-Iannazzo vi sarebbero pure con i Fruci di Acconia di Curinga. In tale centro in provincia di Catanzaro, confinante con la provincia di Vibo, uno dei due fratelli Fruci – secondo Gennaro Pulice – gestirebbe attualmente in maniera autonoma le attività illecite sul territorio, mentre altro fratello sarebbe invece rimasto subordinato agli Anello di Filadelfia.
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