Giustiziato a colpi di fucile e gettato ancora moribondo nel fiume Mesima. Così sarebbe stato ucciso Francesco Vangeli

Un amore letale per una ragazza di Scaliti alla base dell’efferato omicidio compiuto secondo i Carabinieri dai fratelli Prostamo di San Giovanni di Mileto. Ecco la ricostruzione degli inquirenti

Giustiziato con un numero imprecisato di colpi di fucile, messo in un sacco di plastica e gettato nel fiume Mesima. È stato assassinato così la notte tra il 9 e il 10 ottobre del 2018 Francesco Domenico Vangeli, il giovane di Filandari scomparso nel nulla e vittima di “lupara bianca”. Il suo corpo non è ancora stato ritrovato e, verosimilmente, è stato trascinato dalle correnti fino alla foce del fiume e da qui in mare. All’alba di oggi i Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno però fermato uno degli esecutori materiali dell’efferato delitto.




In carcere i fratelli Prostamo. Si tratta di Antonio Prostamo, classe ’89, di San Giovanni di Mileto, ritenuto dagli inquirenti esponente apicale della Locale di ‘ndrangheta dei “Pititto-Tavella-Prostamo”. È accusato di omicidio aggravato dal metodo mafioso e di distruzione di cadavere. Il provvedimento di fermo arriva al termine di articolate indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri e, oltre a colpire il 30enne di San Giovanni di Mileto, coinvolge quale corresponsabile a pari titolo dell’omicidio anche il fratello di quest’ultimo, Giuseppe Prostamo, classe ’84, attualmente detenuto nella casa circondariale di Vibo dopo essere stato arrestato nel maggio scorso per essere stato trovato in possesso di un’arma clandestina con tanto di relativo munizionamento. Adesso deve rispondere anche di omicidio aggravato dal metodo mafioso, minacce e porto abusivo d’arma da fuoco oltreché di distruzione di cadavere. Le attività tecniche svolte dai militari dell’Arma hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera vicenda. L’arma utilizzata per il delitto era dunque un fucile occultato all’interno di un pozzo artesiano nei paraggi del fiume Mesima.

Amore letale. L’operazione messa a segno dai Carabinieri è stata denominata in codice “Amore Letale” e il nome dato all’inchiesta sintetizza anche uno dei moventi che ha portato all’omicidio di Vangeli. Secondo gli inquirenti le cause sarebbero molteplici. Alla base del delitto ci sarebbe infatti la contesa di una giovane di Scaliti di Filandari da parte della vittima, ovvero Vangeli, e di uno dei suo presunti carnefice, Antonio Prostamo. Quest’ultimo lo avrebbe anche minacciato di morte e addirittura di scioglierlo nell’acido con messaggi whatsapp indirizzati sul telefono cellulare utilizzato da Vangeli, sequestrato e analizzato dai Carabinieri. L’altro Prostamo, Giuseppe, avrebbe invece vantato dei crediti di droga da Francesco Vangeli il quale gli avrebbe pure sottratto un’arma da fuoco poi rinvenuta nelle disponibilità del padre a Pisa. La sera della scomparsa sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto con l’inganno. Da quanto emerso infatti i Prostamo lo avrebbero invitato a raggiungere la loro abitazione per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto essendo Vangeli un artigiano come il padre Valerio. Un semplice lavoretto per arrotondare la giornata ma che evidentemente si è rivelato fatale perché da quella sera Francesco non è più tornato a casa.

LEGGI ANCHE | Omicidio Vangeli nel Vibonese, svolta nelle indagini: fermato dai Carabinieri il presunto autore

LEGGI ANCHE | Giustiziato a colpi di fucile e gettato ancora moribondo nel fiume Mesima. Così sarebbe stato ucciso Francesco Vangeli

LEGGI ANCHE | Francesco Vangeli attirato in una trappola e ucciso. Indagati i fratelli Prostamo

LEGGI ANCHE | Francesco Vangeli, mamma Elsa non si arrende: “Ridatemi il corpo di mio figlio” (VIDEO)

LEGGI ANCHE | Svolta nelle indagini del “caso Vangeli”: si cerca il corpo nel fiume Mesima

LEGGI ANCHE | Caso Vangeli, primi avvisi di garanzia per omicidio e occultamento di cadavere