Gettonopoli e assunzioni fittizie a Catanzaro, interrogatori terminati
Si è chiuso lo step degli interrogatori sull’inchiesta istruita dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Pasquale Mandolfino, che vede indagati 29 amministratori comunali e cinque imprenditori, accusati a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, uso di atto falso, falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico.
Un’inchiesta nell’ambito della quale sono confluite due filoni di indagine, uno ribattezzata Gettonopoli, su presenze fantasma dei consiglieri comunali a Palazzo De Nobili, verbali farlocchi attestanti riunioni delle commissioni consiliari, senza che gli amministratori vi avessero preso parte o partecipandovi solo a intermittenza rendendo di fatto, secondo le ipotesi di accusa, impossibile lo svolgimento delle riunioni, l’altra relativa ad assunzioni fittizie in aziende con rimborsi truffa ai danni del Comune di Catanzaro.
La scelta. In pochi hanno deciso di confrontarsi con il pubblico ministero, alcuni, invece, pur avendo in un primo momento avanzato istanza di interrogatorio, hanno scelto poi di fare un passo indietro, rinunciando all’interrogatorio, altri ancora non hanno inteso avvalersi di questo strumento difensivo. L’ultimo in ordine di tempo a chiedere di essere sentito dal magistrato, titolare del fascicolo, è il consigliere Demetrio Battaglia, che, accompagnato dal legale difensore Amedeo Bianco, ha chiarito la sua posizione sulle accuse relative alle false verbalizzazioni della prima e della quinta Commissione consiliare, che gli avrebbero consentito di “intascare” indebitamente 385,20 euro a titolo di gettone di presenza. Il 14 e il 7 febbraio è toccato ai consiglieri, Gianmichele Bosco e Nicola Fiorita, rispettivamente avvocato e docente, entrambi dimessisi in seguito all’inchiesta, di fornire la loro versione dei fatti. Il 5 febbraio è stata la volta del consigliere Eugenio Riccio di professione carabiniere.
Gli altri indagati. Oltre a Battaglia, Riccio, Bosco, Fiorita, sono stati raggiunti da un avviso di conclusione delle indagini con contestale informazione di garanzia, notificato dalla sezione dei carabinieri di pg della Procura, i consiglieri comunali Andrea Amendola; Antonio Angotti; Tommaso Brutto; Francesca Carlotta Celi; Fabio Celia, dimessosi in seguito all’inchiesta; Enrico Consolante; Lorenzo Costa; Manuela Costanzo; Sergio Costanzo; Roberta Gallo; Francesco Gironda; Luigi Levato; Rosario Lostumbo; Filippo Mancuso; Rosario Mancuso; Giovanni Merante; Antonio Mirarchi; Libero Notarangelo, attuale consigliere regionale; Giuseppe Pisano; Agazio Praticò; Giulia Procopi; Cristina Rotundo; Fabio Talarico; Antonio Triffiletti e Antonio Ursino. Tutti, chi più o chi meno, per la Procura, “con artifici e raggiri consistiti in false verbalizzazioni circa lo svolgimento delle sedute di commissione consiliare avrebbero indotto in errore il Comune, che ha erogato indebitamente i gettoni di presenza in base a riunioni in realtà mai avvenute”. Un meccanismo che ha consentito, all’epoca dei fatti, ai 29 consiglieri del Comune di Catanzaro di incassare in soli due mesi, da novembre a dicembre 2018 a titolo di gettone di presenza complessivamente 21.796,01 euro. E ancora, sotto inchiesta, gli amministratori di imprese Salvatore La Rosa; Elzbieta Musielak; Sabrina Scarfone; Carmelo Coluccio e Antonio Amendola. Ed è qui che entrano in gioco le assunzioni fittizie. Alcuni consiglieri, Brutto, Costanzo, Consolante ed Andrea Amendola non rispondono solo per l’erogazione di gettoni di presenza non dovuti, ma anche perché sarebbero stati assunti come dipendenti da imprese complici, consentendo alle stesse di ottenere dal Comune di Catanzaro il rimborso per le ore sottratte al lavoro in azienda per via dei loro impegni istituzionali. Con un ma. Le attività lavorative degli amministratori pubblici sarebbero state solo fittizie, con un corrispondente danno per il Comune di circa 300mila euro complessive.
La parola alla Procura. Terminato il ciclo degli interrogatori, adesso la parola passa al magistrato, titolare del fascicolo, che dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio dei 34 indagati o pronunciarsi con una richiesta di archiviazione.
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