'Ndrangheta, "Costa pulita": i clan nei concerti ed il "pizzo" per lo stabile delle monache
Emergono nuovi particolari dall'inchiesta antimafia sui clan Accorinti di Briatico e Mancuso di Limbadi. Nulla nel Vibonese sfuggiva dal controllo delle cosche
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Per il Tribunale incapace di stare in giudizio e di partecipare scientemente al processo che lo riguarda. Per gli inquirenti dell'antimafia, invece, nello stesso periodo storico soggetto che avrebbe continuato a delinquere ai più alti livelli chiedendo il "pizzo" anche all'impresa impegnata nella realizzazione di un immobile a Limbadi commissionato dalla congregazione religiosa delle monache “Ancelle del buon pastore".

E' Domenico Mancuso, 41 anni, figlio del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Mancuso (cl. '49) di Limbadi, detto 'Mbrogghja (attualmente detenuto). Lo stesso Domenico Mancuso che figura fra i principali imputati del processo nato dall’operazione “Dinasty-Affari di famiglia” scattata nell’ottobre del 2003. Solo nel marzo scorso il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha revocato l’ordinanza di sospensione del processo "Dinasty" nei suoi confronti dichiarandolo - sulla scorta di una relazione medico-legale - nuovamente processabile e capace di presenziare alle udienze. Per nulla "pazzo" ed incapace di intendere, dunque. Nel corso degli anni della sospensione del processo, dagli atti dell'inchiesta "Costa pulita" emerge che lo stesso Domenico Mancuso avrebbe del resto continuato a delinquere. L'attività di indagine che porta a tale conclusione era stata avviata e condotta inizialmente dall'allora pm della Dda di Catanzaro Giampaolo Boninsegna finendo per costituire ora una precisa accusa contestata - con un apposito capo di imputazione elevato a carico di Domenico Mancuso - nell'ambito dell'inchiesta "Costa pulita" portata a termine dai pm Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni. Mancuso, infatti, è indagato per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver costretto un imprenditore, che stava eseguendo la realizzazione di un immobile a Limbadi per le monache “Ancelle del buon pastore”, a pagare la somma di denaro di almeno 5.000 euro, soldi consegnati dall'imprenditore ad una persona non ancora identificata affinchè li consegnasse a sua volta a Domenico Mancuso. I fatti oggetto della contestazione si sarebbero verificati fra il 2009 ed il 2011, rispettivamente data di inizio e di fine dei lavori.

La vicenda è stata portata alla luce anche grazie ad una conversazione ambientale nel bar "Tony" di Nicotera (ritenuto il "quartier generale" del boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni") dove è stata captata un'intercettazione che spiega come l'imprenditore per l'opera che interessava le monache sia stato contemporaneamente sottoposto ad una doppia attività estorsiva: una posta in essere dal boss Pantaleone Mancuso, detto "Vetrinetta" (deceduto in carcere nell'ottobre scorso), l'altra portata a termine da Domenico Mancuso. La struttura voluta dalle monache per gli anziani, i preti e le ragazze madri, è stata poi realizzata con 100 posti letto. Nel corso dei lavori, all'impresa era stata bruciata una pala meccanica del valore di 35mila euro.

Il concerto del cantante J. Ax a Briatico. E' la sera dell’11 agosto 2010 quando nel corso di un concerto gratuito tenuto dal cantante- rapper milanese “J-Ax”, organizzato dall’associazione culturale “Euriatikon" con il patrocinio del Comune di Briatico, i carabinieri venivano avvicinati dai turisti che lamentavano di aver dovuto pagare cinque euro per entrare all’interno di due varchi allestiti tra le transenne e per poter fruire quindi dell’evento canoro.
I militari dell’Arma della Stazione di Briatico, dopo aver avuto conferma dal presidente dell’associazione circa l’effettiva riscossione di quello che veniva definito “un contributo volontario di cinque euro”, hanno proceduto a chiedere spiegazioni all’allora sindaco Francesco Prestia che aveva disposto l’immediata rimozione delle transenne con le quali era stato approntato un vero e proprio sistema di tornelli.

Tale provvedimento, ad avviso degli investigatori, avrebbe suscitato l’immediata e rabbiosa reazione di Antonio Accorinti (arrestato nell'inchiesta "Costa pulita" e figlio del presunto boss Nino Accorinti), il quale "avvicinandosi al sindaco incurante della presenza dei militari e di numerosi turisti gli urlava testualmente: “Francè, lo hai detto tu di fare passare tutti? Chi te l’ha ordinato? Chi te l’ha detto? Ora lo paghi tu questo che viene a cantare! Non vi meritate niente a Briatico!”. Di fronte a tali plateali rimostranze, il sindaco Prestia "visibilmente imbarazzato - rimarcano gli inquirenti - decideva di allontanarsi dalla zona senza rispondere all’invettiva di Accorinti". I carabinieri accertavano quindi "la presenza ai tornelli – addetti alla riscossione delle “libere offerte di 5 Euro”– di Accorinti Greta, Anile Antonella e Borello Marco, quest’ultimo nipote di Accorinti Antonino".

I carabinieri hanno inoltre accertato, all’interno della compagine associativa "Euriatikon" che aveva organizzato il concerto, la presenza di soggetti riconducibili alle "famiglie" Accorinti e Melluso.
Tra i membri di tale associazione culturale risultano "presenti Bagnato Sergio (ex consigliere comunale ed indagato nell'inchiesta "Costa pulita"), Barillari Armando – nipote di Pino Bonavita (attualmente latitante) – e Rizzo Francesco, quest’ultimo nipote di Melluso Leonardo". Dalle intercettazione è poi emerso che per "l’organizzazione del concerto c'erano state alcune incomprensioni – poi sanate dall’intervento di Antonino (Nino) Accorinti – tra gli Accorinti e la famiglia Fiarè di San Gregorio d’Ippona.

I Fiarè si sarebbero infatti rivolti "come forma di rispetto ‘ndranghetistico direttamente al capo clan briaticese per rappresentargli il mancato pagamento da parte del figlio Antonio dell’organizzazione del concerto. Nell’organizzazione dell’evento, chiaramente pilotata dagli Accorinti, i Fiarè furono interpellati per procacciare - concludono gli inquirenti - tramite una società di spettacolo da loro controllata, la partecipazione del rapper milanese all’evento di Briatico".
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