'Ndrangheta, Andrea Mantella contro moglie del boss Nato Patania: "E' una diavola"
Processo "Romanzo criminale" a Vibo contro i clan di Stefanaconi: ecco le nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia chiamato a testimoniare
di GIUSEPPE BAGLIVO
Farà il suo "ingresso" anche nel processo nato dall'operazione antimafia denominata "Romanzo criminale" contro i clan di Stefanaconi, ed in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, il collaboratore di giustizia Andrea Mantella. La Dda di Catanzaro - con l'accusa rappresentata in aula dal pm Camillo Falvo - l'ha infatti chiamato a deporre ed ha messo a disposizione delle difese degli imputati i nuovi verbali relativi alle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti il 31 agosto scorso. Zoom24 è in grado di svelarne il contenuto.


Andrea Mantella sui Patania. Il collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, rispondendo alle domande degli investigatori, ha confermato la caratura mafiosa dei Patania. Per quelle che sono le conoscenze di Mantella, apprese in 30 anni di "carriera" criminale, "la famiglia Patania di Stefanaconi è una famiglia di 'ndranghetisti, nel senso - ha chiarito Mantella - che sono battezzati". Il capo di tale clan viene indicato dal pentito in Fortunato, "Nato", Patania. Di tale gruppo avrebbe fatto parte pure "qualche ragazzo vicino a loro", cioè ai Patania. Mantella spiega quindi di conoscere tutti i fratelli Patania, figli del defunto boss Fortunato, quest'ultimo ucciso nel settembre 2011 nel suo distributore di carburanti dal clan rivale dei Piscopisani (dal nome della frazione Piscopio di Vibo Valentia), a loro volta alleati di Andrea Mantella. "Conosco tutti i fratelli Patania - ha spiegato il collaboratore di giustizia - e cioè Saverio, Salvatore, Giuseppe e Nazzareno. Tutti ad eccezione di Bruno Patania che non ho mai visto. Loro facevano usura e qualche estorsione nel versante del basso Mesima, oltre ad aver preso l'estorsione sul pezzo di autostrada di loro competenza".

Mantella e Giuseppina Iacopetta, "la diavola". Andrea Mantella dichiara agli inquirenti di aver conosciuto pure la madre dei fratelli Patania, nonchè moglie, e poi vedova, di Fortunato Patania. "Lei è una diavola ed io ho avuto modo di parlare con lei due volte". Così descrive Andrea Mantella la moglie di Fortunato Patania, ovvero Giuseppina Iacopetta, accusata nel processo "Romanzo criminale" di essersi posta a capo del clan di famiglia dopo l'omicidio del marito. Al riguardo, Mantella ricorda come in un'occasione Angelo Andracchi di Vibo Valentia gli riferì di essersi recato a casa di Fortunato Patania unitamente all'assicuratore Michele Palumbo, quest'ultimo ucciso nel marzo 2010 e ritenuto il "braccio-destro" del boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", nell'area di Longobardi e Vibo Marina. Angelo Andracchi, secondo il racconto di Andrea Mantella, unitamente a Michele Palumbo si sarebbe recato dai Patania per risolvere "un fraintendimento a seguito di un incidente avvenuto nella zona di Sant'Angelo di Gerocarne". Secondo il collaboratore di giustizia, mentre Fortunato Patania si sarebbe dimostrato tranquillo, cerando di "mettere pace", la moglie Giuseppina Iacopetta avrebbe invece voluto picchiare Angelo Andracchi.

Mantella, l'imprenditore Pippo Polistena e i Patania. Andrea Mantella narra poi di un secondo episodio con protagonisti i Patania. L'imprenditore vibonese Pippo Polistena - già assolto dal processo nato dall'operazione antimafia "Goodfellas" - si sarebbe infatti recato, secondo il collaboratore di giustizia, nel distributore di carburanti dei Patania nella valle del Mesima, al fine di "chiedere una dilazione nel pagamento del carburante, in quanto in difficoltà". Fortunato Patania, a detta di Mantella, si sarebbe dimostrato favorevole a questa dilazione di 20 giorni o un mese, mentre la moglie Giuseppina Iacopetta sarebbe uscita nel piazzale del distributore di benzina dicendo a Pippo Polistena "che non gli dava nessuna dilazione e che doveva lasciare la macchina, una Porsche Cayenne, sul posto, andandosene a piedi per far ritorno con i soldi". Secondo Andrea Mantella, l'imprenditore Pippo Polistena lasciò così la sua auto sul posto e a recarsi dai Patania per risolvere il problema si sarebbe presentato lo stesso Mantella, giunto sul piazzale del distributore nascosto in un'auto in quanto sorvegliato speciale.

"Mentre aspettavo Nato Patania - dichiara Mantella - è uscita lei, la Iacopetta, che mi conosceva e mi disse cosa ci facevo sul posto. Nel frattempo è arrivato Fortunato Patania e io gli dissi di risolvere il problema". Ma nonostante l'intervento di Nato Patania e dei figli, Giuseppina Iacopetta - siamo nell'anno 2010 - sarebbe stata poco propensa a restituire l'autovettura di Pippo Polistena, aggiungendo ad Andrea Mantella che se qualcosa fosse andata male o non per il verso giusto, si sarebbero "ammazzati tutti" a vicenda. "Alla fine - spiega Mantella - la Iacopetta si è convinta quando gli dissi che i soldi glieli avrei dati io. Lei ha risposto che se non avessi dato i 20 mila euro sarebbe venuta a prendersi i vitelli nella mia azienda".

In un'altra circostanza, ricorda infine Mantella, i Patania avrebbero cambiato dei soldi "provento di usura a Mario De Rito". Quest'ultimo avrebbe dovuto dare in cambio "dei condizionatori provento di truffa per saldare il debito". Giuseppina Iacopetta, a detta di Andrea Mantella, sarebbe stata "consapevole dell'attività sugli assegni, venendo da me insieme alla nuora - dichiara Mantella - a chiedere di sollecitare questo mio parente", cioè Mario De Rito, a "portare i condizionatori perchè gli servivano. Insomma - conclude Mantella - era una diavola nella gestione dell'attività della famiglia".

In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti
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