Investigatori e inquirenti nel corso della conferenza stampa sul blitz antimafia che all'alba di oggi ha portato a nove fermi hanno rivolto un appello alla collettività: "Denunciate e collaborate"

di GABRIELLA PASSARIELLO

Cosche vulnerabili che tentano di rafforzarsi economicamente nel circondario di Lamezia per giocare di anticipo sulle cosche avversarie. Giovani leve dai 24 ai 33 anni disposti a tutto pur di conquistare spazi di potere. E mentre magistrature e Forze dell’ordine all’alba di oggi hanno inferto l’ennesimo colpo agli esponenti della cosca Giampà, la collettività continua a non collaborare con la giustizia. 

Niente più scuse. “Sono qui da un anno, e a Lamezia sono state arrestata 103 persone appartenenti alla cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri e 34 del clan Giampà per un totale di 137 indagati. Penso che i cittadini e soprattutto imprenditori e commercianti devono fare un esame di coscienza, non ci siano più alibi per coloro i quali solo a parole sono contro la criminalità. E di parole durante la manifestazione “Trame”, in cui c'erano 1.500 persone, ne ho sentite fin troppe. Non so cos'altro dobbiamo fare di più per meritare la credibilità anche di un solo commerciante". Duro il monito del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che nel corso della conferenza stampa sul blitz “Filo Rosso”, che all’alba di oggi ha portato all’eseczione di nove fermi di indiziato di delitto contro la cosca Giampà, ha parlato della necessità che la collettività sia coerente, credibile e conseguenziale rispetto a fatti- reati su cui non ci si può tirare indietro, richiamando i cittadini al senso di responsabilità. “ In questi fermi parliamo di associazione a delinquere di stampo mafioso e del reato tipico che la suggella, cioè l’estorsione. Di fronte all’ennesima operazione antimafia – ha continuato- nessuno venga a dirmi che lo Stato non c’è nel circondario di Lamezia, stiamo recidendo i germogli di queste nuove famiglie, ma è necessario che anche i cittadini facciano la loro parte”. I nove indagati sono anche ritenuti colpevoli di atti intimidatori consistiti nel posizionamento di bottiglie incendiarie nei pressi delle attività commerciali, di danneggiamenti con l’utilizzo di ordigni esplosivi.

Le nuove leve pronte alle armi. “ Più esattamente- ha aggiunto il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri- non siamo di fronte a persone facenti parte di cosche storiche ma di nuove leve di ciascuna organizzazione criminale. Figli di vertici di capi cosca, che come dimostrano le intercettazione, si fregiano di appartenere ad una famiglia, dove un membro è stato condannato all’ergastolo, legittimandolo a dire “non devo dare conto a nessuno. Recentemente la sentenza della Cassazione “Medusa” ha attestato l’esistenza della cosca Giampà, ma fin quando si preferirà essere assoggettati a queste famiglie, dando loro danaro, chiedendo voti o ci si piegherà alla forza intimidatrice dell’estorsione, nulla cambierà e questi ragazzi che oggi piazzano le bottiglie incendiarie, domani passeranno all’uso delle armi. E la risposta non può essere sempre e sempre l’istituzione perchè le istituzioni siamo tutti noi”. Un concetto questo ripreso anche dal capo della Mobile Nino De Santis e dal questore Amalia Di Ruocco. “Nelle pagine del fermo vengono contestate diverse ipotesi di tentata estorsione, dove le vittime non hanno pagato ma nemmeno denunciato nulla alla polizia. Fermi in cui non si è registrata nemmeno una collaborazione da parte delle vittime”. Gli arresti o i fermi, la forza repressiva possono servire a poco se i cittadini non iniziano a fare squadra con inquirenti e investigatori. All'incontro con i giornalisti ha partecipato anche il primo dirigente della polizia di Stato, Antonio Borelli, che dopo sei anni lascia la guida del Commissariato di Polizia di Lamezia per trasferirsi a Macerata come vicario del questore. "In questi anni a Lamezia - ha detto Borelli - tutte le componenti dello Stato hanno saputo fare squadra. Vorrei che in futuro anche gli imprenditori lametini smettessero di fare il pubblico ed entrassero anche loro nella 'squadra Stato'".

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