Restano in carcere Rosaria Mancuso, suo marito Domenico Di Grillo e il genero Vito Barbara, tutti di Limbadi. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dai tre indagati accusati in concorso nell'omicidio di Matteo Vinci, il biologo ucciso con un'autobomba a Limbadi lo scorso 9 aprile mentre si trovava in compagnia del padre Francesco rimasto gravemente ferito nell'attentato dinamitardo. La Suprema corte ha quindi confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere contrariamente a quanto deciso nei confronti della figlia di Rosaria Mancuso, Lucia Di Grillo, moglie di Vito Barbara. In questo caso la Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato Giovanni Vecchio annullando con rinvio l'ordinanza di custodia cautelare disposta dal Tribunale del Riesame di Catanzaro nei confronti della trentenne di Limbadi.


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Operazione "Demetra". L'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro portò all'operazione denominata "Demetra" che nello scorso mese di giugno fece luce sull'autobomba di Limbadi che costò la vita a Matteo Vinci e il ferimento del padre Francesco. Gli indagati sono tutti di Limbadi e si trovano in carcere dal 29 giugno scorso su ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia. L’autobomba, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la risposta di alcuni componenti del clan Mancuso (Rosaria è sorella dei boss Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone Mancuso) alla mancata cessione di alcuni terreni agricoli da parte dei Vinci. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il carcere per quattro delle sei persone fermate dai carabinieri. Si tratta di Vito Barbara, Domenico Di Grillo, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso. La posizione dei quattro era quella più pesante in quanto rispondevano di aver pianificato e messo in atto l'attentato dinamitardo ma anche di un secondo tentato omicidio ai danni di Francesco Vinci (pestato brutalmente nell'ottobre del 2017).

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