Una convocazione senza esito, quella del presidente del Consiglio comunale di Vibo, su input di qualche buontempone. L'obiettivo era chiaro: valutare la possibilità di replicare per le rime a una stampa che continua a insinuare la gestione allegra delle commissioni, da cui si entra e si esce con una certa facilità, la paralisi di una città e di una politica che, appoggiata e riverita dalla burocrazia sorniona di palazzo "Luigi Razza", non riesce da anni a dare risposte in settori chiave: basti pensare al piano di riequilibrio da quasi 25 milioni, divenuti 28 milioni negli ultimi mesi che il Viminale ancora indugia ad approvare con il rischio concreto di un secondo dissesto, all'appalto per la raccolta dei rifiuti nelle mani della prefettura che fa le veci dell'amministrazione e così via. La tensione è così elevata che qualcuno continua a denunciare fake news dei giornalisti, quasi mai smentiti e un cronista viene invitato ad attendere fuori dalla porta durante una seduta pubblica con il pretesto di dover assumere autorizzazioni, salvo poi invitare gli altri interlocutori ad esprimersi in un certo modo considerata la presenza di un cronista.

Insomma, una politica che si chiude per non dare conto a questa stampa incapace "di raccontare le cose belle della città". D'altronde, il problema di Vibo Valentia non è una classe dirigente che continua a produrre debiti, incapace, dati alla mano, di riscuotere le tasse, di fermare l'emorragia socio-economica che continua a determinare emigrazione e rassegnazione: il tempo si perde per affrontare il nodo della replica a chi continua a denunciare una situazione insostenibile. D'altronde, meglio professare l'ottimismo e diffondere positività inesistenti, piuttosto che denunciare il secondo dissesto possibile, le anomalie nella gestione della raccolta rifiuti, le commissioni consiliari fini a se stesse, i verbali compilati ogni tanto.

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