L’amore letale di Francesco Vangeli e le minacce whatsapp del nipote del boss: “Ti faccio sciogliere”

Emergono nuovi raccapriccianti particolari nella vicenda che ha portato all’omicidio del giovane di Filandari. Indagati anche l’ex fidanzata e l’amico del cuore

Non solo i fratelli Prostamo. Sono diverse le persone iscritte, a vario titolo, sul registro degli indagati che hanno avuto un ruolo nella vicenda che ha portato all’omicidio e alla scomparsa di Francesco Vangeli, il giovane di Filandari che secondo gli inquirenti sarebbe stato giustiziato a colpi di fucile e, ancora agonizzante, gettato nel fiume Mesima. Un omicidio che Gratteri ha definito “atroce e premeditato”. All’alba di oggi è stato fermato uno dei presunti autori materiali dell’efferato delitto Antonio Prostamo, 30 anni, di San Giovanni di Mileto, nipote del boss Nazzareno Prostamo. E’ finito in carcere dove dallo scorso maggio si trova anche il fratello Giuseppe, ritenuto “corresponsabile” dell’omicidio e della scomparsa di Vangeli. Tra gli indagati spuntano ora anche Alessia Pesce, l’ex fidanzata del giovane di Filandari, e quello che sarebbe l’amico del cuore Alessio Porretta.

I messaggi whatsapp. Deve rispondere del reato di omicidio aggravato dal metodo mafioso Antonio Prostamo. Secondo gli inquirenti “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi perpetrate, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Francesco Domenico Vangeli ad interrompere la relazione sentimentale con la fidanzata Alessia Pesce, mediante la minaccia di un danno ingiusto, non riuscendo nell’intento per la contraria volontà del giovane di Filandari”. In particolare Prostamo avrebbe mandato diversi messaggi minacciosi a Vangeli via whatsapp: “O Francesco sappi che nn muoio qua ti starò sempre addosso ovunque andrai qualsiasi cosa farai io sarò alle tue spalle nn avrai un momento di pace nemmeno dietro a una porta chiusa perché io sarò lì ad aspettarti tu dicu io se la lasci o no. Nn rispondi vidi adduvi voi u ndi vidimu io e tia suli però. Scegli tu dove”. E ancora: “se non sei mezzo uomo vieni che ci scanniamo”, “La lasci stare o ci dobbiamo ammazzare” ed ancora “lei è mia”, “Francesco vedi che tra me e te non finisce bene fai l’uomo e scendi”, “Ti dissi ca non ti voli… è a mia ida…… ci possiamo vedere Francesco, tanto ti prendo, meglio che fai l’uomo e vieni”. Prostamo nell’intimare perentoriamente la ragazza rimproverava ai Vangeli di stare approfittando della sua condizione di detenuto agli arresti domiciliari per evitare di incontrarlo (“ne stai approfittando che non posso uscire”), minacciandolo con frasi esplicite volte ad intimorirlo (“è da mo che ti avrei messo la testa sotto ai piedi”– significando che, se fosse stato libero, già da diverso tempo lo avrebbe aggredito – ed aggiungendo come monito: “però lo farò promesso”, “ti faccio sciogliere”, “per un porco come te rompo pure i domiciliari”. Minacce commesse con l’aggravante della metodologia mafiosa.




L’inganno e la morte.  Francesco Vangeli sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto, a casa dei Prostamo con un pretesto. Annotano i Carabinieri nel decreto di fermo: Giuseppe Prostamo la sera del 9 ottobre 2018 – convocava il Vangeli presso la propria abitazione, con il pretesto di dover fargli prendere le misure per la realizzazione di un tavolo in ferro battuto. Tuttavia, il Vangeli, avendo compreso la gravità della situazione – anche alla luce della riconciliazione con Alessia Pesce avvenuta proprio nella mattina del 9 ottobre – dapprima si portava – in compagnia di Alessio Porretta ( che viaggiava von lui a bordo della Ford Fiesta) – a Nao (frazione di Filandari) per informare Fausto Signoretta di essere in procinto di recarsi dai Prostamo, per chiedergli un interessamento per la risoluzione delle problematiche esistenti fra la famiglia Prostamo e  Francesco Vangeli, in virtù della sua vicinanza a Mancuso.  Successivamente, si recava dai Prostamo, portando con sé, come “garanzia” per la propria incolumità il suo amico Alessio Porretta (attesi i rapporti parentali con la famiglia Tavella di San Giovanni di Mileto, affiliata alla medesima locale di ‘ndrangheta a cui appartiene la famiglia Prostamo)”. Giunti sul posto, però Porretta veniva fatto riaccompagnare a casa, mentre Vangeli veniva costretto a restare lì. “Al termine del ‘confronto’ con i due fratelli  – sostengono gli inquirenti –  veniva attinto con un colpo di arma da fuoco, rinchiuso in un sacco nero di plastica ancora moribondo, trasportato a bordo del suo veicolo e gettato nel fiume Mesima ancora agonizzante, mentre la vettura ed il telefono cellulare venivano dati alle fiamme”.

Gli altri indagati. Fausto Signoretta e Alessio Porretta sono accusati di aver aiutato Antonio e Giuseppe Prostamo ad eludere le indagini omettendo di riferire quanto a loro conoscenza in ordine all’omicidio di Francesco Domenico Vangeli. Porretta, in particolare, “pur consapevole – scrivono gli investigatori – del destino cui andava incontro il suo amico, si era recato insieme a lui a San Giovanni di Mileto presso l’immobile dei Prostamo”. Alessia Pesce è invece indagata per aver fornito dichiarazioni false e per aver taciuto in tutto o in parte su ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali è stata sentita.

LEGGI ANCHE | Omicidio Vangeli nel Vibonese, svolta nelle indagini: fermato dai Carabinieri il presunto autore

LEGGI ANCHE | Giustiziato a colpi di fucile e gettato ancora moribondo nel fiume Mesima. Così sarebbe stato ucciso Francesco Vangeli

LEGGI ANCHE | Francesco Vangeli attirato in una trappola e ucciso. Indagati i fratelli Prostamo

LEGGI ANCHE | Francesco Vangeli, mamma Elsa non si arrende: “Ridatemi il corpo di mio figlio” (VIDEO)

LEGGI ANCHE | Svolta nelle indagini del “caso Vangeli”: si cerca il corpo nel fiume Mesima

LEGGI ANCHE | Caso Vangeli, primi avvisi di garanzia per omicidio e occultamento di cadavere