"Filo Rosso", le mani delle nuove leve della cosca Giampà sulle attività di via del Progresso (VIDEO)
Dalle estorsioni per conquistare nuovi spazi di potere al sostegno ai detenuti e alla "protezione" delle vittime. Ecco gli ulteriori dettagli del fermo che ha portato la Polizia di Stato ad eseguire nove arresti
di GABRIELLA PASSARIELLO
Non conosceva soste la ricerca continua di denaro di Gianluca Notarianni e dei suoi accoliti. A volte con un “compare” e a volte con un altro, si affannava ad adescare vittime da piegare alla sua volontà, facendo leva sui suoi trascorsi criminali e su quelli di suo padre Aldo. La parola d’ordine era avvalersi dello strumento dell'estorsione ai danni di tutte le attività commerciali di via del Progresso. E se Saverio Giampà notava una nuova attività o una nuova struttura la doveva indicare a Gianluca, perché lui “il banco” lo voleva tutto: “pure a questo, ora che ci siamo, a tutti”. Sono gli ulteriori dettagli che emergono dal fermo di indiziato di delitto che oggi ha portato la Mobile su richiesta della Dda di Catanzaro all’esecuzione di nove arresti nell’ambito dell’operazione “Filo Rosso”.
L’estorsione ai danni di un supermercato. I soldi servivano alle nuove leve per conquistare nuovi spazi di potere e per aiutare i detenuti. Ecco perché Gianluca Notarianni aveva dato mandato a Saverio Giampà di recarsi nell’abitazione del titolare della Conad di Lamezia, costringendolo ad elargire denaro, anche in considerazione del fatto che suo padre, Aldo Notarianni, “ergastolano” aveva bisogno di sostegno. Ed era sempre Gianluca che esortava Michele Bentornato ad andare sempre alla “Conad” per riferire al titolare che doveva dare un aiuto ai carcerati.? Saverio Giampà aveva detto a Gianluca che avrebbe provveduto a dialogare lui con il titolare dello stesso supermercato in quanto già lo conosceva, presentandogli un curriculum. I due avevano commentato di aver fatto un ottimo intervento avanzando una richiesta di lavoro all’imprenditore, anziché prospettare una diretta richiesta di denaro. E comunque Gianluca insistentemente aveva raccomandato Giampà di informarsi sull’esatta ubicazione dell’abitazione dell’imprenditore, in modo da poterci andare con lo scooter Tmax di sua proprietà e in quella circostanza richiedere i soldi per il padre ergastolano; proventi che poi avrebbero diviso in parti uguali. Giampà poi aveva confidato a Gianluca Notarianni di essersi occupato per un certo periodo di tempo personalmente di riscuotere i proventi dell’estorsione alla “Conad” pari a 1.200 mensili, fino alla data in cui era stata assunta la suocera di Giuseppe Giampà .

Il timore dei poliziotti. Una volta usciti dal supermercato “Conad”, nel risalire in auto, Saverio Giampà aveva notato la presenza di tre poliziotti appartenenti al Commissariato di Polizia di Stato di Lamezia Terme ed immediatamente, rivolgendosi a Gianluca Notarianni aveva affermato che sicuramente erano stati pedinati. Entrambi avevano deciso di non utilizzare più il telefono per chiamarsi ma, di effettuare comunicazioni solo tramite whatsapp, manifestando la preoccupazione per l’arrivo dei tre poliziotti. E sospettando una richiesta d’intervento delle Forze dell’ordine da parte del titolare del supermercato, avevano pensato di inviargli, tramite un dipendente dell’attività commerciale, una “imbasciata”, intimandogli di ritirare una ipotetica denuncia fatta nei loro confronti.
Il sospetto di essere intercettati. Il 23 novembre 2016, in base alle risultanze degli atti, Gianluca Notarianni e Luigi Leone avevano deciso di recarsi in una palestra di Lamezia per riscuotere una somma di denaro a titolo estorsivo dal titolare della stessa attività. Leone era preposto ad avvicinare la vittima per richiedere e riscuotere il denaro, mentre Notarianni era rimasto a bordo della macchina monitorata. Una volta intascata la “mazzetta”, pari a 500 euro, Leone era rientrato in auto, dove lo attendeva Notarianni, al quale aveva riferito di essere seriamente preoccupato per il fatto che la consegna del contante era avvenuta, all’interno della macchina della vittima, in un luogo monitorato da alcune telecamere. I due “compari”, dopo aver contato i soldi per verificarne l’esatto importo, avevano commentato le parole del titolare della palestra, il quale dopo avergli consegnato i soldi all’interno di una busta con su scritto “regalo”, aveva chiesto “protezione” nei confronti di altri gruppi criminali. In questa circostanza Notarianni riferiva a Leone che effettivamente dovevano essere loro a fornire tutela alla vittima, nel caso in cui altri criminali si fossero presentati dal loro estorto a chiedere ulteriori soldi. Le attività estorsive poste in essere da Notarianni e dai suoi accoliti non si sono limitate alla sole richieste di danaro ma, in alcune circostanze, anche a beni di consumo quali cibo o bevande. Per esempio il titolare di una macelleria è stato costretto a consegnare loro quantitativi di carne per soddisfare il fabbisogno di più nuclei familiari o di detenuti. In particolare dall’operazione “Filo Rosso” è emerso come Notarianni, Bentornato e Fabio Vescio si sono recati in una macelleria ubicata in via della Vittoria, per prelevare un quantitativo di carne destinata al coindagato Pasquale Notarianni, sottoposto agli arresti domiciliari. E nella circostanza Gianluca Notarianni ricordava ai suoi interlocutori “che non dovevano mangiare solo i detenuti ma anche loro per poter andare avanti”.
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https://www.youtube.com/watch?v=wXsHIpEHGS8
https://youtu.be/0YjgKHYYV0Y
