Gli anziani ospiti della Domus Aurea di Chiaravalle e i coraggiosi operatori sanitari che operano all’interno della struttura, dove i contagi non si contano più, stanno patendo le pene dell’inferno. Il Coronavirus si è portato via nonne, mamme e zie adorabili, custodi della nostra memoria, del nostro vissuto, del nostro tempo felice, materne figure protettrici della nostra vita. Un vero e proprio massacro a ruota libera di corpi cadenti, ma ancora vivi, pensanti, gioiosi e desiderosi di proseguire il loro cammino terreno, offrendo a chi ha la pazienza di ascoltarli, parole buone e parole di amore vero. Una storia di solitudine quella di Chiaravalle che assomiglia tanto a quella di Gesù nell’orto degli ulivi.

Colpa sicuramente di questa “pestilenza” bastarda, ma anche delle falle ripetute di chi ha ed ha avuto ruoli di responsabilità ai vertici di una sanità calabrese, depredata negli anni da gente senza scrupoli. Falle ripetute che non possono in alcun modo essere giustificate. Una cosa sia chiara: In questa brutta storia lo scarica barile non può e non deve essere la solita “materia comoda” con cui liberarsi dal peso dello scelte e della responsabilità perché i tempi sono dolorosi e inquietanti. Ognuno faccia la sua parte presto e subito. Lo dobbiamo ai noi stessi e ai nostri vecchi che in questo momento ci piace ricordare, prendendo in prestito le parole di una canzone di Claudio Baglioni: I vecchi sempre tra i piedi. Chiusi in cucina se viene qualcuno. I vecchi che non li vuole nessuno. I vecchi da buttare via. Ma i vecchi, i vecchi, se avessi un'auto da caricarne tanti. Mi piacerebbe un giorno portarli al mare. Arrotolargli i pantaloni e prendermeli in braccio. Tutti quanti Sedia sediola, oggi si vola, e attenti a non sudare”.

Coronavirus, l’odissea dei pazienti della Rsa di Chiaravalle: nessuno li vuole