'Ndrangheta: Emanuele Mancuso fonda un gruppo facebook e fioccano le polemiche
Presentata un'interrogazione parlamentare sul caso. Intervengono pure due esponenti della Commissione antimafia. Il padre del ragazzo è il boss Pantaleone Mancuso, alias l'Ingegnere
“Ho presentato una interrogazione ai ministri della giustizia e dell’interno a seguito della notizia relativa ad un gruppo su Facebook che prende di mira le forze dell’ordine e che risulta gestito da un giovane appartenente ad una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta vibonese e calabrese”. E' quanto afferma il senatore Dario Stefàno.

“Ho appreso infatti che tale Emanuele Mancuso, già noto alla forze dell’ordine e figlio del boss Pantaleone, attualmente irreperibile, ha dato vita a un gruppo FB dal titolo “Al di sopra della Legge – Intoccabili autorizzati a delinquere”. Uno spazio nel web, aperto e visibile a tutti, in cui si riscontrano insulti alle forze dell’ordine, espressioni di dileggio nei confronti dello Stato, della Chiesa Cattolica e delle associazioni antimafia, ma anche veri e propri dialoghi tra gli appartenenti basati su un lessico tipico della malavita”. “Ho chiesto quindi ai due ministri, ciascuno per la propria competenza, se fossero a conoscenza di questo vergognoso fatto e se non ritengano necessario valutare l’introduzione di misure legislative particolari avverso gli attori digitali di quelli che sono comportamenti denigratori, aberranti, offensivi o di disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine”.

"Trovo sconcertante la presenza di un Gruppo su Facebook che inneggia alla mafia ma se possibile è ancor più grave che il social network lo abbia consentito e ancora non oscurato. La libertà di opinione non può essere scambiata per la libertà di offendere o peggio di delinquere. Mi aspetto un immediato intervento della Polizia postale”. Così, invece, Marco di Lello (in foto a sinistra), deputato e segretario della Commissione parlamentare antimafia.

“Gli attacchi alle forze di polizia e ai carabinieri contenuti nel gruppo Facebook fondato da Emanuele Mancuso, figlio del boss Pantaleone ad oggi irreperibile, sono volgari, deliranti e inaccettabili”. Lo afferma, infine, Stefano Esposito, senatore del Pd e componente pure lui della Commissione parlamentare antimafia. “Non e’ tollerabile – prosegue Esposito – che un noto pregiudicato e sorvegliato speciale, appartenente a una delle famiglie di ‘ndrangheta più sanguinarie, possa offendere liberamente i servitori dello Stato e bene ha fatto Klaus Davi a criticarlo pubblicamente per questo obbrobrio. Le inchieste della magistratura, ha proseguito l’esponente Pd, stanno ottenendo risultati straordinari ma bisogna anche contrastare la cultura mafiosa, il sentire mafioso e la falsa etica mafiosa così come tutti gli obbrobri di tale cultura: l’omertà, l’odio e il disprezzo per lo Stato e il risentimento violento verso i collaboratori di giustizia”.
Il 3 novembre scorso, Emanuele Mancuso, 27 anni, di Nicotera (figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere"), era rimasto coinvolto in un incidente stradale con le forze dell'ordine (LEGGI QUI: Incidente stradale a Nicotera fra Emanuele Mancuso e i carabinieri. Tre i feriti). Il 18 ottobre scorso, invece, è stato assolto dall'accusa di violazione della sorveglianza speciale (LEGGI QUI: Violazione della misura di prevenzione: assolto a Vibo Emanuele Mancuso) ed il 19 novembre anche dall'accusa di intestazione fittizia di beni (LEGGI QUI: Intestazione fittizia beni, assolti a Vibo Emanuele Mancuso e Carmine Prestia).
Sul caso è intervenuto anche lo stesso Emanuele Mancuso con una nota inviata alla nostra redazione. LEGGI QUI: Nota di Emanuele Mancuso dopo il “caso” della nascita di un gruppo facebook
