Feste patronali e processioni, la diocesi di Mileto ribadisce: "Niente spese folli e sfarzo"
C'è un regolamento emanato nel 2009 che non sempre viene rispettato e in alcune comunità le norme vengono aggirate e violate dai "comitati"
Il dibattito sugli sprechi nelle feste patronali, dopo la presa di posizione del vescovo Luigi Renzo, continua. Un dibattito che chiama a gran voce in causa quelle comunità parrocchiali che ricadono sotto la giurisdizione della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dove negli anni il regolamento emanato nel 2009 non sempre è stato applicato a dovere.
La denuncia. Gazzetta del Sud riporta oggi nelle pagine regionali, attraverso un articolo di Vincenzo Varone, quanto viene sussurrato negli ambienti ecclesiastici in questi giorni e cioè che “sulle feste patronali in alcune comunità le norme diocesane vengono in qualche occasione aggirate e violate”. Si rileva in proposito che negli ultimi anni, grazie “alle disposizioni emanate dalla Curia sulle feste religiose si è posto un freno in alcuni paesi a certe condotte a dir poco scandalose come “l’incanto” a chi offriva di più per avere diritto a portare la statua del santo o come la ricerca spasmodica, da parte dei componenti di alcuni “comitati”, di visibilità e onori, attraverso l’ingaggio di cantanti di grido”.
Ma cosa dice il regolamento. Innanzitutto che è vietato raccogliere soldi casa per casa e che le spese eccessive vanno eliminate. In merito alla processioni lo stesso regolamento fa notare che devono essere un momento “di pubblica manifestazione di fede e di pietà popolare”. Nell’articolo viene anche riportato un passaggio del presule contenuto nel regolamento, datato 2009. In esso si legge che “è necessario tornare a “far festa”. E “festa” significa letizia, volontà, di stare insieme, gioia di parlarsi e di prolungare l’incontro. Festa è convivialità, è condivisione, è riposo, è sano divertimento senza sprechi. Nessuna festa è vera se non si esprime nella serenità che viene dalla comunione di Dio, che edifica e sorregge la comunità ecclesiale, segno di speranza da dare al mondo. La riuscita della festa non si misura dal cantante di turno, ma se aiuta ad avvicinarsi a Dio e ai fratelli”.
Limiti. Andando a rileggersi il regolamento diocesano, tornato in questi ultimi giorni d’attività, si ricava, inoltre, che nelle parrocchie fino a mille abitanti le spese non devono superare i ventimila euro, mentre in quelle con abitanti di numero superiore non devono andare oltre i trentamila euro. Norme chiare e precise alle quali le parrocchie devono attenersi.
