Il parroco, principale destinatario delle rimostranze della popolazione, motiva la sua decisione di onorare il Santo con i soli festeggiamenti religiosi

di ILARIA LENZA

«Quand’è la festa di San Michele?», si chiede. «Venerdì», risponde qualcuno, dando per buoni i soli festeggiamenti “popolari”. «San Michele Arcangelo è il 29», oggi quindi, asserisce con convinzione una signora, «ma la festa quest’anno non si fa». Non quella civile, almeno, “bandita” dal parroco della chiesa San Michele Arcangelo, don Mario Fuscà, che ha deciso, dopo aver convocato a vuoto i piscopisani per la costituzione del comitato, di devolvere le offerte in favore delle popolazioni colpite dal sisma dello scorso agosto, nel Centro Italia, programmando i soli festeggiamenti religiosi.

GUARDA IL VIDEO CON LE RAGIONI DI DON MARIO FUSCA'

https://www.youtube.com/watch?v=ez0ypUu7Md4

 

Don Mario Fuscà

Il caso. Una decisione che su Piscopio ha letteralmente scatenato la bufera, non per il gesto solidale, ampiamente condiviso dalla popolazione, quanto piuttosto per la cancellazione di un qualcosa che per i piscopisani è il momento più alto della condivisione all’interno della comunità. La devozione e il culto dei cittadini nei confronti del Santo hanno infatti radici lontanissime e non c’è stata annata che si ricordi, prima di questa, in cui il capo della milizia celeste non sia stato “onorato” in grande stile. Raf, Max Pezzali, Marco Masini sono soltanto alcuni dei talenti musicali che hanno calcato il palco allestito fin qui per l’occasione. Quest’anno il super cantante non ci sarà, e la cosa può esser considerata sotto molti aspetti positiva, ma - alla luce delle posizioni divergenti - non ci sarà neppure l’aggregazione e questo è, invece, da considerarsi senza dubbio un male.

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Il precedente. Il problema che si è posto, quindi, a Mileto, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Fortunato (LEGGI QUI), nella comunità facente capo alla diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, si ripresenta oggi nella frazione vibonese. Il tentativo di conciliazione della “morigeratezza” dei festeggiamenti – regolamentati dal 2009 con precise indicazioni fornite ai parroci dalla diocesi (LEGGI QUI) - alle tradizioni fondate sulla pietà popolare diventa sempre più difficile da realizzare e nelle comunità come quella di Piscopio finisce per allontanare i fedeli - o almeno una parte - dalla chiesa. Dalla questione "morale", non ne deriva evangelizzazione, ma contrasto, il più delle volte.

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La festa "popolare". A Piscopio, nello specifico, la decisione assunta dal sacerdote è stata recepita quasi come una privazione. Perché quel che si dimentica, tante volte, è che le feste patronali, oltre ad avere una valenza religiosa, rappresentano un vero e proprio fattore identitario per la comunità e i territori. Per questo, a Piscopio, l’associazione culturale San Michele, presieduta da Nicola Cirianni (ultimo a parlare nel video in basso), ha deciso, con fondi propri e offerte spontanee dei soci devoti al Santo, «non chiedendo soldi - ci hanno tenuto a chiarire dall'associazione - alla popolazione», di organizzare per venerdì una festa popolare, in onore di San Michele. Senza eccessi, senza sprechi, ma con una tradizione da rinnovare.

GUARDA IL VIDEO CON LE RAGIONI DEI PISCOPISANI

https://www.youtube.com/watch?v=Fpv2QTLYQNQ