Due i testi escussi: Giuseppe Grasso e Antonio Sansalone. Conferme al racconto di Andrea Mantella. Fissate le udienze per la requisitoria del pm

Nuova udienza stamane per il processo nato dall'operazione denominata "Black money" ed in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Vincenza Papagno con a latere i giudici Giovanna Taricco e Pia Sordetti. Il primo teste ad essere escusso è stato l'imprenditore di Briatico, Giuseppe Grasso, attuale testimone di giustizia e parte civile nel processo.

Tribunale Vibo Valentia

Rispondendo alle domande del pm, Marisa Manzini, e poi degli avvocati Giuseppe Di Renzo e Francesco Stilo, difensori, rispettivamente, degli imputati Giovanni Mancuso e Antonio Mancuso, il teste ha confermato che Andrea Mantella era presente in occasione di un incontro nell'autosalone a Vibo di Franco Ceravolo in cui vi era pure Paolo Lo Bianco. Lo stesso Paolo Lo Bianco con il quale in precedenza Giuseppe Grasso ha raccontato di aver stretto un "accordo" per il pagamento degli interessi su una somma di denaro che gli era stata prestata. "Mantella - ha riferito Grasso - era al corrente della mia situazione e mi disse anche che gli altri con l'usura mi stavano succhiando il sangue. Conoscevo Andrea Mantella solo di vista e se lo incontravo in giro mi limitavo al saluto. Sono stato costretto a cedere a Franco Ceravolo tre mie auto. Ho denunciato tutti i rapporti che ho avuto - ha continuato il testimone di giustizia - con Franco Ceravolo e Paolo Lo Bianco nell'ambito dell'inchiesta Odissea e prima di deporre in questo processo ho sentito il mio avvocato Mimmo Talotta che mi ha però solo detto che dovevo essere sentito in relazione ad un'auto venduta a Ceravolo. Neanche avevo capito - ha concluso Grasso - che il riferimento era a Franco Ceravolo, atteso che altra auto l'ho acquistata pure da Vincenzo Ceravolo", anche lui attuale testimone di giustizia.

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tribunale toga aula

La deposizione di Sanasalone. Sul banco dei testimoni è poi salito Antonio Sansalone, ex comandante della prima sezione del Nucleo investigativo dei  carabinieri di Vibo, che ha redatto parte dell'informativa dell'operazione antimafia "Costa pulita" in un primo tempo chiamata "operazione Etica". Il teste ha affermato di aver conosciuto "Salvatore Barbagallo per telefono poichè costui lamentava la scarsa vigilanza delle forze dell'ordine nei suoi confronti. Nino Accorinti di Briatico aveva bloccato i lavori di scavo di Barbagallo per un pozzo che doveva servire a rifornire di acqua la frazione di San Costantino. Nino Accorinti aveva invitato Barbagallo a lasciare i lavori. Lavori poi eseguiti - ha spiegato Sansalone - da una ditta di Ricadi. Nella denuncia Barbagallo ci riferì invece che i lavori erano stati dati ad una ditta vicina a Pantaleone Mancuso, ditta ben diversa da quella di Ricadi che in realtà effettuò i lavori. Inizialmente Barbagallo - ha concluso il carabiniere - non ci ha detto tutto".

Prossima udienza il 5 dicembre prossimo, mentre il Tribunale - nel caso in cui il 23 dicembre la Cassazione rigetti l'istanza di rimessione del processo avanzata dalle difese (LEGGI QUI: ‘Ndrangheta: “Black money”, Cassazione fissa data per esame rimessione processo e QUI: Ndrangheta: "Black money", presentata istanza di rimessione del processo ) - ha già fissato le udienze per la requisitoria del pm nelle date del 28, 29 e 30 dicembre.

Giovanni Mancuso

Antonio Mancuso

Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni. (g.b.)

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