‘Ndrangheta, il pentito Mantella e la lista degli omicidi commissionata dai Bonavota

Nuove rivelazioni del collaboratore di giustizia vibonese che svela i progetti del clan di Sant’Onofrio per mettere le mani sulla zona industriale di Maierato

di MIMMO FAMULARO

E’ una vera e propria faida quella che si è combattuta tra i Cracolici e i Bonavota a cavallo tra il 2002 ed il 2004. Una guerra di mafia per il controllo della zona industriale di Maierato contrassegnata da imboscate, agguati, omicidi. Nelle 400 pagine dell’inchiesta denominata “Conquista”, gli inquirenti raccontano la scalata del potente clan di Sant’Onofrio e ricostruiscono lo spaccato criminale nel quale sono maturati una serie di fatti di sangue non ancora tutti risolti. Due quelli contestati nell’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Camillo Falvo e condotta sul campo dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo guidati dal capitano Valerio Palmieri: l’esecuzione di Raffaele Cracolici, detto Lele Palermo, e quella di Domenico Di Leo, alias “Micu i Catalanu”.

Andrea MantellaLa lista degli omicidi. L’anno di riferimento è il 2004, ma tra le 400 pagine si fa riferimento ad altri omicidi. Due in particolare: l’agguato che è costato la vita a Domenico Belsito, ferito a Pizzo nel marzo del 2004 e morto qualche giorno dopo, più l’imboscata ad Alfredo Cracolici, ucciso a San Nicola da Crissa nel febbraio del 2002. A parlare è sempre Andrea Mantella, le cui dichiarazioni costituiscono un capitolo importante sul quale poggia l’impianto accusatorio. E’ a lui e a Francesco Scrugli (deceduto) che i Bonavota si erano rivolti consegnando un sorta di lista delle persone da fare fuori per completare la loro scalata al potere e mettere le mani sulla zona industriale di Maierato. “Se non ricordo male – dichiara Mantella ai carabinieri – l’omicidio Belsito è stato il primo di quelli commessi per conto dei Bonavota. Ricordo che gli omicidi che dovevamo compiere per loro conto erano in tutto cinque o sei, ed in particolare tre commessi da noi e tre ai quali noi non abbiamo partecipato. Noi abbiamo commesso quelli di Domenico Belsito, Raffaele Cracolici e Domenico Di Leo; quelli che non abbiamo commesso direttamente e per i quali dovevamo dare manforte a Bonavota Domenico, Bonavota Pasquale, Bonavota Nicola, Cugliari Domenico, “Micu i Mela”, Cugliari Bruno, Francesco Fortuna e Onofrio Barbieri erano gli omicidi di Antonino Lopreiato, detto “U Murizio”…. OMISSIS”.

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Pantaleone Mancuso

Nel mirino anche “Scarpuni”. In un altro passo si fa invece riferimento al progetto di uccidere Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. “Quest’idea – spiega Mantella – è andata a scemare in quanto Luni Scarpuni era stato arrestato per la vicenda Ceravolo: abbiamo abbandonato questo progetto, avviato ancora prima di iniziare gli omicidi Cracolici, Belsito e Di Leo. Già allora dunque con i Bonavota volevamo uccidere Scarpuni”.

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Francesco Scrugli

L’agguato a Belsito. Mantella spiega di aver compiuto per i Bonavota pure l’omicidio di Domenico Belsito, ucciso materialmente sulla Nazionale a Pizzo il 18 marzo del 2004 insieme al suo “braccio destro” Francesco Scrugli (nella foto). L’agguato sarebbe stato preceduto da un accordo: uno scambio di uomini fra i due clan per le azioni delittuose che avrebbe portato Domenico Bonavota e Francesco Fortuna di Sant’Onofrio a rendersi disponibili per compiere un attentato nei confronti di Antonio Franzè, di Vibo Valentia, cognato dello stesso Mantella e con cui il futuro collaboratore sarebbe entrato all’epoca in contrasto. Motivo degli attriti, una relazione intrapresa da Mantella con una sua parente e per la quale, a suo dire, “Antonio Franzè mi diffamava per Vibo”. I Bonavota per ricambiare il favore a seguito di alcuni omicidi compiuti da Mantella e Scrugli per loro conto, avrebbero quindi mandato a Vibo “Francesco Fortuna – ha spiegato agli inquirenti Mantella – in quanto lui è un tiratore scelto. Fortuna è salito a Vibo, si è messo dentro una Peugeot 206 di un ragazzo di Sant’Onofrio. Era presente anche Francesco Scrugli”.

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bonavotaI vertici in campagna. Dopo tale tentativo di colpire Antonio Franzè, cognato dello stesso Mantella, il futuro collaboratore di giustizia, unitamente a Francesco Scrugli, sarebbe stato quindi convocato in campagna dai Bonavota. “Erano presenti – ha raccontato Mantella in recentissimi verbali dell’ottobre scorso – Domenico Bonavota, Nicola Bonavota, Domenico Cugliari detto “Micu i Mela”, Bruno Cugliari, fratello di Domenico, Francesco Fortuna e Onofrio Barbieri. Pasquale Bonavota non era presente, ma andava sempre il fratello Nicola, credo a Roma, a riferirgli tutto quello che stava accadendo, anche perché il capo vero dei Bonavota – ha sottolineato Mantella – ancora oggi è proprio lui assieme a Domenico Cugliari, detto Micu i Mela. Le decisioni venivano prese sempre da Pasquale Bonavota che le condivideva con lo zio Domenico Cugliari, mentre Domenico Bonavota era il braccio armato, quello che più di tutti voleva gli omicidi: erano in un momento in cui stavano perdendo potere. Ancora oggi, per quanto mi risulta, la situazione all’interno del gruppo Bonavota – ha spiegato Mantella – è questa. In quella circostanza, in campagna mi dissero che avevano dei problemi per commettere gli omicidi, per evitare di essere coinvolti direttamente. Avevano bisogno di precostituirsi degli alibi, con spostamenti ed altro mentre venivano commessi gli agguati”. Seguirono, quindi, l’omicidio di Raffaele Palermo compiuto il 4 maggio del 2004 e l’agguato che costò la vita a Domenico Di Leo, trucidato nel centro storico di Sant’Onofrio il 12 luglio dello stesso anno.

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Alfredo Cracolici
Raffaele Cracolici
Raffaele Cracolici

L’omicidio di Alfredo Cracolici. La sequenza di sangue iniziò però due anni prima e, più precisamente, l’8 febbraio del 2002 quando a San Nicola da Crissa fu assassinato Alfredo Cracolici, fratello di Raffaele ed esponente apicale dell’omonima famiglia che, a quel tempo, controllava l’area di Maierato. Tra le carte dell’operazione “Conquista” si fa riferimento anche a questo delitto. A parlarne è Andrea Mantella in un paragrafo specifico ed in modo dettagliato. “Dell’omicidio di Alfredo Cracolici – riferisce il pentito agli inquirenti – ne ho parlato con Domenico Bonavota, dopo che abbiamo fatto assieme gli omicidi per cui eravamo legati da segreti inconfessabili; Domenico Bonavota mi ha riferito che Alfredo Cracolici aveva fatto loro una serie di abusi, in particolare alla madre di suo zio, “Micu i Mela”, detta “Mela”, alla quale aveva rubato del bestiame mentre a “Micu i Mela” aveva rubato un carro funebre e dei mezzi pretendendo il “cavallo di ritorno”. Domenico Bonavota mi raccontò anche che durante la guerra Cracocili faceva il doppio gioco dicendo che si “ammojjava u pane” con i Fiarè e i Matina. Alfredo Cracolici aveva inoltre rubato del bestiame a Nino Lopreiato detto Famazza”.

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Domenico Bonavota
Domenico Bonavota

L’imboscata. Spiegato il movente, Mantella rivela da chi è stato ucciso Alfredo Cracolici. Fa nomi e cognomi accusando il gruppo dei Bonavota. “Avevano deciso di ucciderlo – dichiara – quando si trovava a casa della sua amante a San Nicola da Crissa: in particolare Domenico Bonavota mi disse che ad ucciderlo erano stati lui, Bruno Cugliari e Nino Lopreaito, detto “Famazza” utilizzando un kalashnikov. Domenico Bonavota mi disse che a sparare era stato proprio lui e c’era anche un basista che ha fornito loro tutte le indicazioni sui movimenti del Cracolici. Al momento dell’agguato sull’auto di Cracolici c’era un certo Furlano”.

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Il retroscena. Mantella riferisce pure un altro particolare inedito. “Dopo l’agguato i tre hanno avuto un incidente con l’auto, mi pare – afferma il collaboratore di giustizia – siano usciti fuori strada e a recuperarli era andato Francesco Fortuna con un carro attrezzi credo dei Figliano. Io in quel periodo ero contro i Cracolici perché loro portavano mio cognato in giro da altri esponenti della ‘ndrangheta per denigrarmi”. Il pentito precisa di aver saputo “queste cose” da Domenico Bonavota in campagna. “A fare questo omicidio – specifica – erano consenzienti tutti i Bonavota che non ne potevano più. Non mi fu detto da chi specificatamente partì l’ordine ma, sulla base della mia esperienza criminale e della conoscenza dei Bonavota, sicuramente tutti volevano il suo omicidio, in particolare “Micu i Mela” che aveva subito i soprusi”.

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