I legali degli imputati chiedono alla Corte di Cassazione lo spostamento del dibattimento da Vibo per motivi di legittimo sospetto derivanti da gravi situazioni locali

di GIUSEPPE BAGLIVO

Sospensione del processo e immediata trasmissione degli atti alla Suprema Corte di Cassazione affinchè individui un altro giudice ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale che, nel caso di un Tribunale ricompreso nel distretto di Corte d'Appello di Catanzaro come quello di Vibo, radica la competenza nel Tribunale di Salerno. Questa la richiesta formulata dagli avvocati Armando Veneto, Giuseppe Di Renzo, Francesco Sabatino, Leopoldo Marchese, Domenico Chindamo, Mario Bagnato, Antonio Porcelli, Salvatore Staiano, Michelangelo Miceli, Nicola Cantafora e Francesco Calabrese nell'interesse degli imputati Giovanni Mancuso, Giuseppe Mancuso, Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto "Scarpuni"), Nicola Castagna, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni e Ottorino Ciccarelli, tutti sotto processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia a seguito dell'operazione antimafia denominata "Black money". Sino alla decisione della Suprema Corte, quindi, il processo continuerà dinanzi al Tribunale di Vibo ma non potrà andare a sentenza sin quando la Cassazione non si sarà pronunciata sull'istanza di rimessione avanzata in data odierna.  

tribunale toga aula

Le conclusioni degli avvocati. Ad avviso dei legali, la situazione ambientale è grave, percui "il sospetto che l'intero Tribunale di Vibo possa subire un serio condizionamento, in relazione al processo Black money, è più che legittimo". Per gli imputati ed i loro difensori - alla luce degli accadimenti delle scorse settimane dopo il controesame del collaboratore di giustizia Andrea Mantella e le dichiarazioni spontanee dell'imputato Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni" - ci si trova ben "oltre il confine delle mere campagne di stampa e delle pressioni mediatiche sull'opinione pubblica ovvero delle forme di spettacolarizzazione del processo. Si prospetta invece alla Suprema Corte - rimarcano gli avvocati - il carattere astioso, martellante, in alcuni casi distorto e scandalistico delle informazioni giornalistiche che hanno raggiunto livelli tali, per toni e contenuti, da dare la certezza della concreta ed effettiva incidenza sulla capacità del giudice-ufficio di svolgere imparzialmente le proprie funzioni". Gli avvocati nell'istanza di rimessione ad altra sede del processo, non lamentano quindi un semplice sospetto o un mero timore di condizionamento dell'organo giudicante, "bensì pressioni che travalicano il limite fisiologico, diventando così agenti perturbativi". 

tribunale anm

L'incontro dell'Anm. L'incontro dell'Associazione nazionale magistrati nei locali del Tribunale di Vibo Valentia delle scorse settimane, ad avviso dei legali rappresenta poi "il più nocivo dei fattori inquinanti e il legittimo sospetto che l'organo giudicante possa essere privato di quella serenità nel decidere si presenta - sostengono gli avvocati nell'istanza di rimessione  - talmente intenso da non poter essere eliminato con modalità diverse dalla translatio iudicii" ovvero con lo spostamento del processo ad altra sede diversa dal Tribunale di Vibo. Ed ancora: ad avviso degli imputati e dei loro difensori, è l'intera sede giudiziaria a risultare "contaminata, specie a seguito dell'incontro voluto da una corrente interna all'Anm ed autorizzato dal presidente del Tribunale di Vibo Valentia", con la stessa Anm che ha definito come "gravissimi i fatti accaduti nel Tribunale di Vibo". Situazioni esterne al processo, e non da ultimo la notizia relativa ad una paventata ispezione ministeriale al Tribunale di Vibo, per gli avvocati condizionerebbero quindi il "sereno ed imparziale esercizio della giurisdizione" determinando un "legittimo sospetto".

ufficio stampa

Cronologia degli eventi ed articoli di stampa allegati all'istanza. Il dibattimento relativo al processo "Black money" contro il clan Mancuso, secondo gli avvocati, è stato così oggetto di "resoconti giornalistici strumentali ad asseverare una particolare pressione mediatica", specie dopo la deposizione del collaboratore di giustizia Andrea Mantella (LEGGI QUI: Ndrangheta, dichiarazioni shock di Mantella in aula: "Ho commesso 8 omicidi" ) e gli strali in aula - collegato in video-conferenza - dell'imputato Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni" (LEGGI QUI: 'Ndrangheta, Pantaleone Mancuso (Scarpuni) si scaglia contro tutti). Vengono quindi sottolineati nell'istanza quelli che gli avvocati definiscono come "parossistici resoconti giornalistici che hanno provocato lo sdegno dell'interno mondo istituzionale" citando espressamente un articolo datato 11 ottobre 2016, uno del 12 ottobre il cui contenuto viene riportato dagli avvocati :"Dormono tutti. Davanti al boss che impreca e minaccia. Dorme il Tribunale e dorme il Collegio giudicante - scriveva un quotidiano on line- . Dormono le camere penali e dorme l'Associazione nazionale magistrati", ed altro articolo di altro giornale datato 11 ottobre 2016, laddove le frasi utilizzate dagli avvocati per motivare l'istanza di rimessione vengono così riportate: "Paradossalmente se lunedì le distanze non fossero state in un certo qual modo siderali e se qualcuno avesse avuto tra le mani un kalashnikov sarebbe stata una strage". Nell'istanza di rimessione viene quindi citata anche la news in cui "si faceva trapelare - scrivono gli avvocati - la notizia di futuri provvedimenti disciplinari a carico del Collegio di magistrati, pubblicando pure uno stralcio di un'intervista rilasciata dal procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri".

cassazione

Molti altri articoli giornalistici (Zoom24 citato solamente per la notizia della paventata ispezione ministeriale) vengono infine utilizzati dagli avvocati per motivare la loro istanza di rimessione del processo e, non da ultimo, vengono riprese pure alcune affermazioni della stessa Associazione nazionale magistrati per la quale "episodi del genere, oltre a dimostrare quanto sia difficile in certi contesti rappresentare l'accusa e nel contempo condurre serenamente il dibattimento, concretizzano il disagio della magistratura associata di fronte a situazioni ricorrenti di sovra-esposizione individuale che generano attacchi personalistici non adeguatamente controbilanciati da misure di protezione articolate e di sistema". Quanto basta ed avanza al collegio difensivo per chiedere alla Cassazione, previa sospensione del processo, di spostare il dibattimento in una sede diversa da quella del Tribunale di Vibo Valentia. Sino alla decisione della Cassazione il processo continuerà (lunedì 21 novembre la prossima udienza). Non potrà però andare a sentenza prima della pronuncia della Suprema Corte.

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