Promettevano investimenti sicuri e rendimenti mensili particolarmente vantaggiosi, ma dietro quella che appariva come un'opportunità finanziaria si sarebbe celata, secondo gli inquirenti, una complessa organizzazione dedita a truffe, riciclaggio e raccolta abusiva di risparmio. È quanto emerge dalla maxi operazione eseguita dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Bergamo su delega della locale Procura della Repubblica.

L'indagine ha portato all'esecuzione di nove misure cautelari nei confronti di persone residenti o domiciliate tra Lombardia, Toscana e Calabria, compresa la provincia di Vibo Valentia. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore superiore a un milione e seicentomila euro.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe convinto numerosi investitori a versare somme di denaro prospettando profitti mensili compresi tra il 2 e il 3 per cento attraverso un'attività legata al sub-noleggio di automobili di lusso. Un sistema che, sempre secondo l'accusa, avrebbe funzionato con modalità riconducibili al cosiddetto schema Ponzi, basato sull'utilizzo dei capitali versati dai nuovi aderenti per remunerare i precedenti investitori e mantenere l'apparenza di un'attività redditizia.

Le somme raccolte sarebbero state movimentate attraverso una rete di società create appositamente e intestate a prestanome. Attraverso fatture ritenute fittizie e numerosi passaggi di denaro tra conti correnti riconducibili agli indagati, i fondi sarebbero stati progressivamente trasferiti e reimpiegati, anche tramite società estere.

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura anche la vicenda di una donna che, dopo aver ereditato un ingente patrimonio, sarebbe stata persuasa a investire gran parte delle proprie risorse economiche in un progetto imprenditoriale legato alla realizzazione di una struttura per il ricovero dei cani. Un'iniziativa che, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stata utilizzata per acquisire il controllo delle somme messe a disposizione dalla vittima.

L'inchiesta ha inoltre portato alla luce un contesto caratterizzato da presunte intimidazioni e pressioni nei confronti di alcune persone coinvolte. Gli investigatori contestano episodi estorsivi aggravati da minacce particolarmente pesanti e atti di violenza fisica finalizzati sia a ottenere ulteriori somme di denaro sia a impedire alle vittime di rivolgersi alle forze dell'ordine.

In questo scenario, due soggetti di origine calabrese avrebbero avuto il compito di rafforzare l'azione intimidatoria del gruppo. Le accuse comprendono anche un'aggressione ai danni di una delle vittime e la sottrazione di una vettura di lusso, episodi che contribuiscono a delineare un quadro investigativo particolarmente complesso.

L'operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi degli ultimi mesi nel contrasto alle frodi finanziarie e ai fenomeni di riciclaggio. Le indagini proseguono per approfondire ulteriormente i flussi di denaro e le eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.