Gli inquirenti sottolineano i legami tra il padre della sposa atterrata in elicottero quest'estate al centro di Nicotera e l'ex assessore regionale nell'ultima campagna per le regionali

Vincenzo Spasari è una delle figure-chiave dell'inchiesta. Dalle carte dell'operazione Robin Hood, i suoi rapporti con il clan Mancuso emergono a chiare lettere. Legami datati ma rimasti forti e consolidatisi nel tempo. Il cognato di Spasari è stato negli anni il vero ponte di collegamento con la potente cosca di Limbadi.  Si tratta di Antonio Orlando Virgillo, personaggio di rilievo legato ai Mancuso. Al matrimonio di Luigi Mancuso, risalente all'ottobre del 1988,  la foto compromettente. Seduti allo stesso tavolo, con Antonio Virgillo Orlando ci sono, tra gli altri, Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni e Nicola Arena, boss di Isola Capo Rizzuto. Passando a fatti più recenti, la figlia di Spasari è stata "la sposa che tanto clamore mediatico ha suscitato - scrivono gli inquirenti - per l'atterraggio in elicottero presso Piazza Castello di Nicotera".

"Do ut des". Fin qui il profilo del personaggio e la sua tela di amicizie e parentele tra Nicotera e Limbadi. Ma l'inchiesta si concentra sulla campagna elettorale 2014, quando Spasari era impegnato con tutte le proprie forze a sostegno di Nazzareno Salerno, ex assessore al Lavoro e ricandidato tra le file di Forza Italia.

Un momento in cui il metodo del "do ut des" si esplicita, a giudizio della Dda, in diverse fasi.  In alcune conversazioni, Spasari mette in luce "dettagli" tutt'altro che irrilevanti: ricorda che Nazzareno Salerno "è un assessore in carica, individua l'Asp come il luogo ove sistemare persone e valorizza - scrive il Gip distrettuale - il posto di lavoro del figlio".  Non evita mai di precisare Spasari che "Saverio mio lavora là con lui". Cioè con Salerno...

Il posto di lavoro del figlio. Nel contesto della campagna elettorale, si succedono varie conversazioni telefoniche con altre persone a cui Spasari chiede sostegno per Salerno. In una telefonata con Salvatore Brosio, ritenuto "vicino a Cosmo Mancuso", sostiene: "Qualora Nazzareno Salerno venisse riconfermato possiamo spendere una parola". E in un'altra conversazione intercettata ripete che suo figlio "è da due anni che lavora là dentro...quindi mo si presenta Salerno ed è giusto che io gli do i voti".  Il medesimo concetto viene ribadito in un'intercettazione ambientale con un altro soggetto, tale Totò: "Nazzareno Salerno - afferma Spasari -  è quello che ha messo Saverio mio, sono due anni che è alla Regione...e quindi è giusto che devo camminare".  

L'intimidazione a Calvetta. La figura di Vincenzo Spasari torna in primissimo piano quando interviene, a sostegno di Nazzareno Salerno "per costringere il dirigente Bruno Calvetta  -aggiungono i giudici - ad accondiscendere alle pretese del politico e farn nominare VIncenzo Caserta al Credito Sociale destinato alle famiglie bisognose", i cui fondi sarebbero stati distratti.  "Che un dipendente di Equitalia - scrive il gip Perri  - sia in condizioni di imporre la volontà di un assessore regionale, nei confronti di un alto dirigente, è possibile solo in funzione del potere criminale che egli, in quel contesto, è chiamato a rappresentare, E che egli sia fonte di rappresentanza di quel potere lo conferma la supervisione di Ferrante, ivi intervenuto per assicurarsi che l'intimidazione fosse effettivamente posta in essere e che la stessa andasse a buon fine". (t.f.)

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