La sete di vendetta delle donne nella faida delle Preserre: “Gli devono tagliare i cannarozza” (VIDEO)

Emergono nuovi dettagli dall’inchiesta che ha portato al fermo di sette persone e fatto luce su una serie di episodi di sangue avvenuti nell’entroterra Vibonese

di MIMMO FAMULARO

“Black widows”, cioè “vedove nere”. E’ questo il nome in codice dell’operazione messa a segno nella notte dagli uomini della Squadra Mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Serra San Bruno. Una sintesi perfetta di quanto emerge dal decreto che ha portato al fermo di sette persone, tra queste due donne: Viola Inzillo, 52 anni di Gerocarne; e Rosa Inzillo, 50 anni di Sorianello, le due sorelle di Salvatore Inzillo, 46 anni ucciso nel giugno scorso a colpi di fucile nel centro storico del piccolo paese delle Preserre vibonesi.

L’origine dell’indagine. Tutto è partito proprio da questo omicidio che gli inquirenti inquadrano all’interno dello scontro tra le famiglie Loielo ed Emanuele, da anni protagoniste di una cruenta faida che sta insanguinando le Preserre vibonesi. Gli Inzillo sarebbero legati agli Emanuele ed in netto contrasto con un’altra famiglia più volte finita al centro della cronaca nera negli ultimi mesi: i Nesci, vicino alla consorteria criminale dei Loielo di Gerocarne. A carico delle sette persone fermate dalla polizia grava anche l’accusa di tentato omicidio. Si tratta del fallito agguato perpetrato ai danni di Giovanni Alessandro Nesci il 28 luglio scorso. In quell’occasione rimase ferito anche il fratello minorenne Manuel, appena tredicenne ed affetto da sindrome di Down. Un attentato organizzato – secondo le ricostruzioni degli investigatori – proprio in risposta all’omicidio Inzillo. Qualche mese prima lo stesso Nesci era sfuggito ad un altro agguato mentre era a bordo della sua auto nei pressi di Sorianello.

L’informativa della Squadra Mobile. I fermi di oggi sono dettati dall’alta tensione che gli investigatori vivono praticamente in diretta nel corso delle attività tecniche di intercettazione e pedinamento dei principali indagati. Emerge la sete di vendetta delle donne della famiglia Inzillo, determinate a vendicare la morte del fratello Salvatore. Un odio alimentato giorno dopo giorno che rende necessario l’intervento prima che scorra altro sangue. Secondo l’accusa infatti si stava organizzando un nuovo agguato per attentare la vita agli esponenti della famiglia Nesci. Così in data 29 marzo la Squadra Mobile redige un’informativa dettagliata relativa al disegno omicidiario maturato in seno alla “famiglia” Inzillo nei confronti del pluripregiudicato Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex e dei suoi prossimi congiunti. “Le emergenze probatorie – scrivono gli inquirenti – hanno dimostrato che il progetto criminale, messo a segno il 28 luglio 2017 (tentato omicidio Nesci), da una compagine legata da vincoli parentali e dotata di ampia disponibilità di mezzi e di armi – sebbene affondi le proprie radici nel desiderio di vendetta per l’assassinio del congiunto Salvatore Inzillo (fatto di sangue che i familiari di quest’ultimo attribuiscono inequivocabilmente al Nesci), si salda in modo inscindibile con gli assetti criminali consolidati nei comuni di Soriano, Sorianello e Gerocane, nonché con le complesse dinamiche in atto per la conquista della leadership sul territorio, tra due fazioni contrapposte, all’interno dello stesso “locale di ‘ndrangheta” noto come “locale dell’Ariola”. Alla luce della ricostruzione effettuata dagli investigatori, è possibile affermare che tale progetto si inserisce a pieno titolo nella faida che da oltre un decennio insanguina l’area delle Preserre vibonesi, atteso che Nesci viene indicato quale soggetto di riferimento della famiglia Loielo e destinatario di ben tre agguati.

Rosa Inzillo

Il ruolo delle donne. Protagoniste indiscusse del proposito omicidiario appaiono essere le donne della famiglia Inzillo, come emerso sin dalle prime battute dell’attività di intercettazione telematica attiva, che ha consentito di penetrare il fitto circuito criminale. Allo stesso tempo sono risultati preziosi gli esisti delle reiterate perquisizioni portate avanti congiuntamente dalle forze di polizia ed orientate all’attuazione di una efficace strategia di contrasto. In effetti, le indagini evidenziavano fin nell’immediatezza, lo stretto collegamento tra le vicende occorse il 28 luglio 2017 (tentato omicidio Nesci) e l’omicidio avvenuto il 21 giugno 2017, in pieno giorno, alle ore 11.40, a Sorianello, allorquando, personale del Commissariato di Serra San Bruno interveniva alla via Vittorio Emanuele III, nei pressi del civico 68, ove ignoti autori avevano esploso alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del pregiudicato Salvatore Inzillo, ferendolo in modo grave: l’uomo decedeva alle ore 12, nel corso del trasporto, operato da personale del servizio 118 di Vibo Valentia, nel luogo in cui doveva atterrare l’elisoccorso.

Antonio Farina

L’omicidio Inzillo e la telefonata anonima. Dai primi accertamenti, emergeva la connotazione mafiosa dell’agguato. Salvatore Inzillo stava percorrendo – a bordo dello scooter di proprietà del nipote Gaetano Muller – la via Vittorio Emanuele III di Sorianello, con direzione di marcia dalla parte alta del paese verso la strada statale, quando – giunto all’altezza del civico, in corrispondenza di una scalinata che conduce alla parte alta del paese – veniva attinto da numerosi colpi esplosi da un fucile cal. 12, caricato a pallettoni.  Tra i soggetti intervenuti sul posto per avere udito gli spari, vi era uno degli odierni indagati, Gaetano Muller, il quale, sentito a sommarie informazioni testimoniali, riferiva che al momento del suo intervento lo zio era ancora vivo, ma non parlava (così escludendo in radice di aver ricevuto, dal congiunto in fin di vita, indicazioni sugli autori del fatto), aggiungendo di non aver incontrato nessuna persona salire in corrispondenza del percorso da lui effettuato.  Alle ore 15 del 23 giugno 2017, giungeva sull’utenza 112 della Centrale Operativa della Compagnia dei carabinieri di Serra San Bruno una telefonata anonima effettuata da un soggetto che riferiva che gli autori dell’omicidio erano da identificarsi in Giovanni Alessandro Nesci e nel padre di questi, Angelo Nesci. Gli accertamenti tecnici eseguiti successivamente evidenziavano che la telefonata in questione era stata effettuata da una cabina telefonica pubblica, ubicata in Vibo Marina.

Michele Nardo

Il tentato omicidio di Alex Nesci. La sera del 28 luglio 2017, alle ore 23:30, Giovanni Alessandro Nesci e il fratello minore Manuel Nesci (affetto da sindrome di Down) giungevano al pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia con ferite da arma da fuoco. Le emergenze investigative hanno consentito di ricostruire la vicenda in termini di rapporto causa-effetto con l’omicidio di Salvatore Inzillo, avvenuto il 21 giugno 2017 e consentendo di individuare in Rosa Inzillo ed  in Michele Nardo  i presunti autori morali del delitto, quali istigatori ed organizzatori del progetto omicidiario; nonché Antonio Farina ed Bruno Lazzaro (quest’ultimo, a sua volta, assassinato il 4 marzo 2018), i presunti esecutori materiali del duplice tentato omicidio. Secondo gli investigatori Antonio Farina e Bruno Lazzaro, su mandato di Rosa Inzillo e Michele Nardo, si posizionavano in tarda serata in uno stabile disabitato di Sorianello, di fronte all’abitazione dei Nesci e ne attendevano il rientro esplodendo al loro indirizzo numerosi colpi di arma da fuoco: almeno quattro colpi di fucile calibro 12 e 9 colpi di pistola calibro 9. 

Viola Inzillo

Sete di vendetta. Gli Inzillo stavano progettando un nuovo agguato e – secondo le risultanze investigative – avevano chiamato in causa terzi (non meglio identificati) ai quali era stato affidato l’incarico di agire. Il particolare appare documentato nella misura in cui Rosa Inzillo aveva proposto di consegnarne “metà” (alludendo verosimilmente alla somma di denaro accantonata dalla famiglia) argomentando: “…. se hanno fame di soldi!? … dateglieli ora! … che poi vengono con più voglia ….“ed aggiungendo a sostegno “… onestamente questi dicono senza niente stiamo bene … li accontentate!! … piano piano … eh! … fate in questo modo …”. Era stata sempre Rosa Inzillo a ribadire, poi – in continuità con quanto precedentemente emerso in ordine al progetto di appostamento –la necessità di una maggior costanza nell’attuazione del piano d’azione concertato, recriminando la presenza sul territorio dei killer incaricati. Giovanni Alessandro Nesci era un obiettivo del gruppo ma non l’unico.  Secondo la polizia il programma mirava ad annientare ogni forma di reazione della controparte è dimostrato dalle osservazioni di Viola Inzillo: “Devono prendere a loro due … ai due grandi … inc.le … riescono a prendere ai due grandi …” omissis.. “… alle due bestie … vedi che lui sai che cosa si sente? … un re! … si sente che lui non vuole parlato … questo qui sotto lo sai come si sente? …” ..omissis..”… e il più grande ti sembra che ha più cervello degli altri? … “..omissis. … sotto degli altri lo ha il cervello … questo va tolto per prima dai piedi …” ..omissis.. “… gli devono tagliare i cannarozza”.  Valutata entro il contesto di riferimento, il proposito delittuoso appare pertanto rivolto alle persone dei fratelli Angelo (“questo qua sotto”) e Massimo (“il cecato”) Nesci – rispettivamente padre e zio di Alex. 

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