Autobomba a Limbadi, l’inchiesta regge al vaglio del Riesame: restano in carcere i Mancuso-Di Grillo

Rigettati anche dal Tribunale della Libertà i ricorsi presentati dagli avvocati dei quattro indagati che chiedevano l’affievolimento delle misure cautelari nei confronti dei loro assistiti

Operazione demetra

Supera anche lo scoglio del Tribunale del Riesame l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sfociata nell’operazione “Demetra” che lo scorso giugno fece luce sull’autobomba di Limbadi che costò la vita a Matteo Vinci e il ferimento del padre Francesco.

Ricorsi rigettati. Regge dunque un tutto e per tutto l’indagine condotta sul campo dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia. Sono stati infatti rigettati i ricorsi presentati dai difensori dei quattro indagati, ritenuti a vario titolo, ideatori e organizzatori dell’attentato. Restano quindi in carcere Rosaria Mancuso, 63 anni; il marito Domenico Di Grillo, 71 anni; la figlia Lucia Di Grillo, 29 anni e il marito di quest’ultima Vito Barbara.




Operazione “Demetra” Gli indagati sono tutti di Limbadi e si trovano in carcere dal 29 giugno scorso su ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia che però all’atto della misura aveva restituito gli atti alla Dda di Catanzaro affinchè avanzasse una nuova ordinanza di custodia cautelare al competente gip distrettuale in quanto i reati di omicidio e tentato omicidio sono aggravati dalle modalità mafiose. L’autobomba, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la risposta di alcuni componenti del clan Mancuso (Rosaria è sorella dei boss Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone Mancuso) alla mancata cessione di alcuni terreni agricoli da parte dei Vinci.

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