Le presunte "talpe" in Questura a Vibo, il denaro "riscosso" da due misteriosi carabinieri e le "missioni di morte" nel racconto di due ex killer assoldati dai Patania di Stefanaconi

di GIUSEPPE BAGLIVO

"Francesco Scrugli era il mio braccio-destro e quando nel marzo 2012 è stato ucciso, io ho ricevuto in carcere di Catanzaro una lettera da una guardia penitenziaria. In tale lettera mi si spiegava chi aveva ucciso Scrugli e perchè. Ho appreso così che Francesco Scrugli si era messo di traverso a Vibo negli affari di Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, e i Patania di Stefanaconi l'hanno fatto uccidere". Parola di Andrea Mantella che ha deposto oggi in video-conferenza nel processo nato dall'operazione antimafia denominata "Romanzo criminale" in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

Tangenziale Est

I lavori sull'A3 e la Tangenziale Est. Non è la sola novità emersa nel corso dell'esame di Andrea Mantella. Il collaboratore di giustizia vibonese ha infatti chiarito che per i lavori di ammodernamento dell'autostrada A3 nel tratto ricompreso fra gli svincoli di Pizzo e Sant'Onofrio e sino a quello delle Serre, una parte della tangente chiesta alle imprese esecutrici dei lavori sarebbe andata anche al clan Patania, competente territorialmente per il tratto che passa nella bassa Valle del Mesima. Altra grossa parte di tangente l'avrebbero presa invece i Bonavota di Sant'Onofrio e pure il clan dei Piscopisani. "I Patania hanno preso tangenti - spiega Mantella - unitamente ai Mancuso, sponsorizzando la ditta "Mesima Calcestruzzi", dividendo pure con il clan dei Piscopisani con i quali sino al 2009 i Patania andavano d'amore e d'accordo, tanto da pranzare spesso insieme. Io non ho ricevuto alcuna parte per i lavori sull'A3 perchè tali opere non ricadevano nel territorio di Vibo Valentia di mia competenza. Ciò a differenza - ha sottolineato Mantella - dei lavori sulla Tangenziale Est di Vibo che rientrava nella mia competenza territoriale". E' la prima volta che Andrea Mantella riferisce in merito all'interesamento del suo clan mafioso sui lavori della Tangenziale Est che ha spaccato in due l'area sottostante il castello di Vibo con un enorme sperpero di denaro pubblico, uno scempio ambientale di grosse proporzioni ed un'opera pubblica neanche terminata. L'interessamento della 'ndrangheta su tale opera pubblica era peraltro emerso anche nell'operazione antimafia denominata "Costa pulita" (LEGGI QUI: 'Ndrangheta: le mani dei Mancuso e degli Accorinti sulla Tangenziale Est di Vibo), ma sinora non era affiorato l'interessamento sull'opera pubblica anche da parte di Andrea Mantella e compagni.

Andrea Mantella

Le novità emerse dall'esame di Andrea Mantella si riferiscono invece all'attività di usura che, a suo dire, i Patania di Stefanaconi avrebbero fatto insieme a "Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, e Salvatore Zinnato, cognato di Luigi Mancuso" e al cambio di assegni provento di usura che Pino Patania avrebbe cambiato a Mario De Rito su sollecitazione di Andrea Mantella. Per il resto, il collaboratore di giustizia Mantella ha confermato in aula quanto già dichiarato a verbale agli inquirenti (LEGGI QUI: 'Ndrangheta, Andrea Mantella contro moglie del boss Nato Patania: E' una diavola ).

Vasvi Beluli

Arben Ibrahimi

Le presunte "talpe" in Questura ed i misteriosi carabinieri dai Patania. Il collaboratore di giustizia, Vasvi Beluli, killer macedone residente a Canino (Vt) ed assoldato dai Patania per eliminare i rivali, ha invece rivelato che Daniele Bono (anche lui attualmente collaboratore di giustizia) gli riferì della presenza in Questura a Vibo "di qualcuno che li informava e sul quale potevano contare". Un tema, quello dei presunti "contatti" le forze dell'ordinea cui ha fatto riferimento nel corso della sua deposizione anche l'altro collaboratore ascoltato oggi. Si tratta del kosovaro Arben Ibrahimi il quale ha raccontato che due carabinieri si recarono con un'Alfa 159 nel piazzale del distributore di carburante dei Patania ed "uno ha chiesto del denaro". Un ragazzo che lavorava al distributore avrebbe quindi spiegato ad Ibrahimi che uno dei due carabinieri in cambio di denaro informò tale "Ciccio" di tornarsene a casa poichè in giro vi erano altri carabinieri. Sulla circostanza, però non sono emersi altri particolari.

PER IL RESTO DELL'UDIENZA LEGGI QUI: ( 'Ndrangheta, "Romanzo Criminale". Il pentito: 1.500 euro per omicidio Matina)

Gli imputati. Ad essere accusati del reato di associazione mafiosa sono: Giuseppina Iacopetta, ritenuta al vertice della cosca dopo l’uccisione del marito, Fortunato Patania, freddato nel settembre 2011 durante la faida con i Piscopisani; i figli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Nazzareno e Bruno Patania; Andrea Patania; Cosimo e Caterina Caglioti; Nicola Figliuzzi; Cristian Loielo; Alessandro Bartalotta; Francesco Lo Preiato; Ilya Krastev. L’ex maresciallo dei carabinieri, già alla guida della Stazione di Sant’Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, è invece accusato di falso e concorso esterno in associazione mafiosa. Tale ultimo reato viene contestato anche a don Salvatore Santaguida, parroco di   Stefanaconi.

Stefanaconi Patania

  In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti

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