Arresti anche a Vibo, intercettazioni choc: «Lo incappuccio e lo porto in Calabria nella cava»
L'operazione, coordinata dalla Procura, ha visto l'impiego di oltre cento uomini tra finanzieri e poliziotti, supportati da elicotteri e unità cinofile, impegnati in diverse regioni italiane
Una presunta organizzazione criminale ramificata tra Lombardia, Toscana e Calabria, capace di movimentare ingenti somme di denaro attraverso società intestate a prestanome e sofisticati meccanismi finanziari. È quanto hanno scoperto i militari della Guardia di Finanza di Bergamo e gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato, che hanno eseguito nove misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati residenti nelle province di Monza e Brianza, Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova e Vibo Valentia.
L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo, ha visto l'impiego di oltre cento uomini tra finanzieri e poliziotti, supportati da elicotteri e unità cinofile, impegnati in diverse regioni italiane. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 1,6 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe promosso investimenti ad alto rendimento attraverso il collaudato "Schema Ponzi". Agli investitori veniva prospettata la possibilità di ottenere guadagni mensili tra il 2 e il 3 per cento mediante il presunto sub-noleggio di auto di lusso messe a disposizione da una società con sede nel Bresciano. Per aderire era richiesto il versamento di una cauzione iniziale.
I contratti sottoscritti facevano riferimento a fondi comuni d'investimento e strumenti finanziari che, secondo l'accusa, le società coinvolte non erano autorizzate a gestire. Le somme raccolte sarebbero poi confluite nei conti correnti di società create appositamente e intestate a prestanome, attraverso un sistema di fatture per operazioni inesistenti. Parte del denaro sarebbe stata successivamente trasferita anche all'estero, in particolare verso società con rapporti bancari in Irlanda e Slovenia.
Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura anche quello di una vittima che aveva appena ereditato una consistente somma di denaro. L'uomo sarebbe stato convinto a investire gran parte del proprio patrimonio facendo leva sul progetto di realizzare una struttura dedicata al ricovero dei cani. Secondo quanto emerso, sarebbe stato accompagnato persino in uno studio notarile di Roma per costituire la società, ma subito dopo la firma dell'atto il denaro destinato al capitale sociale sarebbe stato ritirato da uno degli indagati.
Per consolidare il rapporto con le vittime e alimentarne la fiducia, il gruppo avrebbe organizzato incontri privati e serate conviviali, utilizzati come occasione per presentare nuove opportunità di investimento e convincere i partecipanti a versare ulteriori somme.
L'inchiesta ha inoltre fatto emergere un inquietante capitolo legato alle presunte attività estorsive. Per recuperare denaro o impedire alle vittime di rivolgersi alle forze dell'ordine, l'organizzazione si sarebbe avvalsa anche dell'intervento di soggetti originari della Calabria. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori documentano minacce pesanti e intimidazioni violente.
In un caso sarebbe stata organizzata una vera e propria spedizione punitiva ai danni di una vittima, che sarebbe stata aggredita e costretta a consegnare una Lamborghini precedentemente affidatagli. All'uomo sarebbe stato intimato: «Se entro l'una non sei qua, vengo, ti prendo e ti stacco la testa». Ancora più inquietante la frase rivolta alla moglie: «Se vostro marito non paga, lo incappuccio, lo metto nel cofano della macchina e lo porto in Calabria alla cava».
Gli indagati devono ora rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, truffa, formazione fittizia di capitali, reati tributari, riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione. Le indagini proseguono per ricostruire l'intera rete di rapporti economici e individuare eventuali ulteriori vittime del presunto sistema.
