'Ndrangheta: "Costa pulita", i summit dei clan dal Tirreno allo Jonio passando per le Serre
Diverse le riunioni di mafia ricostruite dagli investigatori e che delineano i solidi rapporti fra i clan Mancuso, Accorinti, Melluso, Tripodi, Novella e Giampà
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Summit di ‘ndrangheta ai più alti livelli, personaggi di primissimo piano della criminalità organizzata calabrese seduti tutti attorno allo stesso tavolo, legami e alleanze fra i clan della fascia tirrenica Vibonese con quelli della Jonica Catanzarese passando per le Serre vibonesi. Documenta anche tutto questo l’inchiesta antimafia “Costa pulita” che ha colpito il clan Mancuso di Limbadi e le consorterie degli Accorinti, dei Bonavita e dei Melluso di Briatico.

Il summit a Serra San Bruno. E’ l’1 aprile del 2003 quando i carabinieri durante un controllo alla circolazione stradale procedono all’identificazione di Giuseppe Mancuso (cl. ’60), noto come “Pino Bandera”, ritenuto personaggio di primo piano del clan di Limbadi e già coinvolto nell’operazione “Decollo” del 2004 quale vertice di un colossale narcotraffico messo in piedi con il Sud America. Pino Mancuso, fratello più grande del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, viene fermato in auto in compagnia di Salvatore D’Amico (cl. ’81), di Soriano Calabro. I carabinieri, insospettiti dalla presenza dei sue soggetti, si mettono quindi a pedinarli scoprendo così un “vero e proprio summit di ‘ndrangheta organizzato” in un agriturismo di Serra San Bruno. Dopo aver lasciato Giuseppe Mancuso all’ingresso dell’agriturismo, Salvatore D’Amico – secondo la ricostruzione dei militari dell’Arma – si sarebbe allontanato. I carabinieri procedevano così al controllo della struttura ricettiva e, seduti ad un tavolo – al quale mancava un commensale dal momento che l’ulteriore posto era regolarmente apparecchiato – venivano individuati vari soggetti, "tutti gravitanti nell’orbita della criminalità organizzata calabrese”.

All'interno del locale si trovavano infatti il boss di Guardavalle Superiore, Carmelo Novella, detto “Nuzzo” (ucciso il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona per il suo proposito di voler staccare la ‘ndrangheta della Lombardia, di cui era divenuto il capo, dalla “casa-madre” calabrese e la cui uccisione ha dato il via ad una guerra di mafia sia in terra lombarda che in Calabria), Raffaele Barletta di Guardavalle (che successivamente si darà alla latitanza per altri fatti), Antonio Tripodi (cl. ’64), di Porto Salvo (frazione di Vibo), di recente condannato nell’operazione “Lybra quale esponente di spicco dell’omonimo clan, il presunto boss di Zungri Giuseppe Accorinti, e Leonardo Melluso di Briatico (arrestato nell’operazione “Costa pulita”).


Per gli investigatori, è “evidente che sulla scorta dell’accompagnamento da parte di D’Amico di Mancuso Giuseppe presso la predetta struttura di Serra San Bruno, il posto mancante fosse quello di Mancuso e che questi avvedutosi della presenza dei carabinieri si era poi dato alla fuga. Durante le operazioni di controllo - sottolineano poi gli inquirenti - giungevano in loco l’autovettura di proprietà di Doria Felice, condotta nella circostanza da Blois Vincenzo Salvatore, il quale era in compagnia di Tassone Cosimo (cl. ’66) di Simbario e di Tripodi Maurizio (cl. ’59)", originario di Mongiana, residente a Soverato Superiore, cugino del defunto boss di Serra San Bruno, Damiano Vallelunga e coinvolto in diverse inchieste antimafia con un ruolo di spicco nelle dinamiche criminali delle Serre e del Soveratese.


Infine, si notava "giungere in loco anche, a bordo della propria autovettura, Ascone Salvatore (cl. 66), di Limbadi, altro soggetto – spiegano i carabinieri - gravitante nell’orbita della famiglia Mancuso”.

Il summit a Briatico sulla motonave di Accorinti. Altra importante riunione di mafia si è invece tenuta, ad avviso degli inquirenti, il 12 aprile 2011 a bordo dell’imbarcazione Imperatrice (della società Briatico Eolie s.r.l., oggetto per gli inquirenti di intestazione fittizia). A tale summit, secondo i carabinieri, parteciparono: il presunto boss di Briatico Antonino Accorinti, il figlio Antonio Accorinti, "Giuseppe Garrì, Francesco Zungri, Salvatore Prostamo, Leonardo Melluso", tutti di Briatico, "Nunzio Manuel Callà", di Nicotera, ritenuto legato al boss Pantaleone Mancuso (Scarpuni), Salvatore Vita di Porto Salvo (condannato quale elemento di spicco del clan Tripodi), "Clemente Desiderato e Salvatore Niglia".
Per gli inquirenti della Dda di Catanzaro, "appare evidente che a tale incontro abbia partecipato tutto l’establishment della cosca Accorinti unitamente a soggetto poi condannato per associazione mafiosa e vale a dire Vita Salvatore quale appartenente alla cosca Tripodi".

I legami con i Giampà di Lamezia. In data 6 gennaio 2011, presso l’abitazione di "Muggeri Salvatore" viene quindi organizzato un altro summit "che ha visto la presenza - rimarcano i carabinieri - di Giampà Vincenzo (cl. '70), elemento di spicco dell’omonimo clan lametino, già sottoposto alla misura della di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno terminato in data 21 settembre 2009". Nel corso dell’ascolto delle intercettazioni, gli inquirenti venivano così a conoscenza che Accorinti Antonino invitava il Giampà - nominato più volte con l’appellativo di “Compare Vincenzo” - a trascorrere la festività dell’Epifania presso l’abitazione del proprio genero Muggeri Salvatore, con Giampà che accettava l’invito".
In merito all'inchiesta di cui sopra, da Francesco Zungri riceviamo ed integralmente pubblichiamo: "Cara redazione, in merito al vostro articolo di un presunto summit a bordo della motonave imperatrice, dove il mio nome viene associato, vi rammento con allegato (Libretto di navigazione) che il 12.04.2011 era il giorno precedente all'imbarco del personale ed io ero a bordo per espletare tali documenti a riguardo, l'imbarco mio e del personale come potete constatare è stato il 13.04.2011, il giorno dopo. Vi prego di correggere il vostro articolo Zungri Francesco (comandante Dell'imperatrice)".
Sin qui la nota del sig. Francesco Zungri. Per parte nostra ci limitiamo ad osservare di esserci limitati a riportare integralmente quanto contenuto sull'episodio nel decreto di fermo della Dda di Catanzaro firmato dai pm Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni e che richiama l'attività investigativa compiuta al riguardo dai carabinieri.
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