Chiuse le indagini sull’inchiesta contro le nuove leve del clan lametino. Sotto accusa anche chi ha fatto irruzione nella redazione di zoom24: “Leso il diritto di cronaca”

Dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alle estorsioni per conquistare nuovi spazi di potere con l’uso di armi ed esplosivi e lo smercio di droga, alla rivelazione di notizie di ufficio e alla tentata violenza privata. Il sostituto procuratore della distrettuale di Catanzaro Elio Romano ha chiuso le indagini sull’inchiesta antimafia “Filo Rosso”, che il 28 giugno scorso portò gli uomini della Mobile ad eseguire un fermo di indiziato di delitto a carico di nove indagati, considerati nuove leve della cosca Giampà di Lamezia Terme. Non senza soprese. Il magistrato titolare del fascicolo ha ampliato il numero delle persone sottoposte ad indagini prevedendo nuove ipotesi di reati. Nel mirino della Dda Saverio Giampà, 30 anni; Pasquale Notarianni, 31 anni; Luigi Leone, 33 anni; Giuseppe Cappello, alias “Cutulicchio”, 33 anni; Michele Bentornato, alias “U Grassu”, 32 anni; Fabio Vescio, 20 anni; Alessandra Folino, 31 anni; Michael Mercuri, 28 anni; Roberto Castaldo, 28 anni; Alberto Giampà, 62 anni; Luigi Notarianni, 26 anni; Domenico Cerra, alias “U niuru”, 61 anni. E ancora Francesca Caroleo, di 51 anni la mamma di Savero Giampà; Manuela Fiumara, 30 anni e Marilena Giampà, 25 anni.

Il diritto di cronaca violato. Le ultime tre sono indagate per tentata violenza privata aggravata dalle modalità mafiose e dall’aver agevolato la cosca Giampà. Le tre donne fecero irruzione il 26 giugno scorso nella redazione  vibonese di zoom24 intimando insistentemente e con fare minaccioso la rimozione dell’articolo a firma della giornalista Gabriella Passariello dal titolo “Filo Rosso, le relazioni extraconiugali e le ritorsioni all’interno della cosca”, altrimenti il giornale avrebbe chiuso, proferendo parole pesanti nei confronti della stessa giornalista, che si trovava a Catanzaro a svolgere la sua funzione di cronista di giudiziaria.  In particolare, le tre donne, in concorso tra di loro, con minaccia di ritorsioni in caso di rifiuto, “compivano atti idonei diretti- scrive il magistrato- in modo non equivoco a costringere il direttore Domenico Famularo e la collega Gabriella  Passariello  a rimuovere l’articolo a firma di quest’ultima pubblicato qualche ora prima sull’ operazione di Polizia giudiziaria “Filo Rosso” in violazione del libero diritto di cronaca; evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà”.

Le fughe di notizie di Francesca Caroleo. Ma Francesca Caroleo, mamma di Saverio Giampà, è indagata anche perché in qualità di dipendente pubblico civile del ministero della Giustizia e in particolare in qualità di ausiliario A1 in servizio alla Sezione civile della Corte di appello di Catanzaro, violando i doveri inerenti le sue funzioni o comunque abusando della sua qualità, avrebbe rivelato notizie di ufficio che dovevano rimanere top secret. Si sarebbe prodigata in diverse occasioni ad acquisire notizie “relative a pratiche in trattazione negli uffici giudiziari penali per poi riferirle a Saverio Giampà, Pasquale Notarianni, Alessandra Folino, Francesca Allegro”. E ancora avrebbe rivelato notizie relative all’attivazione di servizi di intercettazione telefonica- ambientale nei confronti di Pasquale Notarianni e Alessandra Folino o istanze presentate nell’interesse di Domenico Chirico “u batteru”, coniuge di Francesca Allegro su “raccomandazione” di un altro pregiudicato , Domenico Pardea di Vibo Valentia. E in ultimo (e non per minore importanza), avrebbe riferito dell’imminente esecuzione dell’operazione di polizia giudiziaria “Filo Rosso” alla cosca. Fatto aggravato dall’aver voluto agevolare il clan Giampà.

Estorsioni e potere. I soldi sarebbero servizi alle nuove leve per conquistare nuovi spazi di potere e per aiutare i detenuti. Ecco perché Gianluca Notarianni avrebbe dato mandato a Saverio Giampà di recarsi nell’abitazione del titolare della Conad di Lamezia, costringendolo ad elargire denaro, anche in considerazione del fatto che suo padre, Aldo Notarianni, “ergastolano” aveva bisogno di sostegno. E sarebbe stato sempre Gianluca ad esortare Michele Bentornato ad andare sempre alla “Conad” per riferire al titolare che doveva dare un aiuto ai carcerati. Saverio Giampà, secondo le ipotesi di accusa, aveva detto a Gianluca che avrebbe provveduto a dialogare lui con il titolare dello stesso supermercato in quanto già lo conosceva, presentandogli un curriculum. I due avrebbero commentato di aver fatto un ottimo intervento avanzando una richiesta di lavoro all’imprenditore, anziché prospettare una diretta richiesta di denaro. E comunque Gianluca insistentemente avrebbe raccomandato Giampà di informarsi sull’esatta ubicazione dell’abitazione dell’imprenditore, in modo da poterci andare con lo scooter Tmax di sua proprietà e in quella circostanza richiedere i soldi per il padre ergastolano; proventi che poi avrebbero diviso in parti uguali. Giampà poi avrebbe confidato a Gianluca Notarianni di essersi occupato per un certo periodo di tempo personalmente di riscuotere i proventi dell’estorsione alla “Conad” pari a 1.200 mensili, fino alla data in cui era stata assunta la suocera di Giuseppe Giampà .

Il sospetto di essere intercettati. Il 23 novembre 2016, in base alle risultanze degli atti, Gianluca Notarianni e Luigi Leone avrebbero deciso di recarsi in una palestra di Lamezia per riscuotere una somma di denaro a titolo estorsivo dal titolare della stessa attività. Leone sarebbe stato preposto ad avvicinare la vittima per richiedere e riscuotere il denaro, mentre Notarianni sarebbe rimasto a bordo della macchina monitorata. Una volta intascata la “mazzetta”, pari a 500 euro, Leone sarebbe rientrato in auto, dove lo attendeva Notarianni, al quale aveva riferito di essere seriamente preoccupato per il fatto che la consegna del contante era avvenuta, all’interno della macchina della vittima, in un luogo monitorato da alcune telecamere. I due “compari”, dopo aver contato i soldi per verificarne l’esatto importo, avevano commentato le parole del titolare della palestra, il quale dopo avergli consegnato i soldi all’interno di una busta con su scritto “regalo”, avrebbe chiesto “protezione” nei confronti di altri gruppi criminali. In questa circostanza Notarianni avrebbe riferito a Leone che effettivamente dovevano essere loro a fornire tutela alla vittima, nel caso in cui altri criminali si fossero presentati dal loro estorto a chiedere ulteriori soldi. Le attività estorsive poste in essere da Notarianni e dai suoi accoliti non si sarebbero limitate alla sole richieste di danaro ma, in alcune circostanze, anche a beni di consumo quali cibo o bevande. Per esempio il titolare di una macelleria sarebbe stato costretto a consegnare loro quantitativi di carne per soddisfare il fabbisogno di più nuclei familiari o di detenuti. In particolare dall’operazione “Filo Rosso” è emerso come Notarianni, Bentornato e Fabio Vescio si sono recati in una macelleria ubicata in via della Vittoria, per prelevare un quantitativo di carne destinata al coindagato Pasquale Notarianni. E nella circostanza Gianluca Notarianni ricordava ai suoi interlocutori “che non dovevano mangiare solo i detenuti ma anche loro per poter andare avanti”. Gli indagati avranno adesso 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal titolare del fascicolo, produrre documenti o compiere qualsiasi atto utile all’esercizio di difesa prima che la Dda proceda con una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.

LEGGI QUI | Le minacce dei Giampà a Zoom24:  "Cancellate quell'articolo o vi facciamo chiudere il giornale"

LEGGI QUI | "Filo Rosso", le relazioni extraconiugali e le ritorsioni all'interno della cosca

LEGGI QUI | "Filo Rosso" il monito di Gratteri: "Imprenditori niente più alibi. Basta con le parole" (VIDEO)

LEGGI QUI | "Filo Rosso", le mani delle nuove leve della cosca Giampà sulle attività di via del Progresso (VIDEO)

In merito alla vicenda che vede coinvolta Francesca Caroleo, riceviamo e pubblichiamo una nota inviata alla redazione dai suoi difensori, avvocati Diego Brancia e Domenico Folino.

"Gentile Direttore, intendiamo intervenire per la comune Assistita Signora Francesca Caroleo, Ausiliario in servizio presso la Sezione Civile della Corte di Appello di Catanzaro, per assegnare piena fiducia nell’operare degli Inquirenti.
La Nostra difesa, ha potuto apprendere, allo stato, solo dagli Organi di stampa di essere indagata per fatti di ipotizzata “ rivelazione di notizie d’ufficio” o “di acquisizione delle stesse” presso i relativi Uffici Giudiziari Penali che ne curavano l'istruttoria.
Non appena la Nostra Assistita verrà messa al corrente delle contestazioni precise, oggi veicolate attraverso alcune Testate giornalistiche, si sottoporrà al doveroso confronto con gli Inquirenti, perché la chiarezza e trasparenza che ha sempre connotato la Sua condotta lavorativa, possa emergere, anche, al cospetto dell’Autorità procedente.
Nonostante ciò, preme sin d’ora osservare che la funzione svolta sul piano amministrativo, dalla Caroleo, non potesse consentirLe di venire a conoscenza di atti o fatti di stretta pertinenza di altri e diversi Uffici giudiziari. All’interrogatorio a cui ci sottoporremo, affidiamo la prospettiva di esplicitare ogni vicenda oggetto di contestazione".