Le minacce dei Giampà a Zoom24: "Cancellate quell'articolo o vi facciamo chiudere il giornale"
L'incursione delle donne dei Giampà in redazione e gli insulti a Gabriella Passariello. Il direttore: "Abbiamo denunciato l'accaduto ai carabinieri". La solidarietà del sindacato dei giornalisti: "Superato ogni limite"
Da Lamezia a Vibo Valentia. Incursione delle donne dei Giampà ieri pomeriggio nella redazione di Zoom24. Tre persone, una delle quali ha detto di essere la mamma di Saverio Giampà, raggiunto nei giorni scorsi da un provvedimento di fermo per associazione a delinquere di stampo mafioso emesso dalla Dda di Catanzaro, hanno prima telefonato insistentemente alla redazione e poi si sono presentati negli uffici, ubicati al centro di Vibo Valentia intimando con insistenza la cancellazione di un articolo pubblicato poche ore prima. Il pezzo in questione, firmato da Gabriella Passariello che in quel momento stava svolgendo le proprie attività di cronista di giudiziaria al Tribunale di Catanzaro è: "Filo Rosso, le relazioni extraconiugali e le ritorsioni all’interno della cosca”. (LEGGI QUI)
L'irruzione. Immediatamente dopo la pubblicazione dell'articolo, Zoom24 è stato bersagliato da una serie di telefonate alle quali ha risposto il tecnico di redazione. Dall'altra parte del telefono due signore, la prima si è qualificata come la mamma di Saverio Giampà, l'altra come Emanuela Fiumara. Entrambe sono state invitate a contattare i cronisti tramite il loro legale. Intorno alle 15, però, le due donne, accompagnate da una terza persona (una ragazza) non identificata, si sono presentate sotto la redazione e hanno prima citofonato insistentemente, ma nessuno ha aperto loro. Approfittando dell’arrivo di una giornalista, ignara di quanto stava accadendo, sono riuscite ad entrare in redazione chiedendo di parlare con la cronista Gabriella Passariello affinché rimuovesse l’articolo “non gradito” dalla pagina del quotidiano on line.
Insulti e offese. Ottenuta risposta contraria alla loro richiesta Non avendo ottenuto ciò che chiedevano, sono passate alle minacce: “Se non togliete l’articolo – ha intimato la donna presentatasi come mamma di Saverio Giampà – vi facciamo chiudere il giornale”. L'altra, tale Emanuela Fiumara apostrofava invece la Passariello con pesanti insulti. Preoccupati di quanto stava avvenendo, i giornalisti hanno quindi deciso di chiamare il 112 e rivolgersi ai carabinieri della Stazione di Vibo Valentia che, in brevissimo tempo, sono arrivati sul posto. Nel frattempo, però, le tre donne avevano lasciato la redazione di Zoom24.
La denuncia ai carabinieri. Per il direttore di Zoom24 Mimmo Famularo si tratta di un irruzione dalle modalità mafiose: "Un episodio gravissimo ed inaccettabile". Immediata la denuncia ai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che su quanto accaduto ha aperto un fascicolo informando la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. “Teniamo la barra dritta e proviamo a lanciare un messaggio chiaro a chi tenta, anche velatamente, di intimidirci e di limitare la nostra libertà. Zoom24 – sottolinea – non rimuove nulla di ciò che scrive perché i cronisti che vi fanno parte, prima di scrivere, si documentano. E ciò a costo di finire nel mirino dei diretti interessati. Nella spiacevole circostanza odierna, la solidarietà del direttore e di tutta la redazione va alla collega Gabriella Passariello, professionista instancabile e sempre sul pezzo. Una di quelle che non si tirano mai indietro, neanche quando il rischio di incappare in situazioni spiacevoli è dietro l’angolo. Chi oggi ha provato a colpire lei, inevitabilmente ha colpito l’intera redazione di Zoom24. Ecco perché, onde evitare che tali episodi si ripetano, ho provveduto – conclude il direttore Famularo – a rappresentare l’accaduto e conseguentemente a sporgere denuncia all’Arma dei Carabinieri di Vibo Valentia”.
Superato ogni limite. Il segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa, Carlo Parisi, nell’esprimere a Gabriella Passariello, alla sua famiglia ed alla redazione di Zoom24.it “la piena solidarietà della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria”, sottolinea – come avvenuto una decina di giorni fa con l’intimidazione alla collega Alessia Truzzolillo – che il prezzo del giornalismo d’inchiesta, ovvero quello fatto con serietà, passione e coraggio, non può essere certamente messo in discussione o censurato semplicemente perché qualcuno si sente toccato da scomode verità. In ogni caso a nessuno è consentito ricorrere impunemente a minacce o violenze ed è compito della magistratura e delle forze dell’ordine perseguire quanti ne facciano ricorso nel tentativo, vano, di imbavagliare i giornalisti, quotidianamente impegnati a garantire un’informazione senza censure di sorta”.
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