Ritardi, sedute brevi e inutili: l’allegra gestione delle commissioni consiliari a Vibo

Abbiamo analizzato oltre cento verbali del consiglio comunale. Ecco come il Comune spreca i soldi dei contribuenti e riempie le tasche dei consiglieri

Ultimamente, nelle discussioni politiche vibonesi, va di moda chiedere ai consiglieri comunali di rinunciare al proprio compenso. Sarebbe un gesto significativo e va sicuramente riconosciuto il merito a chi – come i consiglieri Luisa Santoro e Elisa Fatelli – ha deciso di restituire integralmente la somma ricevuta. C’è però un aspetto non tenuto in considerazione: i calabresi devono iniziare a pretendere giustizia e non beneficenza. Sollecitare la restituzione volontaria dei compensi dei consiglieri comunali è, un po’, come fare l’elemosina. Pretendere che sia cambiato il regolamento comunale significa invece chiedere che le cose si facciano secondo giustizia, mettendo fine alle pessime abitudini di chi rappresenta la cosa pubblica.

Le commissioni. Premessa: i consiglieri comunali prendono un gettone di presenza di 32,53 euro lordi (circa 20 euro netti) per ogni seduta del consiglio comunale o delle commissioni a cui partecipano. Non c’è uno stipendio, “solo” un gettone di presenza. Il più della cifra dipende dalle commissioni, in quanto i consigli comunali sono circa uno/due al mese. Qualche giorno fa sono stati pubblicati i compensi degli amministratori vibonesi. Abbiamo quindi analizzato oltre cento verbali delle sedute di commissione dell’era Limardo – ovvero da luglio a dicembre 2019 – per capire cosa non tornava. Sin da subito salta all’occhio che indipendentemente dalle tematiche da affrontare, dal numero di presenti, dall’importanza della discussione, le sedute durano sempre un’ora circa. Certo, rare volte sono arrivati a un’ora e un quarto, rarissime a un’ora e mezza. Ma anche tante, troppe, sedute di 45 minuti, mezz’ora, a volte anche 25 minuti (precisamente 89 sedute su 124 esaminate sono durate meno di un’ora).




Il “vizietto” dei consiglieri. A questo si aggiungono diversi consiglieri che arrivano in ritardo o escono prima che le sedute si concludano. Che di base non è un problema. È comprensibile, occasionalmente, fare un ragionevole ritardo o andar via prima per altri impegni. La questione diventa fastidiosa se i soldi dei contribuenti vengano usati per pagare il gettone di presenza a un consigliere che in una seduta già breve arriva negli ultimi venti minuti: 20 minuti che valgono 20 euro, un euro a minuto. Senza contare che per il Comune la spesa è sempre di 32 euro. E se per qualcuno si tratta di qualche episodio sporadico, per altri di un vero e proprio “vizietto”. Troppo facile invocare la casualità. Abbiamo contato circa 70 gettoni di presenza dati a consiglieri che hanno partecipato a meno della metà del tempo della seduta. Alcune volte la partecipazione è stata minima, 11 minuti, 9, 7, anche 6. Con un record registrato il 13 novembre: 5 minuti di presenza. Per non parlare del numero enorme di riunioni di alcune commissioni, che arrivano a riunirsi anche tre giorni di fila con sedute rispettivamente di 40, 35 e 45 minuti. Il che implica tre gettoni di presenza per due ore di lavoro quando, come ha anche denunciato qualcuno dai banchi dell’opposizione, ci si sarebbe potuti riunire una volta sola, così da lavorare meglio e facendo risparmiare soldi alle dissestate casse comunali. Senza considerare che si possono leggere dei verbali a tratti imbarazzanti, in cui si è solo data lettura di alcuni documenti. “E io pago” commenterebbe Totò.

Come risparmiare i soldi dei contribuenti. Senza ridursi a fare l’elemosina c’è però un modo per evitare di spendere così i soldi dei contribuenti. Come? Basta cambiare il regolamento del consiglio comunale, inserendo due semplici modifiche. In primo luogo stabilendo che i gettoni di presenza non sono cumulabili nell’arco della stessa giornata. In altre parole: a due commissioni che si riuniscono lo stesso giorno non devono corrispondere due gettoni di presenza, ma uno solo. È già abitudine in diverse altre città, e così, dati alla mano, si risparmierebbe una cifra non indifferente. In secondo luogo, subordinando la corresponsione del gettone ad una presenza temporalmente apprezzabile. Per esempio: è necessario aver partecipato a più della metà della seduta di commissione, e comunque per un periodo non inferiore a 30 minuti. Esagerato? Qualche mese fa il Comune di Pescara ha preso una decisione simile. “Niente gettone a chi si assenta dall’aula” hanno titolato i giornali locali. Il consiglio comunale di Vibo vuole invece continuare a riempire indebitamente le tasche dei suoi consiglieri?

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