'Ndrangheta, operazione "Conquista": il gip conferma le accuse. In 4 restano in carcere
Ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro nei confronti di Domenico Bonavota, Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro
Il gip distrettuale di Catanzaro ha deciso: restano in carcere quattro dei sei indagati nell’inchiesta “Conquista” contro il clan Bonavota di Sant’Onofrio. Confermata l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Domenico Bonavota, Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro. Nessuna misura è invece stata adottata nei confronti dei fratelli Pasquale e Nicola Bonavota che, dopo essere stati scarcerati, restano, dunque, indagati a piede libero.
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Il blitz. L’operazione è scattata all’alba dello scorso 14 dicembre. A condurla, sotto il coordinamento del pm Camillo Falvo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo. Sei i provvedimenti di fermo inizialmente emessi nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di omicidio, detenzione e porto di armi comuni e da guerra, danneggiamento ed estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso.
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Le accuse. In 400 pagine la Dda ha ricostruito le dinamiche che avrebbero portato agli omicidi di Raffaele Cracolici, detto Lele Palermo, e Domenico Di Leo, alias Micu i Catalano, uccisi tra il maggio ed il luglio del 2004. Ricostruiti anche una serie di danneggiamenti perpetrati ai danni dell’imprenditore del tonno, Pippo Callipo, oggetto di intimidazioni alle sue aziende nel 2004 e, più recentemente, nel 2016.
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Le dichiarazioni di Mantella. Al centro dell’inchiesta la zona industriale di Maierato per il cui controllo si sarebbe scatenata una vera e propria guerra. Parte delle accuse poggiano sulle dichiarazioni fornite dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella che si è autoaccusato di aver partecipato ad entrambi gli omicidi contestati nell’ordinanza con il ruolo di esecutore materiale. C’è da ricordare che il gip di Roma non ha convalidato il fermo di Pasquale Bonavota, considerato dagli inquirenti il “capo società”, mentre quello di Vibo Valentia non ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti a carico di Nicola Bonavota che inizialmente si era reso irreperibile e si era costituito ai carabinieri qualche giorno dopo. Anche nel suo caso non è stata applicata nessuna misura cautelare.
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Ricorso al Riesame. Così in carcere restano Domenico Bonavota, ritenuto il capo dell’ala militare del clan, Onofrio Barbieri, considerato il suo luogotenente, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro, accusati di essere gli autori dei danneggiamenti al Popilia Country Resort, il complesso alberghiero della famiglia Callipo. Per questi quattro gli avvocati Nicola Cantafora, Vincenzo Gennaro, Franco Muzzopappa e Sergio Rotundo presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro. (m.f.)
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