La sorella del 15enne ucciso lo scorso maggio e la comunità miletese chiedono giustizia e si preparano per la fiaccolata di domenica

Chiede verità e giustizia la famiglia di Francesco. È un dolore che non trova pace, una ferita che non si potrà mai rimarginare. La perdita di un figlio, ucciso a soli 15 anni. Un delitto efferato per cui chiedono verità. Era la sera del 29 maggio quando Francesco Prestia Lamberti venne ucciso nelle campagne di Calabrò, in località Vindacitu, tra i comuni di Mileto e Francica. Un delitto di cui si è autoaccusato un altro quindicenne ma su cui restano ancora molti coni d'ombra. A distanza di sei mesi, la famiglia chiede per questo verità e lo fa con la voce rotta dal dolore, ma certamente risoluta, all'indomani del deprecabile gesto compiuto da ignoti che hanno strappato le locandine affisse davanti a palazzo dei Normanni su corso Umberto I, che annunciavano la fiaccolata per Francesco, che è in programma per domenica prossima con partenza alle ore 18 da piazza Badia.

L'appello. Giustizia e verità per Francesco, il giovane ucciso sei mesi fa a Mileto e di cui si è autoaccusato un altro ragazzo del luogo. Lo chiedono gli amici, lo chiede la comunità e lo chiede a gran voce la famiglia che in una dichiarazione apparsa oggi su Gazzetta del Sud, nel soffermarsi sulla fiaccolata in programma domenica prossima, afferma - attraverso Marina Prestia Lamberti, sorella della vittima - afferma che la manifestazione è stata intrapresa “per chiedere giustizia ma soprattutto la verità per Francesco”. La stessa ha, inoltre, sostenuto che “nonostante le indagini siano ancora in corso” e che da parte dei familiari vi sia “la massima fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, che si stanno interessando al caso, rimangono molti lati oscuri sulla vicenda che aumentano i nostri dubbi riguardo il coinvolgimento del solo assassino. “La nostra speranza – ha concluso la giovane - è che questa fiaccolata smuova le coscienze di tutti coloro che sanno ma continuano a tacere”.

Le indagini. Continuano intanto, le indagini dei carabinieri guidati dal maresciallo Alessandro Demuru per individuare i responsabili del gesto che ha scosso ancora una volta la comunità di Mileto. Al vaglio le immagini delle telecamere della zona e la speranza è che venga presto chiuso il cerchio.

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