Guerra di ‘ndrangheta sventata a Vibo, così i carabinieri hanno disarmato i “Pardea-Ranisi”

Era tutto pronto per uccidere Rosario Pugliese, ritenuto il leader della ‘ndrina dei “Cassarola”. Il pentito Arena: “Aspettavamo solo l’arrivo del killer”. Armi nascoste anche nel cimitero

Pistole, fucili, persino kalashnikov, oltre a centinaia di munizioni e cartucce, giubbini antiproiettile e passamontagna. Un vero e proprio arsenale a disposizione della ‘ndrina dei “Pardea-Ranisi” e nascosto nei posti più disparati di Vibo: tra le pareti di un’abitazione rustica della frazione di Piscopio, negli scantinati di anonime case del centro cittadino ma anche nel cimitero del capoluogo di provincia. Armi pronte a sparare e a scatenare una guerra di ‘ndrangheta sventata dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che all’alba di oggi hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Barbara Saccà su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, nei confronti di quattro persone.

I nomi. Il provvedimento riguarda Francesco Antonio Pardea, 34 anni di Vibo Valentia; Filippo Di Miceli, 49 anni di Piscopio, la moglie di quest’ultimo Maria Piperno, 42 anni di Piscopio (ai domiciliari), e Marco Ferraro, detto “Dandy”, 23 anni di Vibo Valentia. Altre tre persone risultano indagate a piede libero. Tra queste Bartolomeo Arena, 43 anni di Vibo Valentia, da ottobre collaboratore di giustizia. A vario titolo devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione di arma comune da sparo e da guerra con l’aggravante mafiosa.




L’arsenale. Le indagini hanno chiuso il cerchio relativamente ai due ingenti ritrovamenti di armi avvenuti il 20 ottobre 2019 e il 6 febbraio 2020, quando i militari del Comando Provinciale di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria hanno trovato sigillato all’interno di alcune pareti un vero e proprio arsenale composto da fucili automatici, pistole, munizioni e giubbetti anti-proiettili. Le investigazioni hanno consentito di accertare che le armi ritrovate costituivano l’arsenale della ‘ndrina “Pardea-Ranisi” che sarebbe dovuto essere utilizzato per l’esecuzione dell’omicidio di Rosario Pugliese, attualmente latitante ed appartenente alla contrapposta ‘ndrina dei “Cassarola” . Preziose, a tal proposito, si sono rivelate le dichiarazioni fornite agli inquirenti da Bartolomeo Arena e già confluite nella maxi inchiesta denominata “Rinascita Scott” che aveva colpito alcuni dei destinatari di quest’ordinanza di custodia cautelare quali Filippo Di Miceli, Marco Ferraro e Francesco Antonio Pardea.

L’omicidio sventato. Proprio Bartolomeo Arena aveva avviato la collaborazione con la giustizia lo scorso 18 ottobre per evitare – aveva detto agli inquirenti – una guerra di ‘ndrangheta e lo spargimento di altro sangue. Arena si è infatti autoaccusato di gravi delitti e tra questi la pianificazione da parte del gruppo di sua appartenenza dell’omicidio di Rosario Pugliese, detto Saro Cassarola, leader della cosca avversaria, operativa a Vibo e in contrasto con la ‘ndrina dei “Pardea-Ranisi”. Agli inquirenti il collaboratore di giustizia ha quindi manifestato il timore concreto per la realizzazione di tale attentato che avrebbe avuto conseguenze tragiche negli assetti mafiosi della città. “A breve – aveva dichiarato Arena agli inquirenti nel verbale del 18 ottobre 2019 – i Pardea uccideranno Rosario Pugliese, detto Cassarola. Ad ucciderlo saranno un giovane che proviene dalla Lombardia, Grillo Filippo, unitamente a Ferraro Marco, un ragazzo che abbiamo rimpiazzato nel nostro gruppo. Anche i ‘Cassarola’ a loro volta hanno intenzione di eliminare i Pardea”. Le dichiarazioni del giovane pentito vibonese hanno contribuito a disarmare il gruppo. Così i Carabinieri hanno rinvenuto l’arsenale della cosca nell’abitazione rurale di Piscopio. “Queste armi – aveva sottolineato nello stesso verbale Arena – sono mie e di Pardea Francesco Antonio”. Dichiarazioni riscontrate dagli investigatori proprio con l’effettivo ritrovamento dell’arsenale. Quanto all’omicidio di Rosario Pugliese, Arena parla in prima persona: “Io dovevo essere uno di quelli che doveva recuperare i killer dell’omicidio Pugliese ma adesso ci siamo un po’ allontanati in quanto abbiamo avuto una discussione per motivi di spartizione di denaro. Ho partecipato a delle riunioni in cui abbiamo discusso dell’omicidio da farsi circa venti giorni fa con Antonio Pardea, Filippo Grillo, Marco Ferraro e Filippo De Miceli. Adesso si sta attendendo solo che arrivi il Grillo dal Nord e si provvederà ad eseguire l’omicidio”. Parole trascritte nello stesso verbale del 18 ottobre 2019, data di inizio della collaborazione con la giustizia. Due giorni dopo sarebbe scattato a Piscopio il blitz dei carabinieri con il ritrovamento dell’arsenale da guerra custodito nell’abitazione rustica nella disponibilità di Filippo Di Miceli. Armi che quest’ultimo avrebbe ricevuto dai Pardea per essere murate. Un tentativo di occultamento risultato vano perché i militari dell’Arma hanno scoperto tutto, disarmato il gruppo e e sventato l’inizio di una sanguinosa faida a Vibo.

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