‘Ndrangheta: gli incontri del boss Pantaleone Mancuso al bar di Nicotera

Il locale usato quale “quartier generale” dell’Antistato. Emergono nuovi particolari dall’inchiesta “Costa pulita” contro i clan del Vibonese. La fila per parlare con “Scarpuni”

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Erano in tanti a recarsi al bar Tony di Nicotera Marina, locale ritenuto dagli inquirenti come il “quartier generale” del boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Un bar dove gli investigatori erano riusciti a piazzare telecamere e microspie e che – sino a quando gli allora vertici della Dda di Catanzaro (primi mesi del 2013) non decisero di avanzare richiesta di arresto per Pantaleone Mancuso (febbraio 2013 con l’operazione “Dietro le quinte” che di fatto ha interrotto l’ascolto di quanto avveniva all’interno del locale e quindi anche l’attività investigativa) – hanno permesso di svelare contatti e modus operandi del boss di Limbadi trasferitosi negli ultimi tempi a Nicotera Marina.

Pantaleone Mancuso

“Le intercettazioni effettuate all’interno del “Bar Tony” – scrivono i pm Pieropaolo Bruni e Camillo Falvo nel decreto di fermo dell’operazione “Costa pulita” – fotografano una realtà criminale già da tempo operativa, con assetti organizzativi complessi e ruoli soggettivi che confermano le spaccature emerse nell’indagine Dynasty”.

Nel bar la sede dell’Antistato. La lettura di ciò che avveniva all’interno del “Bar Tony” restituisce per i magistrati inquirenti “l’idea dell’esistenza di una vera e propria sede dell’Antistato, espressione piena del potere dei Mancuso. Nel corso delle indagini, difatti, è emersa, con riferimento alla figura di Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” (foto in alto a sinistra), quella che è l’essenza dell’anomalia mafiosa, ovvero il ruolo assunto dal clan con la sostituzione – sottolinea la Dda  – dell’autorità ‘ndranghetista a quella statale, in quello che può essere definito a pieno titolo come antistato mafioso”.

Cattura di schermata (29)

Il ruolo del boss. E’ in tale ottica, ad avviso degli inquirenti, che va letto il ruolo del boss Pantaleone Mancuso il quale, oltre a gestire i suoi affari mafiosi (estorsioni, usura, droga, armi, divisione dei proventi illeciti, intervento violento nei confronti di persone fisiche e giuridiche, attentati, sostentamento degli accoliti, condizionamenti delle attività amministrative, gestione del patrimonio), veniva quotidianamente investito di tutta una serie di vicende che con lui nulla avevano a che vedere”. Così la richiesta di autorizzazioni per avviare attività sia lecite che illecite, le richieste di “consigli” avanzate a vario titolo, le richieste di risoluzione di controversie tra privati, l’affidamento alla sua figura per ottenere pagamenti da parte di soggetti refrattari. A controllare i tavolini del bar e ad effettuare una bonifica elettronica degli ambienti, con un apparato simile a quello che in seguito userà lo stesso Pantaleone Mancuso, sarebbe stato Salvatore Muzzupappa (cl. ’71) di Nicotera, cognato del boss “Scarpuni” ed attualmente agli arresti domiciliari.

bar tony la Rosa

I singoli incontri e le singole vicende. L’operazione “Costa pulita” svela solo una parte delle intercettazioni captate nel bar Tony, principalmente quelle utili per la formulazione delle contestazioni nei confronti di alcuni degli indagati dell’inchiesta. Ma non solo. Fra i “personaggi” captati nel bar, anche Gregorio Giofrè (non indagato in “Costa pulita”), genero del boss di San Gregorio d’Ippona Rosario Fiarè, il quale “aveva rappresentato a Mancuso Pantaleone di essersi recato per due volte dallo Zio Luigi senza averlo trovato”. Zio Luigi identificato dagli investigatori in Luigi Mancuso, il numero uno del casato mafioso di Limbadi, rimesso in libertà nel luglio 2012 dopo 19 anni ininterrotti di detenzione poichè condannato in via definitiva nel processo nato dall’operazione “Tirreno” della Dda di Reggio Calabria ed attualmente in stato di irreperibilità.

Luigi Mancuso
Luigi Mancuso
quaranta_pasquale -
Pasquale  Quaranta

Pantaleone Mancuso, nel corso del colloquio con Giofrè, avrebbe evidenziato allo stesso “che non era opportuno andare a casa dello zio essendo il medesimo particolarmente controllato dalle Forze dell’ordine con conseguente alta probabilità di essere visti”.

Pino Bonavita
Pino Bonavita
Antonino Accorinti
Antonino Accorinti

Altri “personaggi” che sarebbero stati di “casa” nel bar Tony, rapportandosi con Pantaleone Mancuso, sono stati identificati negli inquirenti in Pasquale Quaranta, ritenuto il boss di Santa Domenica di Ricadi, ed il nipote Pasquale Prossomariti (entrambi arrestati), e poi nei presunti vertici del clan di Briatico ovvero Antonino Accorinti e Pino Bonavita (latitante). Quest’ultimo avrebbe concordato con Mancuso il sostentamento delle spese legali dei detenuti, mentre Nino Accorinti sarebbe stato invitato da Mancuso ad acquistare una motonave per il trasporto dei passeggeri alle Isole Eolie. A tal proposito, le intercettazioni del bar Tony avrebbero permesso di chiarire che il boss Pantaleone Mancuso avrebbe parlato con l’imprenditore turistico Tommaso Pugliese di Ricadi (detto “U Giarra,” non indagato) intimandogli di utilizzare per i giri turistici alle Isole Eolie dei suoi clienti “solo della società facenti capo a Nino Accorinti”.

Antonio La Rosa
Antonio La Rosa

Se Pasquale Prossomariti avrebbe quindi svolto “un collegamento tra Mancuso e Antonio La Rosa”, ritenuto il boss dell’omonimo clan di Tropea, altre conversazioni intercettate hanno portato gli inquirenti ad accertare la presenza nel bar Tony dell’imprenditore Giuseppe Evalto (arrestato), residente a Pizzo, il quale sarebbe stato “inviato da Mancuso in provincia di Crotone per risolvere questioni inerenti il pagamento in loco di una tangente a personaggi del Crotonese per l’esecuzione di alcuni lavori attinenti al Parco eolico di Isola Capo Rizzuto”.

Cosmo Michele Mancuso
Cosmo M. Mancuso

“L’agenda” di Cosmo Michele Mancuso. Non solo Pantaleone Mancuso (Scarpuni) sarebbe stato il destinatario delle visite dei personaggi più diversi che a lui si rivolgevano per chiedere favori, raccomandazioni o dirimere controversie di carattere lecito ed illecito, ma anche lo zio Cosmo Michele Mancuso avrebbe assunto analogo ruolo, avendo anzi quest’ultimo un grado ben superiore a quello del nipote all’interno della cosca mafiosa di Limbadi e Nicotera. A tal proposito, i pm della Dda Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni sottolineano che Carmine ed Egidio Il Grande di Parghelia, entrambi indagati nell’inchiesta “Costa pulita”, rappresentano nelle intercettazioni il “via vai di persone che andavano a trovare Cosmo Michele Mancuso il quale riferiva addirittura che doveva consultare l’agenda. (Carmine Il Grande: Gli ho detto… “Ora siete libero?” “Devo guardare l’agenda” mi ha detto… (Ride), “che quà viene quello, viene quello, viene quello, quà non si capisce più niente…”). 

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