L'ex direttore generale del Dipartimento Lavoro e Politiche sociali si oppose fermamente alle richieste  dell'ex assessore all'interno di un vivaio

di TONINO FORTUNA

L'indagine scattata questa mattina trae origine da quella che i magistrati definiscono una "spregiudicata appropriazione personale e privata dei fondi di matrice comunitaria" inerenti "il Credito Sociale". Quest'ultimo rappresenta "un fondo rotativo" destinato ad aiutare le famiglie in difficoltà.

"Calabria Etica". Gli investigatori hanno focalizzato nel tempo la propria attenzione su questo strumento a partire dalla relazione sulla "Fondazione Calabria Etica" in seno alla quale emergeva "che l'ex Presidente della Fondazione aveva stornato fondi per 5 milioni. Ed aveva utilizzato 2,5 milioni per pagare i contratti di una serie di lavoratori a progetto assunti nell'ottobre 2014 ed un'altra parte per pagare altri lavoratori assunti in relazione ad altri progetti".

Le indagini. Da quanto si evince, la gestione del Fondo Credito Sociale, sul quale sarebbero dovute confluire risorse per 20 milioni, poi divenuti 10 milioni, "diverrà immediatamente oggetto di attenzione spasmodica - scrivono gli inquirenti - del consigliere regionale Nazzareno Salerno il quale imporrà le sue scelte, idonee a impossessarsi del fondo sia in senso lato che, effettivamente delle sue risorse".

Le accuse. E qui le accuse diventano pesantissime. Perchè, almeno a leggere il provvedimento di custodia cautelare "contravvenendo a tutte le regole che presiedono la pubblica gestione delle risorse, la trasparenza dell'azione amministrativa, l'efficienza e l'efficacia della stessa, Salerno giungeva ad imporre la nomina di un Comitato di gestione che si occupi dell'istruttoria delle domande rivolte dai candidati ad ottenere il beneficio".  

L'esternalizzazione. Per gli inquirenti "l'esternalizzazione era funzionale a favorire soggetti vicini al politico, nominati contravvenendo alle regole dell'evidenza pubblica, senza alcuna valutazione curriculare, ma per vicinanza all'assessore".  "Ancora più incisiva è stata l'azione di Salerno  - prosegue il dispositivo - tesa ad affidare la gestione "economica" e "finanziaria" del Fondo ad un soggetto esterno. L'indagine bancaria ha dimostrato l'esistenza di un accordo corruttivo  - concludono i magistrati - in virtù del quale l'ex titolare della delega alle Politiche sociali, in cambio di una somma di circa 230 mila euro, ha determinato l'affidamento alla società Cooperfin, il cui Amministratore delegato è Ortensio Marano".

"L'intimidazione". E a tal proposito emerge dalle carte dell'inchiesta un episodio inquietante. "La pervicacia di Salerno  tesa all'affidamento esterno del servizio si manifesterà in molteplici modi - sottolineano i magistrati - e confluirà nella gravissima intimidazione posta in essere dall'ex assessore regionale insieme a due soggetti della cosca Mancuso di Limbadi, all'interno di un vivaio, nei confronti di Bruno Calvetta, all'epoca Direttore del dipartimento di riferimento dell'assessorato guidato da Salerno, fermo nel non assecondare le pretese del politico".

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