Una vera e propria strage di anziani si sta consumando nell'indifferenza generale alla "Domus Aurea" di Chiaravalle Centrale. Su quanto sta avvenendo nell'entroterra Catanzarese si accendono ora le luci della Procura di Catanzaro alla quale si è rivolta con un esposto l'avvocato Antonello Talerico che ha scritto al procuratore capo Nicola Gratteri per nome e per conto del rappresentante legale della struttura socio-sanitaria l'avvocato Domenico De Santis. Una comunicazione "urgente" indirizzata per competenza al presidente del Consiglio dei Ministri, alla Protezione Civile Nazionale ed al ministro della Salute. Un atto d'accusa verso chi doveva intervenire e fin qui non l'ha fatto: "A distanza di circa sette giorni dalla positività al Covid dei pazienti - si denuncia - nessuna autorità sanitaria ha inteso intervenire per procedere agli accertamenti sanitari sugli anziani affetti da Covid, né somministrare alcun farmaco, né le autorità competenti hanno intenso trasferire in strutture idonee i malati di Covid".




L'esposto. E mentre va in scena un drammatico scaricabarile sulla responsabilità istituzionali, gli anziani muoiono e i deceduti sono già sette. All'interno della casa di cura restano altri 42 pazienti, tutti affetti da Covid-19: "Abbandonati dalle istituzioni sanitarie e amministrative competenti - sottolinea l'esposto - nonostante i plurimi ed informali solleciti". Un'emergenza che ha varcato i confini regionali diventando un caso nazionale. Il che rende le responsabilità di chi doveva intervenire e ancora non lo ha fatto ancora più gravi. "È altresì evidente che le condizioni generali di partenza degli anziani ammalati rende - si aggiunge - ogni ritardo non solo inaccettabile ma anche concretamente letale". Intanto pure il numero dei dipendenti è stato decimato e nella struttura operano ad oggi solo sei lavoratori. Un numero del tutto insufficiente per gestire la grave emergenza sanitaria che si è venuta a creare con ben 42 pazienti da assistere. "Neanche l'ospedale Pugliese-Ciaccio e il Policlinico - osserva l'avvocato Talerico - arrivano assieme a 42 contagiati ricoverati. Né può gestirli un Rsa. Allo stato altre 42 persone rischiano di morire poiché le loro condizioni cliniche si sono aggravate richiedendo con urgenza ricovero in una struttura sanitaria attrezzata (Hub)". Da qui la richiesta di un intervento risolutore da parte del presidente della Regione Calabria Jole Santelli del Dipartimento della Salute e della Protezione civile regionali.

Le tappe della vicenda. La vicenda è esplosa in tutta la sua drammaticità il 22 marzo scorso quando i Carabinieri notificavano il provvedimento di quarantena domiciliare obbligatoria ad una dipendente della struttura sanitaria. Il giorno dopo, a seguito di ciò, la direzione della Domus Aurea inviava formale richiesta di tamponi alle varie autorità competenti, rappresentando che la propria dipendente, era stata raggiunta da disposizione di quarantena domiciliare obbligatoria. "Tale richiesta - sottolinea l'esposto - rimaneva inevasa. In data 24 marzo, si chiedeva l’intervento del Suem 118 per una degente della struttura, affetta da stati febbrili, poi risultata positiva al Covid-19 in data 25 marzo. Per tale ragione, si procedeva immediatamente all’isolamento della struttura, allertando tutte le Autorità competenti che intervenivano (in data 25 marzo) presso la Domus Aurea ed eseguivano i tamponi a tutti i dipendenti ed a tutti i pazienti. In data 27 marzo, si veniva a conoscenza dei primi (seppur parziali) risultati dei test: in particolare, emergeva il contagio per Covid di ben 52 persone tra pazienti e dipendenti; L’esito (giunto soltanto in data 28 marzo) degli ulteriori tamponi eseguiti in data 25 marzo, evidenziava la quasi capillare diffusione del virus tra gli anziani. Le Autorità disponevano il trasferimento di 11 dipendenti risultati positivi al Covid-19, mentre non adottavano alcuna misura a tutela dei pazienti risultati negativi al test, che venivano lasciati all’interno della RSA. Ciò determinava la ingestibilità della situazione, poiché su 67 anziani totali, ben 60 erano rimasti presso la “Domus Aurea”. E dei 48 dipendenti, soltanto in 13 si ripresentavano a lavoro (taluni in quarantena e talaltri adducendo vari motivazioni). Stanti tali circostanze, che conclamavano un focolaio covid che aveva colpito quasi tutti tra pazienti e dipendenti, nella mattinata del 28 marzo si provvedeva a chiamare tutte le Autorità sanitarie e amministrative competenti, anche al fine di chiedere supporto e assistenza mediante l’invio di personale sanitario per assistere tutti i degenti affetti da coronavirus, trattandosi di anziani ultra 85enni e con patologie più o meno gravi, tali da renderli, parzialmente o integralmente, non in grado di assolvere ai propri bisogni primari e di svolgere le attività più elementari. In data 30 marzo 2020, non seguiva l’invio di personale a supporto, né di dispositivi di protezione sufficienti ed adeguati alla gestione di pazienti covid-19 conclamati. In particolare, alle ore 14.30, si presentava solo uno degli infermieri asseritamente designati dagli organi amministrativi competenti. Quest’ultimo, finito il turno, non faceva ritorno il giorno seguente". Fin qui le tappe ricostruite dall'esposto. Il resto è cronaca di oggi.

LEGGI ANCHE | Caso Chiaravalle, Santelli: "Hanno tentato di bloccare i trasferimenti" (VIDEO)

LEGGI ANCHE Coronavirus, svolta nel caso Chiaravalle: anziani trasferiti a Catanzaro

LEGGI ANCHE Coronavirus, l'odissea dei pazienti della Rsa di Chiaravalle: nessuno li vuole

La brutta storia di Chiaravalle, una vergogna senza fine. Si faccia presto
Gli anziani ospiti della Domus Aurea di Chiaravalle e i coraggiosi operatori sanitari che operano all’interno della stru...