Il Comune di Stefanaconi nel 2011 fece affiggere un manifesto con cui sindaco, assessori e consiglieri "partecipavano al dolore" dei Patania per l'omicidio del boss Fortunato

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Manifesti del Comune per partecipare al "dolore" che aveva colpito la famiglia del boss del paese morto ammazzato, sacerdoti vittime di ripetuti attentati ed intimidazioni, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa ed intercettati mentre parlano al telefono persino con il vescovo; infine, le mancate verifiche da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia in ordine agli accessi che l'allora comandante della Stazione dei carabinieri di Sant'Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, avrebbe fatto in relazione ai dati raccolti nel c.d. Sistema d’Indagine (SDI), posti a disposizione delle Forze di Polizia. Questo quanto emerso nel corso dell'udienza del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale”, svoltasi lunedì pomeriggio dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Lucia Monaco, giudici a latere Vincenzo Papagno e Giovanna Taricco) e che vede imputati diversi componenti della “famiglia” Patania di Stefanaconi.

tribunale vibo valentia

La testimonianza del maresciallo Acerra. L'udienza è stata interamente dedicata alla deposizione del maresciallo Giovanni Acerra, all'epoca dei fatti in servizio al Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia. In particolare, il teste ha spiegato in aula di aver sequestrato in località "Catalano" di Stefanaconi - su indicazione del collaboratore Vasvi Beluli, killer straniero assoldato dal clan Patania - la pistola utilizzata il 26 giugno 2012 per commettere il tentato omicidio di Francesco Meddis.

Fortunato-Patania

Il maresciallo Acerra ha poi riferito che in occasione dei funerali del boss Fortunato Patania, ucciso nel settembre 2011 nel suo distributore di benzina sito nella Valle del Mesima, il Comune di Stefanaconi fece affiggere un manifesto funebre con il quale il sindaco dell'epoca, gli assessori ed i consiglieri comunali partecipavano "al dolore che aveva colpito la famiglia Patania" per la perdita del proprio congiunto, Fortunato Patania, ucciso nella faida di 'ndrangheta con i Piscopisani. Su tale manifesto funebre, realizzato a spese del Comune, si era registrata una relazione di servizio firmata dai carabinieri di Sant'Onofrio e dal luogotenente Sebastiano Cannizzaro.

codice penale

I riscontri sulle dichiarazioni dei collaboratori. "Il gruppo dei Patania - ha affermato il teste in aula - sapeva di alcune intercettazioni sulla Renault Clio in uso a Giuseppe Patania. Per alcune intercettazioni che vanno dal 18 al 24 marzo ed eseguite dai carabinieri di Sant'Onofrio, dai nostri riscontri mancava inoltre la copertura del relativo decreto di intercettazione. I collaboratori ci hanno inoltre riferito che i Patania sapevano anche delle intercettazioni nella "Valle dei sapori", la loro struttura con ristorante ubicata accanto al loro distributore di benzina".

carabinieri cappello

"Scontro" nell'Arma. In ordine invece ad un dvd sequestrato a casa del luogotenente Cannizzaro e riportante la dicitura "Audio carcere", i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo hanno ipotizzato che si trattasse di intercettazioni abusive, fatte dalla Stazione dei carabinieri di Sant'Onofrio, sulla scorta del fatto che gli stessi militari del Nucleo investigativo non hanno rinvenuto i decreti autorizzativi di tali conversazioni.

Le denunce di don Santaguida ed i suoi contatti. Il maresciallo Acerra, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, ha quindi ricordato che don Salvatore Santaguida, all'epoca parroco di Stefanaconi, aveva effettuato nel corso degli anni, dal 1994 in poi, diverse denunce ai carabinieri di Sant'Onofrio poichè minacciato di morte con l'invio di lettere minatorie, e lettere con cartucce, al fine di indurlo ad allontanarsi dall'allora sindaco antimafia Elisabetta Carullo.

santaguida e cannizzaro

Al sacerdote era stata poi sparata l'auto con diversi colpi di pistola nel 1996, mentre nel 1995 altri colpi di pistola erano stati esplosi in aria nei pressi della chiesa guidata da don Santaguida. Nel corso di una perquisizione domiciliare eseguita l'11 dicembre 2012 a casa di don Santaguida, i carabinieri del Nucleo investigativo - nell'ambito delle indagini sull'operazione "Romanzo criminale" - hanno poi trovato un file video contenente l'esame autoptico sul cadavere di Antonino Lopreiato, detto "Nino u murizzu", ucciso l'8 aprile 2008 a Stefanaconi. "Ma il rapporto fra Antonino Lopreiato e don Salvatore Santaguida - ha chiesto l'avvocato Enzo Galeota, difensore di Santaguida - dalle vostre indagini è emerso come illecito"? Questa la risposta del teste: "Assolutamente no, ma per noi carabinieri del Nucleo investigativo tale rapporto era comunque importante in virtù dei precedenti penali di Lopreiato". Quindi  "se un sacerdote - ha incalzato con le domande l'avvocato Galeota - parla con un pregiudicato, per voi è motivo di interesse investigativo"? Su tale punto è stata quindi direttamente la presidente del Collegio, Lucia Monaco, a chiedere al teste di spiegare le motivazioni che hanno portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo a ritenere "di interesse il rapporto fra Antonino Lopreiato e don Santaguida". Sul questo, il maresciallo Acerra non ha però saputo spiegare se tale tipo di legame potesse rientrare fra i normali rapporti che un sacerdote intrattiene con le persone che frequentano la parrocchia.

vescovo

Altri contatti di don Santaguida e le intercettazioni con il vescovo. Il teste Giovanni Acerra, rispondendo alle domande dell'avvocato Enzo Galeota, ha inoltre spiegato in aula che non emergevano assolutamente intercettazioni telefoniche in cui don Santaguida si intratteneva al telefono con pregiudicati, nè emergevano conversazioni dal carattere illecito fra Santaguida e Cannizzaro, ma anzi erano state registrate - poichè intercettate - alcune conversazioni telefoniche fra il sacerdote ed il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo. In tali intercettazioni, per quanto riferito in aula dal teste, don Santaguida aveva fornito al vescovo le sue spiegazioni dopo che il nome del sacerdote era comparso sulla stampa locale come indagato nell'operazione contro il clan Patania di Stefanaconi.

Le mancate verifiche sugli accessi allo Sdi da parte di Cannizzaro.  In ordine infine ai dati raccolti e custoditi nel c.d. Sistema d’indagine (SDI) e posti a disposizione delle Forze di polizia, rispondendo alle domande dell'avvocato Francesco Pagliuso il teste ha riferito che tecnicamente era ben possibile verificare quanti accessi allo Sdi avesse fatto l'allora comandante Sebastiano Cannizzaro, ma tutto ciò "non è stato fatto".

Prossima udienza il 23 marzo prossimo per le dichiarazioni spontanee dell'imputato Giuseppe Patania e per l'esame dei testi Migliavacca Valle e Pellegrino.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Michele Pagliuso, Pasqualino Patanè, Giancarlo Pittelli, Enzo Galeota, Antonio Barilaro,  Costantino Casuscelli, Pamela Tassone, Francesco Sabatino, Gregorio Viscomi, Silvestri e Strazzullo.

Parti civili: la Provincia di Vibo Valentia (oggi con nessun difensore presente), la Regione Calabria (nessun difensore presente in aula), il Comune di Stefanaconi (avvocato Daniela Fuscà) e Sos Impresa (avvocato Rosario Rocchetto).

Gli imputati. Ad essere accusati del reato di associazione mafiosa sono: Giuseppina Iacopetta, ritenuta al vertice della cosca dopo l’uccisione del marito, Fortunato Patania, freddato nel settembre 2011 durante la faida con i Piscopisani; i figli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Nazzareno e Bruno Patania; Andrea Patania; Cosimo e Caterina Caglioti; Nicola Figliuzzi; Cristian Loielo; Alessandro Bartalotta; Francesco Lo Preiato; Ilya Krastev. L’ex maresciallo dei carabinieri, già alla guida della Stazione di Sant’Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, è invece accusato di falso e concorso esterno in associazione mafiosa. Tale ultimo reato viene contestato anche a don Salvatore Santaguida,parroco di   Stefanaconi.

In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti

 

 

 

 

 

 

 

 

Processo al clan Patania: “scontro” nell’Arma, carabinieri contro carabinieri (LEGGI QUI)